domenica 17 giugno 2012

La rissa tra ultras a Genova e l'autentica storia della Brigata Speloncia


(umt) Continua a far discutere il post sulla furibonda rissa tra ultrà genoani e sampdoriani di una settimana fa. A richiesta esplicita pubblico il paragrafo dedicato su Fascisteria alla Brigata Speloncia, il gruppo radicale della curva rossoblù in cui è consistente (ma non esclusiva) la presenza neofascista. In epoca successiva alla pubblicazione Massimo Leopizzi ha visto ridurre  significativamente il suo gravame penale: era stato arrestato a conclusione di un movimentato episodio, accusato di volere tentare l’omicidio dell’ex moglie e del suocero. Accuse dalle quali è stato prosciolto con formula piena dopo 5 gradi di giudizio . Condannato in primo e secondo grado, il processo fu annullato dalla Cassazione. Il secondo Appello lo vide condannare solo per la detenzione delle armi, sentenza diventata definitiva. 

Quella di alzare il livello di scontro è una linea di condotta nazionale. Battaglie di strada hanno segnato i due derby attesi da anni (Torino quattro, Genova addirittura dodici). Anche in una curva rossa come quella genoana guadagnano posizioni di prestigio noti fascisti. A guidare duecento giovanissimi ultras rossoblu a sfilare provocatoriamente sotto la gradinata sud blucerchiata c’è Andrea Leopizzi, 42 anni. Sarà l’unico arrestato, per rissa, danneggiamento aggravato, porto abusivo di armi improprie, istigazione a delinquere, perché è il solo che si fa vedere in giro nelle quarantott’ore della flagranza prolungata introdotta contro il tifo violento. Sta in fila al Sert per ritirare il metadone. Ha precedenti per stupefacenti e favoreggiamento e ha già scontato diciotto mesi di Daspo. Il fratello Massimo è agli arresti domiciliari, condannato a nove anni di carcere per il tentato omicidio di moglie e suoceri e detenzione d’armi da fuoco (e gli era caduta un’analoga accusa ai danni dei poliziotti che lo avevano arrestato). Una pena severa, se si considera che il capo ultrà non era arrivato all’atto ma aveva solo elaborato un piano: ha sicuramente pesato sui giudici la precedente condanna a due anni, per una gambizzazione compiuta per questioni di droga. Il materiale sequestrato a casa durante la perquisizione ne dà di lavoro agli investigatori: da una cassetta registrata di un incontro burrascoso con il presidente Enrico Preziosi ai volantini di Forza nuova, tentano di tirarlo in mezzo in una caterva di inchieste (estorsione, scommesse clandestine, apologia di reato). Massimo è il capo della Brigata Speloncia, il gruppo più duro della curva genoana: politicamente misto, dedicato a Claudio “Speloncia” Natale, un ex tippino amatissimo leader della Fossa dei grifoni che si era sempre attenuto all’impegno di non fare politica o reclutamento in curva. “Speloncia”, tatuaggio col volto del duce ben visibile, era particolarmente rispettato anche per le leggende di epici scontri a Milano e a Genova contro i tifosi milanesi (rossoneri o nerazzurri): varie volte ferito, anche con arma da taglio, le cronache ultras narrano ancora oggi del suo coraggio, del suo rifiuto (fedele a una autentica e vissuta mentalità ultrà) di incastrare con una testimonianza l’avversario incriminato. La lealtà della sua condotta stradaiola non lo salverà da pesanti striscioni milanisti dal tono piuttosto crudo: «Ieri Cipolla, domani Speloncia… addio tossici…». Claudio Natale muore nel settembre 2003. In suo onore nasce quindi la Brigata Speloncia; a un anno di distanza dalla morte, in un Genoa-Torino viene ricordato con gli striscioni: «l’unione fa la forza era il suo pensiero… ecco la brigata dell’ultimo guerriero!!!» e «le cose che abbiamo imparato hanno un valore inestimabile, come il vuoto che ci hai lasciato… incolmabile». Gli “speloncini” tornano alla ribalta quando, nell’estate del 2005, il Genoa si ritrova dalla serie A in C1 a causa di un’esemplare misura disciplinare: gli ultras genoani sono in fermento e in diverse occasioni non mancheranno scontri in città con le forze dell’ordine. In seguito a forti e reiterati contrasti con i giornalisti di Genova che gettano la responsabilità dei disordini sui fascisti della Brigata, quelli della Speloncia fanno autodifesa con l’unico comunicato pubblico diramato, in cui sottolineano che, nonostante i militanti con simpatie fasciste che senz’altro la Brigata annovera nelle proprie schiere, come peraltro anche i seguaci della sinistra antagonista,
"la B.S. non è un gruppo ultrà finalizzato a fare politica allo stadio, non indossa divise, che lasciamo volentieri indossare a polizia e carabinieri, non ha sulla manica della sua maglia il tricolore, bensì i nove scudetti che il Genoa ha vinto nei suoi centododici anni di storia […] Claudio (Speloncia, N.d.A.) allo stadio non ha mai fatto politica, era un ultrà genoano!"
e si diffidano i giornalisti a fare il nome di Speloncia, in quanto non ne sarebbero degni. Così i suoi fedelissimi rivendicano una plurima appartenenza politica fuori dallo stadio e l’uso esclusivo in curva di simboli e bandiere rossoblù. E pensare che proprio alla vigilia di Genoa-Milan (chiusa ai milanisti per paura di rappresaglie in nome di “Spagna”) Leopizzi, intervistato agli arresti domiciliari, lancia un appello pacifista; niente lame allo stadio, ma neanche liti intestine: 
"la prima di campionato non deve essere la partita della vendetta, ma della rinascita della Nord. Non dobbiamo crearci ulteriori problemi o finire nei guai con le nuove leggi sul tifo. Basta con gli schiaffi in gradinata, dobbiamo tornare a cantare tutti insieme. Il tentativo di riunificazione della tifoseria rossoblù è nato molto prima che venissero pubblicati i calendari degli incontri. Ho cominciato a parlarne al telefono con gli amici già un mese e mezzo fa. Questa storia delle divisioni in gradinata per ideologie di destra o sinistra non esiste. Si fanno troppe chiacchiere fuori luogo. Ad esempio: noi della Speloncia la maglietta nera non ce la siamo messa perché di destra, come pensano molti, ma per onorare un lutto".
I tifosi della Sampdoria non li aspettano con le mani in mano. Un venticinquenne racconta a Il Secolo XIX:
"prima di ogni scontro sniffiamo coca e così abbiamo fatto per picchiarci alla vigilia del derby. Volevamo entrare negli annali, fare di Genova una nuova Catania, ma la polizia non è intervenuta. Per loro erano pronti i tubi Innocenti nascosti in un luogo segreto".
Comunque la rissa è violentissima. Tra la dozzina di partecipanti identificati (erano a volto scoperto) ce ne sono un paio già sottoposti al divieto di stadio. Alla ventina di auto e moto danneggiate provvederà la Federclub blucerchiata, che promuove una colletta e salvaguarda l’immagine di una tifoseria attenta al consenso.  Due mesi dopo, la notte del 20 novembre, mentre il mondo del calcio è sconvolto dalla rivolta degli ultrà dopo la tragedia di “Gabbo”, il tifoso della Lazio ucciso da un poliziotto per un “imperdonabile errore”, scatta il blitz della Digos. Nove tifosi di Genoa e Sampdoria, protagonisti degli scontri verificatisi prima del derby, ricevono misure cautelari (quattro la custodia in carcere, due gli arresti domiciliari, tre l’obbligo di firma), altri tredici sono indagati (varie le imputazione: rissa aggravata, lesioni, danneggiamento, porto abusivo di armi improprie, lancio di oggetti e travisamento). Le abitazioni di tutti e ventidue gli accusati sono perquisite. 

9 commenti:

  1. "le cronache ultras narrano ancora oggi del suo coraggio, del suo rifiuto (fedele a una autentica e vissuta mentalità ultrà) di incastrare con una testimonianza l’avversario incriminato"
    molti dovrebbero imparare dagli ultras...
    GENOA E ATALANTA
    LINEA DI CONDOTTA ULTRA'

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  2. Complimenti nell'aver ricordato la figura del tippino Claudio Natale,con la passione per la politica e per la sua squadra del cuore, il Genoa, confenderlo o anche accomunarlo con Andrea Leopizzi, di anni 42, noto consumatore di sostanze stupefacenti, assiduo frequentatore del Sert, con precenenti penali, non di natura politica, implicato nell'attuale calcio scommesse,ricattore, neanche troppo abile, del presidente del Genoa Preziosi, mi sembra un attimo eccessivo..
    Franco Parodi

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  3. Non è un accostamento che mi sono inventato io. La storia delle curve italiane è fatta anche da tossici...

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  4. grazie,e bravo
    due precisazioni il tippino e' massimo leopizzi anche per questini di eta' ,claudio che aveva 10 anni di piu' si e' semmpre sentito legato ideologicamente a Signorelli.
    non aveva un tatuaggio del duce ma un fulmine sulla spalla e una ascia bipenne come collanina
    ...il problema e' che a genova il moralismo di sinistra che rappresenta il 100% del giornalismo genovese quando succede qualcosa di brutto sono i fascisti della brigata speloncia se si fa' qualcosa di bene sono gli angeli del fango da sempre impegnati nel sociale ecc
    a spalare c'era anche la brigata speloncia e in primafila akl derby come tutte le volte c'erano compagni camerati ribelli e nullapensanti
    Gs

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  5. Claudio e' morto di overdosevolontaria.
    amicissimo di massimo e andrea
    ha iniziato a farsi a 40 anni schifato da tutto
    Andrea non e' impliicato in un bel niente
    e' implicato massimo
    la sua implicazione sul calcio scommesse e' una pagliacciata pazzesca

    ma perche si deve sempre spararesentenze per
    sentito dire?
    GS

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  6. Comunque meglio tossici ma persone sincere e leali che gli spacciatori in doppiopetto ammanicati con le guardie che girano in curve come quelle di milan e inter.

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  7. per finire e che sia chiaro
    nella nord non si fa politica.
    i neofascisti non guadagnano nessuna posizione ci sono sempre stati fin dall'inizio.

    Noi siamo l'avanguardia del popolo genoano

    l'unione fa la forza!era il tuo pensiero
    ecco la brigata dell'ultimo guerriero!
    .

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  8. Ma perche' gli ultras ed i "militanti" quando parlano sembra sempre che minaccino?

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  9. Non so perchè voi vogliate strumentalizzare ogni cosa. La Brigata Speloncia, basta leggere il suo comunicato su internet (tifonet), è apolitica, con ragazzi di destra, apolitici e di sinistra (compreso uno con il CHE tatuato!!). Cosa centrate, allora, voi fascisti?! Lo Zio (Speloncia), che tutti onoriamo, era di destra, come anche Leopizzi, ma tutta la gradinata è storicamente di Sinistra, a partire dalle frange più estreme... Che Guevara è sempre stato un simbolo della Nord, e da sempre sventola in gradinata ed è presente negli striscioni e sulle magliette dei vari gruppi... Vecchia Sestri,Begato 6, Trasta, Sant'Eusebio, Pegli, G.A.V. ecc. ecc. Negli anni '70, la Gradinata Nord ospitava diversi esponenti a metà fra la malavita "proletaria" comune (rapine, furti, contrabbando del Porto, ecc.) e la simpatia (in alcuni casi fiancheggiamento e militanza) per l'Autonomia Operaia o le Brigate Rosse (molto radicate nei quartieri operai genovesi). E' il caso, ad esempio, di elementi vicini alla banda di Mario Ubaldo Rossi, Dongo (quello che poi uccise il marsigliese fascista Bergamelli nel carcere di ascoli) e Chiti, cioè il "clan dei Genovesi", i rapinatori, insieme ai bergamaschi, più temuti del tempo, ed in carcere simpatizzanti per le B.R. e per i N.A.P.
    Perciò, lasciate perdere le vostre basse strumentalizzazioni...

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