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5 settembre 1976: quell'omicidio alla festa dell'Unità non fu violenza fascista


5 settembre 1976 Omicidio di Pierantonio Castelnuovo. A Lecco, durante una festa dell'«Unità», è picchiato a morte da un gruppo di neofascisti Pietrantonio Castelnuovo, di 46 anni.
Così l'archivio Per non dimenticare con due scarne righe inserisce il fratello dell'attore Nino tra le vittime della violenza politica. In realtà a uccidere l'operaio, attivista comunista, è un gruppo di giovanissimi teppisti, con legami a famiglie di 'ndrangheta: uno, Angelo Musolino è cognato del boss Coco Trovato. L'età dei sei, tre arrestati, gli altri tre si costituiscono in un paio di giorni, varia tra i 17 e i 20 anni. Passata la mezzanotte tra sabato e domenica, si erano messi a cantare e Castelnuovo aveva chiesto loro di non disturbare. Per tutta risposta lo avevano massacrato di botte. Lo stesso Nino Castelnuovo, interrogato dai giornalisti, esclude la matrice politica del delitto: Ho visto Pierantonio la settimana scorsa. Appena potevo venivo qui, nel paese che ci ha visti crescere insieme. Non voglio definire quanto è avvenuto un atto politico, Pierantonio era molto serio e non può essere caduto in una provocazione. Non credo, quindi, che fossero fascisti i suoi aggressori. Fascista è il loro comportamento, ii modo di affrontare una situazione, forti del numero e dell'impunità ». Anche il Pci di Lecco, del quale Castelnuovo era uno degli attivisti più apprezzati - sottolinea La Stampa - non «etichetta» gli assassini.
Quarant'anni dopo  Libera "iscrive" Castelnuovo alle "vittime innocenti di mafia" inserendolo nel suo grande database
 


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