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Legge Valpreda o legge Zaid Ahmed-Adnan Alì Hashem?



 Che l'Italia abbia avuto una fitta rete di relazioni e una politica estera molto elastica in  Medio Oriente è cosa stravecchia e arcinota. Al punto che il nostro Alessandro Smerilli solleva il dubbio. E' possibile che già un anno prima di quello che sarebbe passato alla storia il lodo Moro il governo abbia approvato in tutta fretta una legge ad hoc per liberare due terroristi palestinesi? Il dubbio ci sta ...

di Alessandro Smerilli

Il primo, Zaid Ahmed, era un cittadino iracheno, nato a Baghdad il 31 luglio del 1948, studente a Perugia e capo dell'Unione Generale degli Studenti Palestinesi (GUPS) , il secondo, Adnan Alì Hashem, era un cittadino giordano nato a Irbid nel 1943.

Erano stati entrambi arrestati il 19 agosto 1972, in seguito alle tempestive indagini sul fortunatamente fallito attentato al volo LY 444 sulla tratta Roma-Tel Aviv, operato per la compagnia area di bandiera israeliana El Al da un Boeing 707 con 140 passeggeri e 8 membri dell’equipaggio.

 Le due ignare diciottenni inglesi imbarcate su quell’aereo, alle quali era stato regalato un mangianastri imbottito di esplosivo erano scoppiate in lacrime quando era stato loro detto durante l'interrogatorio che tracce di una carica esplosiva, innescata da un dispositivo elettrico, erano state trovate tra i frammenti del loro dono nel compartimento bagagli, la cui blindatura era stata decisiva per la salvezza dell’aereo israeliano. 

Anche grazie a loro Zaid Ahmed e Adnan Alì Hashem furono arrestati e divennero una patata bollente per lo Stato italiano. 

La situazione si fece via via più delicata come attesta il messaggio allarmato che il capocentro del Sid, colonnello Stefano Giovannone invia da Beirut il 17 dicembre 1972 che pone “ il problema concernente due guerriglieri arabi attualmente detenuti in [un] carcere italiano (accusa di tentativo di strage. Episodio aereo israeliano).”

Secondo la legge vigente non c’era modo che i due venissero scarcerati. A tamburo battente fu approvata una modifica dell’art.277 del Codice Rocco del 1930.

Che ci fosse una certa impellenza è dimostrato dall’irritazione che non si peritò di esternare Giorgio Almirante per il fatto che il governo (primo ministro Andreotti, ministro degli esteri Medici) ritardò le vacanze di Natale dei parlamentari  per poter approvare la legge. 

« L’articolo 277 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente: “Art. 277. – Facoltà di concedere e revocare la libertà provvisoria. – All’imputato che si trova nello stato di custodia preventiva puo’ essere conceduta la libertà provvisoria anche nei casi di emissione obbligatoria del mandato di cattura. Se interviene condanna di primo grado o in grado di appello, per un delitto che importi il mandato di cattura obbligatorio, il giudice può ordinare, con la sentenza, la revoca della libertà provvisoria conceduta nell’istruzione o nel giudizio, emettendo all’uopo mandato di cattura”».

Testo entrato in vigore il 19-12-1972

 I due terroristi il 12 febbraio 1973, ottenuta la libertà provvisoria, fanno perdere le loro tracce.  

Tra le più veementi proteste per la loro fuga si annovera quella di Mario Tedeschi, anni dopo riconosciuto giudiziariamente mandante in concorso con Gelli, Ortolani e D’Amato del più sanguinoso attentato terroristico avvenuto dal dopoguerra in Italia, la strage di Bologna del 1980.

Dell’operato in quella circostanza di Giovannone teso ad evitare ulteriori attentati sanguinosi si ricordò Aldo Moro mentre dal suo bugigattolo di via Montalcini lottava strenuamente e invano  per la sua vita. In una lettera indirizzata a Cossiga scrisse : “Non Le sfugge che vi sono canali che potrebbero essere attivati con discrezione e serietà. Si potrebbe, ad esempio, interessare il colonnello Giovannone per sondare la possibilità di una mediazione attraverso i suoi canali, che non sono pochi. Non si perda tempo in rigidità formali che non giovano a nessuno.”

La storia del mangiadischi imbottito di esplosivo fu raccontata nell’ episodio “senza parole” del film “I Nuovi mostri” del 1977 con Ornella Muti. 



Tuttora si ritiene che la scarcerazione di Valpreda fu possibile grazie a una legge ad personam, la cosiddetta legge Valpreda.  Probabilmente a torto.

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