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Per chiudere in bellezza il caso Bocca: la parola a Zambardino e a Rossi-Doria

(umt) Ha fatto discutere molto la morte di Giorgio Bocca, suscitando, per la prima volta a mia memoria, un così ampio pronunciamento critico sulla sua personalità controversa. E le discussioni, a loro volta, innescano polemiche che brillano di luce propria: e mi è toccato assistere a fascisti che ne hanno difeso il coraggio della scelta partigiana, antifascisti che ne criticano il razzismo e l'omofobia, tra accuse di "voltagabbana" che non si negano a nessuno e improvvidi tentativi di dare legittimità alle sue più tristi espressioni razziste. 
A mia volta mi rendo conto, però, che non è possibile ridurre la sua complessa figura a taluni aspetti miserabili e quindi per chiudere il discorso mi affido a due amici napoletani anomali, uniti nella scelta dell'emigrazione e di un rapporto meno permaloso con il reato di "lesa napoletanità".
Per Vittorio Zambardino, che di Bocca è stato collega per 25 anni a La Repubblica, il problema non va ridotto al presunto razzismo di Bocca, che è soltanto l'epifenomeno di una questione nazionale ancora aperta:
Se guardiamo – ed è giusto farlo – a Giorgio Bocca come a un padre fondatore del giornalismo civile e democratico di questo paese vediamo tanti valori ma anche una linea d’ombra. E’ quella che oggi con una forzatura che non accetto si riassume nell’accusa di razzismo e antimeridionalismo – abituati come siamo a fare i tifosi, discutiamo sempre come se fossimo negli studi di Biscardi. In realtà la faccenda è un po’ più complessa: è vero che in mezzo a tanto pregio professionale, Giorgio Bocca non riuscì a capire il sud. Non lo studiò mai – e ho un’esperienza professionale da raccontare qui fra poche righe – non approfondiva, perché lo disgustava ciò che vedeva. Ma questa sua mancanza, il suo essersi fermato culturalmente alla linea gotica (già Roma lo infastidiva) è il limite tragico dell’intellettualità fondativa di questa repubblica. Della migliore intellettualità fondativa: quella liberal democratica, laica, che nel dopo guerra lascia alle chiese democristiana e comunista la comprensione e la gestione politica del mezzogiorno. Nel suo fallimento c’è già il sorgere della Lega, della rottura democratica del paese come rottura geografica, rottura di fatto, di questi anni. Con la tragedia politica che viviamo.
Qui potete leggere il resto del pezzo, con una testimonianza personale assai gustosa ...
Quanto a Marco Rossi-Doria, in questi giorni Micromega ha ripubblicato on line la conversazione intercorsa tra i due, in occasione della pubblicazione del contestatissimo volume di Bocca "Napoli siamo noi". Il "maestro di strada" lo ricorda così nel suo blog
È morto Giorgio Bocca. Partigiano. E azionista. Come mio padre. E cuneese. Con un’idea del Sud forse utilmente impietosa ma ferma nel tempo. E sovente incapace di cogliere le promesse che pure nel Sud resistono, provano, fanno… Una volta con lui ho avuto un dialogo nel merito, che proprio oggi viene ripreso da Micromega, che lo pubblicò. Ero nel bel mezzo della campagna elettorale per sindaco di Napoli. Era uscito il suo ultimo libro sul Sud, Napoli siamo noi, e la “società civile” si divideva: ha ragione, ha torto. Oggi, nel ricordarne la grande dirittura, mi piace segnalare questo nostro dialogo. Perché è grazie alla nettezza della posizione di Bocca che si è potuto parlar chiaro tra noi.
Questo invece il giudizio che Ross-Doria esprime sul libro e con cui apre la conversazione:
Il libro di Bocca, Napoli siamo noi, documenta molti aspetti della Napoli contemporanea e si sofferma sulla critica della «napoletanità». A questo proposito, io credo che ci siano due aspetti da considerare. Il primo – ed è il merito del libro – è che Bocca ha messo il dito in una piaga e ne ha fatto uscire il pus, e la puzza di pus dà fastidio a quella parte di ciascuno di noi che non vuole sentirla. È la piaga di un sistema di potere che coinvolge molte parti della città e che è colpevole della sua divisione e del suo declino. Il secondo aspetto, invece, provoca un fastidio meno forte, meno doloroso: Giorgio Bocca ha fornito una descrizione di fenomeni diversi senza accompagnarli con dati e informazioni più attenti alla molteplicità e complessità delle situazioni e ciò gli impedisce di distinguere cose che hanno più aspetti, anche contraddittori. Credo, per esempio, che nella società napoletana vi siano elementi positivi e lo sto verificando in queste settimane: il neonato movimento Decidiamo insieme sta rompendo quella cappa, quell’opprimente gioco delle parti di cui parla diffusamente Bocca, e sta facendo emergere – come è avvenuto in altre stagioni della storia di Napoli – anche elementi costruttivi, «fantasiosi» nel senso propositivo del termine. Quindi, per un verso, il grande merito del libro è di denunciare una verità, e ogni qualvolta in Italia si dice la verità si provocano reazioni di rigetto; per altro verso, è un libro che non prevede l’analisi approfondita. E per di più bisogna mettere in conto che dà sempre fastidio che qualcuno mostri i nostri difetti venendo da fuori: per fare un esempio, invertendo le parti, se io vengo a Cuneo e noto delle cose – ed è ovvio che a me saltino all’occhio più che a un abitante di Cuneo – agli abitanti di Cuneo ciò può dare fastidio. Nelle reazioni napoletane al libro di Bocca, poi – che io ho trovato sopra le righe – credo si mischino tutti questi elementi.
E con questo certamente non si è detto tutto ma, per quello che mi riguarda, quanto basta.



14 commenti:

  1. Per chiudere definitivamente con Bocca e il suo anti meridionalismo.Ma perché non porsi il quesito vero e autentico, vale a dire antropologico? Ma se si trattasse di prendere sul serio, lo studio fatto sui meridionali dal grande psichiatra veronese Cesare Lombroso (visitando il suo museo di Torino, ove sono custoditi centinaia di crani, appartenuti ai briganti meridionali giustiziati) parlando finalmente di etnie,culture, profondamente diverse da quelle del nord della penisola? La gente del meridione è profondamente diversa da quelli del nord, per cultura,usi e costumi sessuali,lo si constata nella criminalità,nell'alimentazione, nella pratica religiosa e mi fermo qui. Si deve avere il coraggio di denunciare tutto ciò,dicendo che aveva ragione, il grande Cancelliere austriaco Metternich (citato spesso dal siculo-romano Julius Evola come riferimento storico )che l'Italia non è una nazione, non è un popolo, ma una espressione geografica.Torniamo alla antropologia sociale e alla genetica, le sole chiavi interpretative autentiche per comprendere il sud della penisola e le sue etnie, altrimenti siamo alle solite seghe mentali inutili. TV

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  2. Certo, e perché non allarghiamo l'indagine ad alcuni campioni del profondo Nord: Omar ed Erika, Olindo e Rosa, Pietro Maso ... Che dici, umanità superiore, Tv?

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  3. Chiudete pure in bellezza ma vi ricordo che questo grande intellettuale non della magna graecia quando veniva al Sud per le sue cronache (solo del degrado) si faceva ospitare ,eccome!, in belle case private borghesi. Qui era accolto con massima gentilezza (l'ospitalità meridionale!). Appena rientrava nelle sue montagne, nel suo amato Nord evoluto, era solito sputare nel piatto in cui poco prima aveva mangiato (gratis) offendendo con sarcasmo idiota perfino la famiglia ospitante. E qui chiudo, anche se non in bellezza come i due geni sopra.

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  4. e questo squallido ometto ignorante ,TV, prezzemolo di ogni minestra, non si azzardi a venire al Sud , fosse solo per studiarne 'le etnie'... Mica per niente, potrebbe essere preso a calci nel sedere flaccido e nordico che si ritrova. E per sedere intendasi la testa!

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  5. Ross Doria non reagisce con lesa napoletanita' al libro di Bocca (che io non ho letto), incassa e ne approfitta per interrogarsi sui fondamenti di verita' che potrebbero esserci.. Il suo commento mi sembra il piu' onesto. e lui e' quello che ne uscira' piu' arricchito. Mario Galletti

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  6. Anche certi galletti fanno con sforzo (per arricchirsi vocalmente) chicchirichì, parlando di niente. Ed anche lontani - ahiloro! - dal Mercuzio schakespeariano.

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  7. D'accordo io sono un ometto ignorante. Allora parliamo del barone siculo-romano Julius Evola; un "mostro sacro" della nostra cultura, le cui radici generazionali antecedenti provenivano dalla Trinacria. Un ignorante anche lui? Ebbene il barone nero, fu e rimane un faro per il nostro fronte culturale. Profondo conoscitore della cultura germanica, traduttore di Oswald Spengler, Otto Weininger, Othmar Spann e tanti altri;conferenziere nei Castelli dell'Ordine delle SS, agente dei servizi segreti germanici, ricercato dagli americani appena occupata Roma, presente a Monaco dopo la liberazione di Mussolini.Divulgatore prolifico con centinaia di articoli su periodici e quotidiani, scrittore di decine di libri tutti inerenti la "visione del mondo" nordico-ariana,ha soggiornato spesso nel nord Europa,in Romania,in Ungheria,però mai ha viaggiato nel profondo sud Italia (Capri a parte). Mai fatta una conferenza in Calabria o in Puglia,mai speso una parola a favore dei meridionali, che criticava spesso per il loro carattere levantino, per la loquacità, per l'esibizionismo, mentre esaltava la austerità teutonica. Un ignorante leghista pieno di pregiudizi, anche lui?
    UMT i pochi casi sporadici da te citati, non sono un bel niente di fronte alla camorra, alla ndrangheta, alla sacra corona unita, alla mafia; il sud Italia ha il primato mondiale di esportazione all'estero di criminalità organizzata ai massimi livelli, non a casi dovuti a psicopatici! TV

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  8. Che cos'è una rapina in banca rispetto alla fondazione di una banca?
    Questo citatissimo aforisma brechtiano mai come in questi tempi cupi risulta di spaventosa capacità anticipatrice ...
    Statte buone, Tv, e a Capodanno non ti annozzare con il capitone ...

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  9. Zambardino e Rossi-Doria, semmai, sono l'epsressione socio-culturale che da ragione a Bocca. Lui gli sputa in faccia il suo antisemitismo, trasformato, per motivi politically correct, in anti-terronismo, e loro s'interrogano: "mumble-mumble, magari ha ragione, mumble-mumble, dobbiamo capire, dobbiamo arricchirci, (quello sempre!)". In fondo da scribacchini che prendono la pagnotta, guarda caso, da Repubblica e da Micromega, alquanto vicini ideologicamente al Bocca-pensiero, non c'è da aspettarsi altro. Magari imbastire una forbita polemica té-e-pasticcini con Bocca, per sollazzare l'inclito pubblico semianalfabeta repubblikino antisociale, (ma che si crede la creme de la creme perchè appunto legge michele serra, zambardini, rossi-doria, scalfari, bonini e altri scherzi leterari) e quindi, alla fine, fargli sborsare i soldoni per leggersi queste fregnacce sull'organo ufficiale del partito de' maledetti monti...

    In fondo inevitabile, l'italia fondata dalla copulazione tra loggia e cosca, non può che produrre un 'dibattito' verboso e inane, tra il leghista malgrè soi Bocca e i gazzettieri-pagnottisti napoletani, espressione sociologica che un grande come Nicola Zitara aveva battezzato 'Mafia Bianca' (o ascarismo meridionale).

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  10. Appunto:uno psicopatico super ignorante. TV s'intende!
    Citare e lodare Evola - sangue meridionale,orgoglioso SEMPRE delle sue origini -e contestualmente affermare che disprezzasse i suoi conterranei, è una sciocchezza degna di un superignorante - ripeto - nonchè sottosviluppato quale Tv,che ha evidentemente letto di quel pensatore soltanto le copertine dei libri.
    E qui chiudo e statte veramente buono e zitto, brutto c.....ne!!

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  11. Caro anonimo, mi rendo conto di toccare un nervo scoperto; ma guarda che non sono stato io a scrivere delle opere fondamentali sulla dottrina della razza,esaltando la razza indoeuropea nordica, disprezzando quella levantina (cui molta popolazione del sud della penisola appartiene... rassegnatevi!) ma il magico barone siculo-romano.Ma siamo sotto le festività e siamo per forza tutti più buoni lasciamo perdere gli insulti.Evola, scrisse il seguente episodio che lo vide protagonista in Germania, traendone le debite considerazioni. Salito a bordo di un taxi, il conducente, una volta giunto al capolinea richiesto, con un semplice cenno del capo fece capire al barone, di essere giunto a destinazione. La differenza che faceva notare Evola tra il comportamento di costui e un suo collega italiota, non era di poco conto; loquacità,gestualità,petulanza,esibizionismo, tutte caratteristiche tipiche della razza levantina. Indovina da quale area geografica della penisola, proveniva il loquacissimo conducente dell'auto pubblica? TV

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  12. barone siculo-romano, che, come possono testimoniare gli intimi, in privato parlava in strettissimo dialetto sicano.

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  13. per chiudere davvero in bellezzavenerdì 30 dicembre 2011 11:57:00 CET

    http://www.youtube.com/watch?v=VibeIJRzlVg&feature=related

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  14. Ma sei proprio come ti ho descritto: un perfetto idiota!
    E' talmente risibile il fatterello che hai descritto (trattandosi di Evola - che certamente per razza superiore non si riferiva ai ' padani'...ma ti scuso perchè non l'hai letto - potevi scegliere qualcosa di significante) talmente risibile,dicevo,che non porta a nulla se non che voi 'celtici', barbari privi di quello straordinario quid intellettivo, di quella cultura, di quella civiltà che connotano il glorioso popolo del Sud che... conviene lasciarti cucinare nel tuo brodo supponente. Ovvero la convinzione di un'apparteneza ad una razza che certamente non è nobile nè alta nè sacra: pecorai rozzi eravate e tali siete rimasti. Mi dispiace tantissimo - essendo periodo festivo sono anch'io in vena di buonismo - per voi poveri illusi del prato verde del gregge e delle pelli di pecora.
    Quanto al sicano,signore delle ore 11, assicuro che il non più ineffabile TV, probabile figlio illegittimo di un boss ormai malconcio e fratello di un ebete, non sa nemmeno di che cosa si parli....

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