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Il "guerriero" Sordi nel ricordo di un "Walter boy"

 

Oggi compie 60 anni Walter Sordi, il principale pentito della "guerriglia nera". Protagonista dell'ultima stagione dei Nar, si era munito di una sua personale banda di giovanissimi: i Walter boys ...


Oggi, per la prima volta, uno dei Walter boys ha accettato, sotto garanzia dell’anonimato, di raccontare la loro storia.

Sentiamolo:

Quelli che poi diventeranno i Walter boys cominciano a frequentarsi nel febbraio-marzo 1980. Eravamo un gruppo di amici, alcuni con vaghe simpatie di destra, qualche altro con un piccolo passato di militanza. Dall’Eur venivano Vittorio Spadavecchia, Pierfrancesco Vito, Luca Poli, Massimo Polidori e Marco Caiazza, che non era dell’Eur ma stava sempre là. Poi c’era un gruppo che si ritrovava in piazza Euclide, pur provenendo da altre zone di Roma. Parlo di Marco Cochi, di Enrico Campanini [nipote dell’attore Carlo, N.d.A.], Michele Nuzzolo e Andrea Paciotta.

Inizialmente il nostro tramite con Sordi fu un altro ragazzo, Stefano Delicati, che lo conosceva bene. Sordi le prime volte lo incrociavamo in discoteca, al Much More. Lui era già fuoriuscito da Tp. Abitava in via Timavo, zona piazza Mazzini, vicino a Ciavardini, e stava sempre con lui. Ogni tanto passava anche in piazza Euclide. Poi, quando decide di andarsene in Libano, alcuni di noi cominciano a scrivergli e i contatti si intensificano. Io stesso gli ho scritto diverse volte.

Lui per noi era un mito. Poco prima del suo ritorno in Italia – sarà stato il settembre dell’81 – mi scrisse una lettera in cui inneggiava alla lotta in maniera mistica. La conclusione me la ricordo ancora. Diceva: «Il sole illumina il cammino di chi sa di non sbagliare. Il vento lo protegge dagli errori e la marcia, anche se lunga, ha un termine ed un fine: la vittoria». Il suo atteggiarsi a soldato politico e il suo continuo riferimento alla mistica guerriera ci avevano fatto partire per la tangente...

Così, quando Sordi torna, raduna i suoi boys e comincia a catechizzarli e, soprattutto, a farsi aiutare. Come il pomeriggio di quel maledetto 5 dicembre 1981, quando si «ricovera» a casa di uno di loro.

Poco dopo, a casa del Walter boys si presentano la Mambro e Vale, ai quali Sordi racconta tutto, con la conseguente arrabbiatura della Mambro (...)

Nella Capitale l’unica rete logistica ancora in piedi [nell'estate dell'82] è quella dei «boys» di Sordi.

Sentiamo ancora l’anonimo Walter boy:

Ormai vivevamo in una sorta di delirio di onnipotenza, uno stato di esaltazione collettiva, frutto di letture e film mal digeriti. Ti immergi nell’Edda di Snorri, ti abbeveri alle leggende nordiche del Walhalla, vai al cinema e vedi Conan il barbaro, Excalibur, I guerrieri della notte, Apocalypse Now, ne esci sempre più gasato, cominci a vivere certe suggestioni in termini totali e assoluti e ti convinci che una persona, nel nostro caso Sordi, sia la reincarnazione di tutti questi miti, di questi sogni.

Lui ci metteva del suo, ci riuniva periodicamente e ci «catechizzava». Gli autori da studiare ce li indicava Walter. Parliamo dei soliti: Evola, ovviamente, e poi Yukio Mishima, Ezra Pound, Drieu La Rochelle e così via. Lui si presentava come un «soldato politico», un «monaco guerriero», una perfetta sintesi tra pensiero e azione, tra libro e moschetto.

Il suo modello di vita restava Peppe Dimitri, che lui considerava un maestro. Ne parlava benissimo. Diceva anche che stava organizzando la sua evasione, così come quella di altri.

Ci diceva che Peppe era detenuto al carcere della Gorgona e che era uno dei migliori camerati mai esistiti. Sordi ci riempiva la testa con discorsi sulla grande guerra santa, sulla piccola guerra santa.

Sul fatto che bisognasse vivere e comportarsi da guerrieri. Citava Geronimo, Thor, Cavallo Pazzo, i celti. Insomma, il refrain era questo.

Certo, non era un grande intellettuale. Non era Freda, ma qualche libro l’aveva letto...

In cosa consisteva, nella realtà di tutti i giorni, il comportamento del «guerriero»?

Lui diceva, per esempio, che un vero guerriero, se gli serve qualcosa, non fa come il borghese che va in un negozio e se la compra. Il guerriero se la prende. Be’, sì, in altri termini, la rapina o la ruba...

Dalle parole ai fatti.

I Mondiali di Spagna incombono, ci vorrebbe un bel tv color per ammirare le gesta di Paolo Rossi & Co. Il «guerriero» Sordi si ricorda di aver visto un grande televisore a casa di una sua ex fidanzata, un paio di anni prima.

Così un bel giorno convoca due boys, li rifornisce di pistola e annuncia: «Ora andiamo a fare un’azione rivoluzionaria». I tre salgono in macchina e arrivano di fronte a un palazzo. Entrano nell’ascensore, giungono al piano e suonano alla porta.

Ad aprire è il padre della ragazza, che non fa in tempo a rendersi conto di quel che accade perché Sordi gli è già addosso e comincia a pestarlo con calci e pugni. Poi lo lega e lo imbavaglia con dello scotch.

Ora è il turno dei suoi due supporter, ai quali affida il «delicato» compito di trasportare (a mano, dal momento che non entra in ascensore) l’ambito trofeo. E già che si trova, Sordi si porta via anche un orologio d’oro, una macchina fotografica e una Beretta calibro 22.

È il 2 giugno 1982.

Sordi è uno a cui piace vestire alla moda, è un cultore dell’immagine e persino del marketing.

Tanto che, insieme al suo gruppo, decide di dotarsi anche di un proprio simbolo: ovviamente una runa, come spiega l’ex Walter boy:

Lui, figlio della cultura di Tp e degli insegnamenti di Peppe, era molto attratto dalla cultura nordica e runica. Insieme abbiamo celebrato anche un solstizio d’inverno, il 21 dicembre 1981. Sordi portava sempre al collo la Tiwaz o Tyr, la runa della guerra: una freccia con la punta verso l’alto. E la runa divenne il simbolo dei Walter boys. Facevamo scritte sui muri di tutta Roma Nord, firmandole con uno scudo al cui interno c’era questa runa. Era il nostro marchio.

Chiedo se per caso non avessero anche una sorta di divisa, un look comune a tutto il gruppo.

No, questo no. Ma ci vestivamo alla moda, seguendo anche l’esempio di Sordi, con i capi del momento, quindi con i Camperos, qualche volta anche d’estate. Anche se col caldo sia lui sia noi preferivamo indossare le Clarks color sabbia o le scarpe da ginnastica. Preferibilmente le Adidas Stan Smith, che peraltro ora sono tornate di moda. Sotto le camicie portavamo le T-shirt bianche della Fruit of the Loom e d’inverno usavamo i piumini smanicati. Lui d’inverno portava anche i Frye, gli stivali con la fibbia e la punta quadrata. Io invece impazzivo per le Adidas SL 72: a Londra me ne ero comprate un paio arancione, invece di quelle bianche che qui usavano tutti...

I Mondiali dell’82 scandiranno anche il tempo delle azioni dei Nar. La finale Italia-Germania dell’11 luglio, in cui gli azzurri vinsero il loro terzo titolo – quella del triplo urlo di Nando Martellini: «Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo» –, l’ex supporter di Sordi se la ricorda bene: «La vidi a casa mia proprio con Sordi. Eravamo io e lui da soli. Fu l’ultima volta che lo incontrai».

Sì, perché meno di un mese dopo molti Walter boys finiranno in cella.

Il 6 agosto una volante, dopo un inseguimento per le vie della città, blocca una Renault 5. Dentro ci sono tre Walter boys. Hanno addosso 7 milioni e mezzo in contanti. Poco dopo la polizia arriva a una cantina di via Nemea, di proprietà di un loro amico, e salta fuori l’intero arsenale dei Nar: mitragliette, pistole e fucili d’assalto. Tutti usati negli attentati del gruppo, da Straullu a piazza Irnerio. La Digos scopre poi che la donna delle pulizie della famiglia di uno di loro è proprio quella Irene De Angelis il cui documento era stato trovato in tasca alla Mambro al momento del suo arresto. Per i Walter boys e per il loro leader è l’inizio della fine.

Grazie alle rivelazioni di uno degli arrestati, un mese dopo la polizia completa l’opera e cattura gli altri Walter boys. Hanno tutti tra i diciotto e i vent’anni.

FONTE: Nicola Rao, Il piombo e la celtica

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