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Romano La Russa: non credevo che il saluto di 15 settantenni rincoglioniti a un amico avrebbero scatenato un putiferio


di Francesca Del Vecchio 
La Stampa 

«Non era un gesto fascista, ma un saluto militare. Chi non lo sa è un ignorante». A poche settimane dalla nomina ad assessore alla Sicurezza di Regione Lombardia, Romano La Russa di FdI, fratello del senatore Ignazio, rischia già di doversi dimettere dopo il saluto romano fatto ai funerali di Alberto Stabilini, militante dell'estrema destra milanese. Il gesto ha messo in imbarazzo i membri del suo partito che in una nota spiegano che il braccio alzato era un «invito a non fare il saluto romano» e il presidente Attilio Fontana che si dissocia e promette di «valutare la situazione».

Assessore, come le è venuto in mente a pochi giorni dal voto?
«Mi rendo conto che sia inopportuno, ma non credevo che il saluto di 15 settantenni rincoglioniti a un amico avrebbe scatenato questo putiferio».

Cosa le ha detto Giorgia Meloni?
«Ancora nulla, ma avrebbe ragione ad arrabbiarsi. Se questo danneggia il partito e lei me lo chiedesse, sarei disposto non ad uno ma a tre passi indietro. Però, ripeto, salutavamo solo un amico come lui ci aveva chiesto».

Voleva il saluto fascista al suo funerale?
«Non si tratta di un saluto fascista, ma di un rituale militare. Chi confonde il rito del "presente" con il saluto romano è in malafede perché ignora una tradizione militare che vige da secoli».

E i tre «camerata» urlati prima del nome Stabilini?
«Il termine "camerata" si usa tuttora per rivolgersi a un commilitone. È stato solo preso in prestito dal fascismo. È il rito del "presente", niente a che vedere con il fascismo».

Una polemica sul nulla?
Esatto. E poi, perché nessuno s' indigna per il pugno chiuso della sinistra?».

Quindi non si dissocia, come le chiede il Pd?
«Non devo dissociarmi da nulla, visto che non si tratta di saluto fascista. È stato inopportuno, ma in buona fede».

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