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Così il Centro (inter)nazionale si prepara a cavalcare l'onda antifascista

 


DAGOREPORT! - GLI ORFANI DI DRAGHI ALLA RISCOSSA: VIA AL RASSEMBLEMENT PD-CENTRISTA PER ARGINARE LA QUASI CERTA VITTORIA DEL FASCIO-SOVRANISMO - PARTIRA’ UNA CAMPAGNA ELETTORALE AGGRESSIVA DEL CENTRO-SINISTRA TUTTA INCENTRATA SUL “DRAGHICIDIO” E SUL “PERICOLO NERO” - LETTA E FRIENDS SPINGERANNO SULLA SCELTA DI CAMPO: O CON NOI EURO-DRAGHIANI O CONSEGNERETE L'ITALIA ALLA “ORBAN IN GONNELLA” (MELONI), AL PUTINIANO SALVINI, AL PUTTANIERE BERLUSCONI, ORMAI INCAPACE DI INTENDERE E DI SCOPARE - MATTARELLA INCAZZATO CON DRAGHI: HA TROVATO IL SUO DISCORSO DIVISIVO E ANCHE UN PO' PERONISTA - L'ULTIMO TENTATIVO DI GIANNI LETTA: CHIAMA B. E VIENE RIMBALZATO DALLA ''CENTRALINISTA'' LICIA RONZULLI - MACRON, SCHOLZ E VATICANO IN MOVIMENTO...

Sconfitti, depressi, rassegnati: gli orfani di Draghi in Parlamento hanno ricevuto una mazzata psicologica epocale. E’ dura ritrovarsi turlupinati da Conte, Salvini e Berlusconi, le majorettes di Putin, che si sono spalleggiati magistralmente nell’aprire la crisi e nel farla deflagrare.

Ma il sapore amaro della batosta non puo’ durare a lungo: le elezioni incombono (si voterà il 25 settembre), la campagna elettorale sarà brevissima, il M5s è ormai fuori dal “campo largo”, destinato a finire nelle fauci di Raggi e Di Battista; e il centrodestra è avanti nei sondaggi.

Urge un Piano B.

L’idea che prende corpo, a cadavere ancora caldo del governo Draghi, è un rassemblement centrista e iper-draghiano che metta insieme tutti i partitelli d’area (Azione, Italia Viva, Coraggio, +Europa, fuoriusciti da Forza Italia) che, correndo in solitaria, non riuscirebbero a farsi valere neanche in assemblea di condominio (“Insieme per il futuro” di Luigi Di Maio galleggia intorno all’1,8%, secondo i sondaggi).

 Una sorta di “progetto Macron alla pummarola” per evitare che l’Italia finisca nelle mani di Salvini, Meloni e di quella mummia incipriata di Berlusconi. Lo slogan d’attacco sarà: “Chi vuole davvero questo disgraziato Paese in una sorta di riedizione dell’Ungheria di Orban o di colonia di Mosca?”.

Gli euro-poteri, che temono l’avanzata delle destre, si sono attivati per spingere i litigiosi galletti (da Renzi a Calenda) a creare un pollaio comune. Da Francia e Germania è iniziata una moral suasion a organizzarsi in nome della fantomatica “Agenda Draghi”.

Persino il Vaticano segue con apprensione lo stato comatoso del centrosinistra e spinge Calenda a un’alleanza per opporre una diga ai “barbari” del Centrodestra. Qualche invito a fare presto e a “costruire” è arrivato anche alla sinistra Pd di Orlando e Provenzano.

Il poco tempo a disposizione per suggellare una decente alleanza di progetto spingerà il Centrosinistra a fare una campagna elettorale aggressiva e polarizzante sul “Draghicidio” e collocazione internazionale (atlantisti vs amici di Orban e Putin).

Sarà lo spauracchio della Orban in gonnella (Meloni), della groupie di Mosca (Salvini) e del redivivo Cainano (Berlusconi) a tenere insieme la baracca elettorale di Letta & friends. Non mancheranno le accuse di fascismo a Fratelli d’Italia, il “pericolo nero” sarà evocato a pie’ sospinto. Insomma l’armamentario ideologico che puo’ aiutare a ridimensionare una sconfitta che ora, visti i sondaggi, sembra certa.

Se i partiti si organizzano alla buona, Mattarella ha le palle fumanti. E’ infastidito da un Parlamento di inetti che non ha saputo anteporre l’interesse nazionale alle beghe di orticello.

In piena emergenza bellica, inflazionistica, energetica, idrica e economica non si sfascia un governo con una delicatissima legge Finanziaria da scrivere, un Pnrr da mettere a terra e per di più a pochi mesi dalla naturale scadenza della legislatura. Insomma bisogna essere proprio cojoni (o in malafede) per non capirlo.

E poi il presidente della Repubblica, il cui slogan era e resta “responsabilità”, è incazzato con Draghi. Il giudizio sulle ultime mosse di Mariopio è pessimo: ha trovato il suo discorso al Senato molto divisivo, inutilmente ostile. Non c’era un briciolo di quella diplomazia che forse avrebbe potuto salvare il governo.

Il Colle non ha gradito neanche quello slancio alla Peron che Draghi ha tirato fuori per autolegittimarsi (“Se sono qui è perché me l’hanno chiesto gli italiani”). L’ex Bce ha anche detto al Quirinale che non intende mettere mano alla legge finanziaria, che andrà presentata entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio. Draghi vuole occuparsi, e lo farà malvolentieri, solo degli affari correnti.

Ps: Dopo Gelmini e Brunetta anche Mara Carfagna è vicina all’addio a Forza Italia. Grande malumore anche in Gianni Letta che ieri ha provato a contattare telefonicamente Berlusconi e ha trovato il “filtro” di Licia Ronzulli.

FONTE: Dagospia

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