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Strage di Brescia, al via l'appello. E spunta il nome del ragazzino sospettato: è collegato a Ludwig

Domattina si apre il processo d'appello per la terza inchiesta sulla strage di Brescia e puntuali arrivano le indiscrezioni di stampa sull'ultimissimo filone investigativo. Per il Corriere del Veneto ha un nome il giovanissimo veronese che aveva 17 anni nel 1974 e avrebbe avuto un ruolo operativo, trovandosi nella città lombarda proprio la mattina del 28 maggio 1974.
Si tratta di Fabrizio Toffoloni [ in realtà si chiama Marco, ndb] e a questo punto si chiarisce anche il nesso emerso con Ludwig, il piccolo nucleo di terrorismo magco-religioso attivo in Veneto a cavallo degli anni '80, a proposito del quale nelle scorse settimane sarebbe stato interrogato il generale Amos Spiazzi di Corteregia, il militar plurinquisito (e condannato all'ergastolo in primo grado per la strage alla questura di Milano) ma poi puntualmente assolto o prosciolto. Secondo le deposizioni di un altro componente dell'Organizzazione di sicurezza che faceva capo al militare, Giampaolo Stimamiglio " il cosiddetto gruppo Ludwig era stato costituito dai nuovi elementi di Ordine Nuovo, e, dello stesso, avevano fatto parte i noti Abel, Furlan, Marchetti, Sterbeni e Toffaloni, che lo Stimamiglio indica con il soprannome di Tomaten".
E' il caso di ricordare che il primo delitto attribuito a Ludwig (rimasto impunito) è l'omicidio di un nomade bruciato vivo nella sua 126 nell'agosto del 1977 mentre il primo delitto per cui sono stati condannati Abel e Furlan è di cinque anni dopo (i due frati massacrati al monte Berico). Marco Toffoloni è balzato agli onori della cronaca alla fine degli anni Ottanta, per la sua militanza nelle Ronde pirogene antidemocratiche, un gruppetto radicato a Bologna che aveva addentellati con la setta induista Ananda Marga e condivideva con Ludwig la teoria della piroacastasi (il fuoco purificatore). Di lui e delle attività delle Ronde me ne ero già occupato nella prima edizione di Fascisteria.

1 commento:

  1. Pietà! Anche se c'è di mezzo una tragedia, ormai è farsa. E la responsabilità maggiore ce l'ha Milani che insegue non la verità, ma una pezza ideologica.

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