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3.12.1978. La banda Giuliani sabota il "cervellone" dei Trasporti



 All’alba di domenica 3 dicembre 1978 due persone armate di pistole, abbigliati con camici da lavoro irrompono nel centro di calcolo della motorizzazione civile e immobilizzano i due tecnici dell’Honeywell che sono al lavoro. Aprono a un terzo complice che sopraggiunge disarmato e insieme si impossessano di migliaia di moduli per patente e carte di circolazione, allontanano i dipendenti e danno fuoco ai computer. Il basista dell’assalto è Egidio Giuliani, il leader di una rete militante "rossobruna", specializzata in servizi logistici per la lotta armata. Quella mattina è in servizio. 

L’operazione si è resa necessaria per occultare un precedente furto di documenti ma l’impatto politico dell’attentato è assai rilevante. I danni superano i dieci miliardi di lire. Per mesi la produzione delle patenti subisce un forte rallentamento. La rivendicazione rientra perfettamente nei canoni strategici di Costruiamo l'azione

E’ usata una sigla di sinistra, Movimento armato antimperialista ma un simbolo (una mano che impugna un mitra) già pubblicato sul giornale. A entrare in azione è il gruppo di fuoco di Torvajanica. Al processo, Giuliani rivendicando la promozione dell’attentato ne spiega il senso politico: l’attacco ai computer si collocava in una strategia di lotta allo Stato, alle sue istituzioni e all’organizzazione di controllo della gente. 

Del resto in Costruiamo l’azione, la rivendicazione politica è esplicita:   “Non sono deficienti, sono luridi servi di questo sistema. Su questi episodi di provocazione se ne inseriscono altri che con criminale determinazione perseguono lo scopo di far riesplodere la violenza a doppio segno. E mentre lo Stato si vede colpire direttamente, mentre le scorte vengono attaccate e i calcolatori bruciati, ecco che muore Zini, che fa ricordare Rossi, Ciavatta e tutti gli altri macellati da questa logica che ancora ostinatamente si tenta di contrabbandare per rivoluzione. E non muoiono più poliziotti e i bei calcolatori lucidi marciano a tutto vapore schedando e preparando il Cile”.

  E’ questa l’occasione, per Sergio Calore e Paolo Aleandri, di mettere il cappello sull’iniziativa e al tempo stesso prendere le distanze dal “mucchio selvaggio” dei Nar che  “vanno ad ammazzare uno qualsiasi davanti ad una sezione … assaltano una radio politica, ma dopo che all’interno sono rimaste solo donne …  figli di questa logica strumentale … quattro impotenti frustrati che si masturbano con le loro pistole, attaccando, gli eroi, donne o ragazzini indifesi". [Cla V]

  Per gli investigatori si tratta dell’atto fondativo di una autonoma banda armata attiva fino al maggio 1981, con la caduta del covo di Torvajanica, un mese dopo l’arresto di Giuliani. Ma per i giudici dalla primavera 1980, Giuliani ha continuato a lavorare in proprio, forte di un rapporto quasi esclusivo con il gruppo più forte della galassia Nar, la banda Fioravanti-Cavallini.

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