17 settembre 1982: la cattura e il pentimento di Walter Sordi - <b>FascinAzione</b>

Non perdere

Spazio pubblicitario

Spazio pubblicitario

giovedì 17 settembre 2020

17 settembre 1982: la cattura e il pentimento di Walter Sordi


Walter Sordi sta vagando per Roma [ad agosto sono stati arrestati a catena i suoi boys, che gli assicuravano supporto alla latitanza, ndb], senza più una rete di copertura. Un giorno si imbatte in Tomaselli, anche lui ormai latitante, che rimedia una casa estiva in una località di mare non lontanissima dalla Capitale: Lavinio. L’abitazione è quella del padre di Stefano Comune, un ragazzo del suo movimento. Siamo ormai a settembre inoltrato e Lavinio è praticamente disabitata. Ai due sembra un buon posto per stare tranquilli.
Tomaselli:
In quelle settimane, nelle quali peraltro, come può ben immaginare, si accavallavano molteplici input, il pm di Roma che formulava le richieste di rinvio a giudizio per Tp avanzò anche la richiesta d’arresto per me. La mia copertura era caduta con l’arresto di Brescia e quindi ero in una situazione alquanto precaria. Negli stessi giorni, in cui dormivo ogni sera in un albergo diverso, ribecco Sordi, anche lui molto «precario». Lui aveva bisogno di un posto dove dormire, quindi misi in moto alcuni miei contatti e trovammo una casa a Lavinio, sul litorale a sud di Roma.
La cosa funzionò così. La casa era quella delle vacanze di un pischello del movimento, che avrebbe certamente saputo se il padre, proprietario dell’abitazione, avesse avuto intenzione di venire improvvisamente. In quel caso ci avrebbe subito avvertito. Del resto in quella casa ci stavamo solo di notte, mentre di giorno eravamo in giro.

Ma nell’era precellulari i contatti immediati non sono possibili. Tomaselli:
Il diavolo ci mise le corna. Solitamente lasciavamo la Golf fuori dal cortile di casa, ma quella sera Sordi si incaponì dicendo che c’era il rischio che ce la rubassero e volle parcheggiarla nel giardino interno. La mattina dopo né io né lui avevamo impegni particolari, così restammo in casa. A sua volta, il nostro amico che avrebbe dovuto avvertirci uscì di casa, a Roma, e suo padre decise, improvvisamente, di fare un salto a Lavinio...
Ecco cosa accadde:
Il proprietario arriva, vede la Golf nel cortile della casa e va a chiamare i carabinieri. A un certo punto – dormivamo in due stanze diverse – mentre ero steso sul letto a leggere, sento bussare al vetro della porta finestra. Immagino che sia il nostro amico che ci vuole dire qualcosa. Mi alzo e vado di là, in soggiorno. Invece: sorpresa! C’è un tizio con due carabinieri che mi chiede chi sono e cosa faccio a casa sua. Io cerco di reggere la parte, dico che sono amico del figlio e lo invito a telefonare a casa, cosa che lui fa, ma il figlio non c’è...
Intanto Sordi continua a dormire nell’altra stanza e uno dei militari comincia a curiosare. Entra nella stanza dove dormivo e torna con la mia pistola, alquanto perplesso. Insomma, ancora non sospettano nulla, almeno per ora... Nel frattempo Sordi esce in mutande dall’altra stanza. A quel punto persino dei brocchi come i due militari di Lavinio cominciano a sentire puzza di bruciato. Decidono di fermarci, ma Sordi salta addosso al maresciallo e ingaggia con lui una lotta furibonda, rotolandosi per terra. Nel frattempo l’altro carabiniere mi tiene sotto tiro con l’M12. Arriva un terzo militare, che era rimasto fuori, nel pulmino, e riescono a bloccare Sordi. Mi legano le mani dietro la schiena con una cravatta. Ma a quel punto Sordi va fuori di testa: si lancia contro la porta finestra e la sfascia. Di nuovo tutti e tre gli sono addosso e lo bloccano.
Ma lui ormai è andato: prima fa i complimenti al maresciallo, annunciandogli che lo promuoveranno per averlo arrestato, quindi comincia a raccomandarsi con me, davanti ai carabinieri, perché non ci si dimentichi di lui (come se io dovessi essere liberato cinque minuti dopo...). Lì ho cominciato a capire che non avrebbe retto. E infatti, due giorni dopo, mentre eravamo ancora rinchiusi al comando di San Lorenzo in Lucina, ho capito che aveva cominciato a parlare...
In un solo colpo, i carabinieri della tranquilla stazione di Lavinio hanno messo le mani su uno dei leader di Terza Posizione e su uno dei capi dei Nar. Che dopo qualche ora comincerà a cantare, facendo arrestare decine di persone e contribuendo, una volta per tutte, alla fine del terrorismo nero in Italia.
Sono le 9 di venerdì 17 settembre 1982.
Mentre carabinieri e polizia pescano a strascico e portano in carcere militanti, fiancheggiatori e amici dei fiancheggiatori, il gruppetto residuo dei Nar è ormai allo sbando e si divide tra Roma (sempre di meno), Milano e la Francia. Nel giro di due anni verranno tutti arrestati. Nel frattempo i superstiti del gruppo penseranno più a nascondersi e a sopravvivere che non a sparare. Con alcune eccezioni.

FONTE: Nicola RAO, Il piombo e la celtica

Nessun commento:

Posta un commento

Banner pubblcitario 700