Rauti story/11 - I nuclei di difesa dello Stato e il colonnello Spiazzi - <b>FascinAzione</b>

Non perdere

Spazio pubblicitario

Spazio pubblicitario

domenica 4 novembre 2012

Rauti story/11 - I nuclei di difesa dello Stato e il colonnello Spiazzi


Proprio mentre mi accingevo a pubblicare questo capitolo della Rauti story, dedicato ai Nuclei di Difesa dello Stato, ispirati dal leader di Ordine nuovo, arrivava la notizia della morte del generale Amos Spiazzi, l'ufficiale più volte arrestato per reati di eversione e sempre assolto, che era responsabile della struttura veronese.
Di Ugo Maria Tassinari
Ci sono voluti più di 20 anni e la rottura della sovradeterminazione geopolitica di Yalta ma alla fine la felice intuizione del giudice padovano Tamburrino sul perverso intreccio tra servizi segreti ed estrema destra è stata verificata. Gliel’aveva confessato il colonnello Amos Spiazzi, nel corso dell’inchiesta sulla ROSA DEI VENTI: il reseau eversivo per cui era stato arrestato costituiva una struttura di sicurezza atlantica, i cui compiti originari di resistenza antisovietica erano stati ampliati a una più generale “prevenzione anticomunista”.
«Secondo Spiazzi a partire dal 1966/1967 e sino al 1973, contestualmente all'acuirsi dei conflitti a livello europeo, si affiancò a GLADIO una seconda struttura denominata NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO, anch'essa addestrata al Piano di Sopravvivenza e i cui componenti erano suddivisi secondo funzioni specifiche analoghe a quelle di GLADIO. Anche questa struttura contava ragionevolmente su un considerevole numero di aderenti, forse intorno ai 1500, dal momento che l'ordinovista veronese Giampaolo Stimamiglio, il quale era membro di uno dei gruppi, ha fatto riferimento a 36 Legioni territoriali e la sola Legione di Verona era formata da 50 elementi
Nei primi anni ’90, mentre esplode il caso GLADIO, Vinciguerra è tra i più decisi a negare l’autonomia dei NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO:
Non si può trovare traccia di un’organizzazione che non esiste. I NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO sono, a mio avviso, un’operazione e non un’organizzazione. Quando il colonnello Spiazzi fece presente l’esistenza delle cosiddette LEGIONI, diede l’opportunità di realizzare un depistaggio che andava a coprire la struttura STAY BEHIND o, comunque, la vera organizzazione atlantica
Dal suo canto Vinciguerra è impegnato in un durissimo ‘duello’ con il “giudice-ragazzino” che indaga su GLADIO. L’ostinazione di Felice Casson nel sostenere che per la strage di Peteano era stato usato l’esplosivo di dotazione NATO rischia di inchiodare l’ordinovista
al ruolo di “agente amerikano” che rifiuta con tutte le sue forze. Ormai dei NUCLEI sappiamo quasi tutto.
La gestazione: il tanto citato convegno dell’Istituto Pollio ha radici profonde nella storia della guerra fredda. Già nel 1950, infatti, il ministro degli Interni Scelba aveva affidato all’ambasciatore Sogno – due reazionari tanto anticomunisti quanto antifascisti – la costruzione di un apparato per la difesa civile che era la foglia di fico per una rete di sicurezza aperta ai reduci neofascisti, ammessi in posizione subalterna (con la benedizione di Evola e Borghese). A promuovere con Sogno l’apparato degli ATLANTICI D’ITALIA, l’esercito antisovietico composto da civili, erano stati alcuni tra i migliori funzionari pubblici: il prefetto Marzano (Affari riservati), il colonnello dei carabinieri Rocca (reclutatore di GLADIO, finito misteriosamente suicida nel 1967), l’ambasciatore
Malfatti. Gli anglo-americani non si fidavano pienamente della DC né erano disposti a lasciarle il monopolio dell’anticomunismo di Stato. Così il CONGRESSO PER LA LIBERTÀ DELLA CULTURA, che supportava l’operazione atlantista, era egemonizzato in Italia da quadri liberali e azionisti della buona borghesia cosmopolita.
Il giorno di nascita: il convegno sulla “guerra rivoluzionaria”. La presidenza è occupata da magistrati, militari ed ex partigiani. Tutti fedeli servitori dello Stato che condividono la preoccupazione atlantista per la ripresa della tensione tra i blocchi. Numerosi relatori sono neofascisti. A gettare benzina sul fuoco concorre il massimalismo dei socialisti che, dopo la scissione del PSIUP (finanziata da Mosca), hanno problemi di concorrenza a sinistra.
Le origini geografiche: anche se l’atlantismo è la traccia genetica dei NUCLEI, è evidente la filiazione francese, dall’elaborazione sulla “guerra non ortodossa” degli ufficiali contrari alla decolonizzazione, che, dopo aver ragionato del carattere ideologico della contrapposizione frontale al comunismo, passarono ai fatti con l’OAS. Sarà questo uno dei terreni di incontro tra destra reazionaria e neofascisti. (...)
La ragione sociale: mobilitare gruppi di civili politicamente affidabili (ultrà “neri” ossessivamente anticomunisti) per iniziative di molteplice natura a sostegno delle forze armate.
Il battesimo: nel 1966, con un mailing golpista agli ufficiali dell’Esercito (secondo il SID ispirato da Rauti e Giulio Maceratini e svolto da Franco Freda e Giovanni Ventura).
L’organizzazione: 36 legioni territoriali di 50-60 membri, diretti da referenti della struttura informativa militare, che svolgono attività di raccolta dati e d’addestramento alla controguerriglia ma talvolta anche compiti operativi.
Il livre de chevet: Le mani rosse sulle forze armate, scritto nello stesso anno da “Flavio Messala” (alias Rauti, Edgardo Beltrametti e Guido Giannettini), per sostenere le ragioni del capo di stato maggiore della Difesa Aloja contro il generale De Lorenzo, perché anche il “partito del golpe” era organizzato in correnti in aspra lotta intestina. E Aloja, fallito il bersaglio (la professionalizzazione dell’esercito), ritira il libro e rimborsa gli autori.
La fine: i NUCLEI sono sciolti nel 1972-1973, per una decisione politica del governo (Andreotti). E proprio l’errore è ricco di potenzialità cognitive. Perché il leader DC parla di scioglimento di GLADIO nel 1972 e prontamente il generale Paolo Inzerilli, che dell’effettiva liquidazione (18 anni dopo) era stato la principale vittima (aveva perso l’ultimo, fondamentale scatto di carriera) svela il lapsus. La decisione presa nel 1972 (in entrambi i casi era presidente del Consiglio) riguardava appunto i NUCLEI, ingestibili per i coinvolgimenti nella “strategia della tensione” e gli evidenti collegamenti tra la scoperta del deposito clandestino di Aurisina e la strage di Peteano. Ci volle qualche mese per attuare la decisione. I quadri operativi comunque continuarono a far danni per un paio di anni, animando l’ultima convulsa fase dei progetti golpisti e delle stragi: non avevano capito la svolta impressa dal governo occulto, con la liquidazione dei regimi autoritari mediterranei e il “disgelo” con il blocco sovietico e le sue articolazioni politiche in Occidente (...)
Nell’autunno 1972 il moderatissimo segretario della DC e pupillo di Fanfani, Arnaldo Forlani, denuncia l’esistenza di una cospirazione neofascista: «È stato operato il tentativo forse più pericoloso che la destra reazionaria abbia tentato e portato avanti dalla Liberazione a oggi. (...) Questo tentativo disgregante, che è stato portato avanti con una trama che aveva radici organizzative e finanziarie consistenti, che ha trovato delle solidarietà probabilmente non solo di ordine interno ma anche di ordine internazionale, questo tentativo non è finito: noi sappiamo in modo documentato che questo tentativo è ancora in corso».
Per Ilari si tratta di manovre internazionali tese a destabilizzare il centrosinistra per ricondurre la politica mediterraneaitaliana al rispetto delle compatibilità e degli interessi statunitensi, tedeschi e israeliani. La rinnovata determinazione antifascista della destra DC, come già vent’anni prima con la legge Scelba, va ricondotta al trend elettorale del MSI, passato da una buona performance al Sud nel voto amministrativo dell’estate 1971 al massimo storico nelle politiche del 1972. Ancora una volta a una avanzata missina segue una stretta repressiva: il 7 giugno il procuratore generale di Milano Luigi Bianchi D’Espinosa, nella clinica in cui sta morendo, firma l’incriminazione di Almirante per ricostituzione del disciolto partito fascista.
La vicenda dei NUCLEI è istruttiva anche perché dimostra la complessità di una realtà irriducibile alle semplificazioni binarie e alla demonizzazione degli “amerikani”. Il tanto vituperato De Lorenzo, protagonista del “tintinnio di sciabole” dell’estate del 1964, nello scontro con Aloja tutelava rigorosamente lo spirito (e la prassi) costituzionale. Il capo di stato maggiore della Difesa, infatti, era convinto che per aumentare la scarsa motivazionedelle truppe bastasse abolire la leva obbligatoria, uno dei contrappesi inseriti dai costituenti per frenare le spinte autoritarie dei militari. La promozione dei corsi di arditismo, ispirati dai “professorini” neofascisti a busta paga dei “servizi”, era uno dei primi passi, per via ideologica, alla professionalizzazione dell’esercito. Quarant’anni dopo, un quadro intermedio ordinovista, il responsabile agrigentino Antonino Amato, ammette – in una delle ricorrenti “polemiche web” sulle compromissioni di Rauti con le reti atlantiche – che tutto il gruppo conosceva e condivideva l’operazione nel quadro di una logica di difesa degli interessi nazionali e di sostegno alla “parte sana” degli apparati repubblicani.
(…) Tracce dei NUCLEI affiorano in numerosi episodi della guerra civile a bassa intensità che ha insanguinato il paese dalla fine degli anni ’60: dai campi paramilitari neofascisti alla mobilitazione svolta durante il tentativo golpista del dicembre 1970 (la V legione di Verona, diretta da Spiazzi, va a presidiare la piazzaforte “rossa” di Sesto San Giovanni, la Stalingrado d’Italia).

Nessun commento:

Posta un commento

Banner pubblcitario 700