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Le radici ideologiche e culturali del neofascismo secondo il Sisde



Nel quadro del generale ripensamento del blog (più approfondimenti, meno fatterelli) cominciamo la pubblicazione del Rapporto del Sisde dell'ottobre 1982 su eversione e terrorismo di destra, licenziato proprio mentre si concludeva, sotto i colpi del tradimento di Walter Sordi, la stagione dei Nar.
Qualche settimana fa abbiamo anticipato la parte più "intrigante": la psicopatologia del terrorista nero. Ecco il primo capitolo, dedicato alle radici ideologiche e culturali dell'estrema destra. 

Le motivazioni ideologiche dell'estrema destra italiana si rifanno,in genere, a quel complesso movimento socio-politico che fu il "Fascismo" e in particolare all'ultima fase di esso, coincidente con la Repubblica di SALO'. Va rilevato, comunque, che tra i due fenomeni esistono non solo analogie, ma anche differenze. 
Infatti, mentre alcuni storici accreditano al fascismo tra le due guerre mondiali un valore "epocale", altri valenti studiosi ritengono che le varie espressioni del neofascismo attuale siano da considerarsi prive di valori culturali di rilievo. 
Quanto sopra è da porre in relazione al rifiorire, nel secondo dopoguerra, delle culture che il fascismo aveva combattuto e represso, in particolare quella marxista e quella liberaldemocratica, per cui lo spazio culturale della estrema destra si è enormemente ridotto. 
Il neofascismo si è visto relegato nei confini di una "controcultura", sia per una sorta di "esorcismo-rifiuto" da parte della stragrande maggioranza del popolo italiano, ma soprattutto perché manifestamente incapace di elaborare alcunché di originale che non si rifacesse ai tratti salienti del "fascismo epocale", fenomeno di cui esso si ritiene l'erede (sia pur in chiave evolutiva).
Per tal i motivi individuare ed analizzare le matrici culturali del neofascismo italiano, appare compito estremamente difficoltoso, a causa della inconsistenza di un fenomeno politico le cui connotazioni ideologiche, lontane filiazioni di una dottrina ormai avulsa dal contesto storico moderno, oscillano tra i l conservatorismo "nostalgico" dell'estrema destra parlamentare e l'aggressività scomposta dell'estremismo "nero". 

I RIFERIMENTI DOTTRINALI

Per quanto attiene al fascismo "storico" o "epocale", l'opinione dei maggiori studiosi del fenomeno (T. MANN, G. LUKCACS, G. DE LUNA, R. DE FELICE, G. L. MOSSE) indica nell'"irrazionalismo filosofico " dell'inizio del '900 la premessa del sorgere del fascismo e del nazionalsocialismo, come risposta reazionaria (piccolo-borghese) ai grandi problemi posti dal secolo precedente (l'industrializzazione, la diminuita influenza delle monarchie imperiali, lo sgretolamento dell'AUSTRIA-UNGHERIA, la nascita del socialismo, l'emergere dei ceti borghesi, ecc.). 
Infatti, il fascismo può essere ben definito come un sistema politico mirante ad ottenere (con  l'uso della violenza) l'inquadramento unitario di una società in crisi, promuovendo una forzata mobilitazione di massa mediante l'identificazione di rivendicazioni politiche popolari con rivendicazioni nazionali (queste ultime di chiara matrice intellettuale borghese). 
In proposito G.L. MOSSE, nel suo recentissimo "L'uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste", coglie il nesso tra fascismo ed industrializzazione, laddove individua, quale concausa della fascistizzazione dell'EUROPA tra le due guerre mondiali, il bisogno della coscienza comune di ritornare alla sicurezza individuale di un passato mitico di ordine (nel caso italiano la ROMA imperiale, nel caso tedesco il regno dei Nibelunghi), davanti ai grandi sconvolgimenti sociali prodotti dallo sviluppo industriale e dall'espansione delle città. 
E' sull'individuo che teme l'affermazione delle esigenze di rinnovamento e di progresso sociale originate dagli sconvolgimenti della grande guerra, che ha avuto facile presa il fascismo come ideologia della crisi, ideologia di risposta a quello che TALOOTT PARSON definisce, 1'"incremento delle anomie", ossia l'incremento della caduta verticale dei valori sociali tradizionali, con la conseguente disgregazione della società e dell'aspetto istituzionale vigente. Costretto tra l'avanzare delle istanze sociali di rinnovamento di ampi strati di lavoratori e la paura di veder crollare il mito della sicurezza individuale in un "nebuloso" futuro democratico, il ceto borghese europeo ha reagito con una pseudo-rivoluzione conservatrice e nazionalista, che ha bloccato e cristallizzato il processo di trasformazione/crisi innescato dagli avvenimenti socio-politico-economici succedutisi dall'inizio del secolo . 
In tale contesto nasce il "corporativismo", inteso essenzialmente come codificazione ideologica dell'esigenza di sicurezza sociale della piccola e media borghesia, che realizza politicamente se stessa imponendo una forma di controllo ("corporativo") sulla evoluzione socio-economica dell a nazione, in funzione di difesa dall'avanzata del "quarto stato". 
Il fondamento filosofico di tale dottrina, si basa sull'idealismo hegeliano ripensato e assolutizzato dallo spiritualismo di GENTILE, per il quale l'unica realtà è "l'individuo-spirito" che realizza se stesso nella storia. Secondo autorevoli studiosi, la prassi attivistica degli squadristi fascisti trovava alimento anche nel pensiero di SOREL (vd."Il mito della violenza") e di BERGSON (con l'attivismo spiritualistico dello "slancio vitale") . 
Come già rilevato in sede di premessa, nel neofascismo italiano del secondo dopoguerra hanno convissuto, fin dagli inizi, due componenti profondamente diverse sotto il profilo ideologico e sostanzialmente divergenti nelle finalità strategiche. 
Infatti , accanto alla componente conservatrice e reazionaria che è andata ad occupare l'area di estrema destra dello schieramento parlamentare, è cresciuta, parallelamente, una componente giovanile radicale di coloritura neo-nazista con connotazioni eversive di stampo squadristico. Da taluni studiosi si sostiene, comunque, che le stesse due "anime” - conservatrice e radicale - sono artificiosamente convissute anche nel fascismo "epocale” nato con lo squadrismo e, poi, sopravvissuto nella conservazione. Secondo lo studioso G. DE LUNA manca, comunque, nel nuovo fascismo un progetto politico basato su formule istituzionali che ricordino i l binomio mussoliniano "Partito-Stato". Anche secondo DE FELICE, in realtà il neofascismo conservatore è da considerarsi come un fenomeno generazionale di persone adulte che hanno vissuto l'esperienza fascista, e che sopravvive soltanto in forme organizzate del tipo "maggioranza silenziosa" o all'interno del partito missino (quest'ultimo agitato, fin dalla sua costituzione, dell'incontro-scontro tra componente radicale - ALMIRANTE prima maniera - e componente conservatrice perbenista). 
Tenuto conto delle differenze sopraevidenziate, i tratti salienti del neofascismo, possono - con DE LUNA e DE FELICE - essere così schematizzati: 
  • populismo, come anacronistico tentativo di superare il dilemma marxismo-liberalismo;
  • nazionalismo, con la recente variante europeista, quale estrapolazione del suddetto concetto (superamento del marxismo-liberalismo), in chiave geo-politica (superamento della "logica dei blocchi" USA/URSS);
  • anticomunismo, vissuto in forma acritica e manichea;
  • meridionalismo, con forti connotazioni demagogici;
  • ricerca/riscoperta dei valori della "tradizione";
  • socialità, come progetto politic o di superamento delle tesi "interclassiste" cattoliche e della "lotta di classe" di matrice socialista/comunista;
  • autoritarismo, come affermazione dell'esigenza fondamentale di un "Governo forte".

IL RUOLO CENTRALE DI EVOLA

Sotto il profilo culturale e filosofico, nel neofascismo attuale (o meglio nelle elaborazioni teoriche di alcuni studiosi neofascisti), lo spiritualismo hegeliano è stato inconsapevolmente soppiantato dal nichilismo attivo di NIETSCHE, mentre il ruolo che per il fascismo "epocale" venne svolto da GENTILE (artefice della razionalizzazione/idealizzazione dello squadrismo sansepolcrista) è stato, per il nuovo fascismo radicale, ricoperto da Julius EVOLA. Pittore e scrittore, filosofo mistico e spengleriano, razzista e spiritualista,EVOLA è stato definito come il "MARCUSE di destra" per le sue critiche radicali - analoghe a quelle della scuola di FRANCOFORTE (MARCUSE, HORKHEIMER, ADORNO )- alla società di massa e alla "democrazia manipolata". 
EVOLA costituisce uno dei più importanti punti di riferimento ideologici dell'estrema destra eversiva italiana, per due motivi fondamentali: come esaltatore di valori mitologici, nazionalistici e tradizionali; a causa del suo proclamato disprezzo verso il capitalismo e le sue derivazioni politiche e sociali. Fautore di una politica di potenza, convinto assertore delle teorie di SPENGLER sul "Tramonto del l'Occidente" e sulle cause della sua decadenza morale, imputabili al "mercenarismo giudaico" e al “pietismo cristiano", EVOLA auspica il ritorno liberatore alla "tradizione", al "Gran Tempo", al rapporto con il "passato nazionale" in chiave sacra e mitologica, all'"Imperialismo Pagano". 
E' da Julius EVOLA che l'estremismo neofascista (specialmente nelle sue forme più rozze e superficiali) attinge, sin dagli anni '50, un radicalismo aristocratico e guerriero, razzista e violento, in grado di soddisfare la conclamata necessità di innestare i valori della tradizione nel contesto di una "lotta di popolo" che in realtà è (e vuole essere) soltanto una "lotta di individui". 
E' dalla rilettura in chiave "rivoluzionaria" antisistema delle opere di EVOLA - contrapposta a quella "mercenaria e borghese" dell'estrema destra par lamentare - che hanno origine le pulsioni irrazionali e le manifestazioni di violenza del terrorismo nero degli anni '60 – '70, nonché il fiorire di gruppuscoli e micro-formazioni che, oggi, popolano la nebulosa dell'eversione neofascista. E', infine, da EVOLA che il radicalismo neofascista trae il proprio disprezzo per la "plebe", per le "masse sradicate, che debbono essere "ricondotte alla ragione" e svegliate dal "torpore decadente" del mondo capitalista in disfacimento, da una "élite guerriera" che attinge dalla riscoperta dei valori tradizionali, il proprio diritto a dominare il popolo. Valgano in proposito, a titolo di significativo esempio, le seguenti citazioni tratte da uno scritto di Clemente GRAZIANI, pubblicato sul "Quaderno di Ordine Nuovo n. 1" (1970), che chiariscono come, in effetti, la "rilettura rivoluzionaria" di EVOLA abbia influito non soltanto sulle espressioni sottoculturali dell'estremismo neofascista, ma anche sulle sue più aberranti manifestazioni operative: "per vincere, occorre determinare tra le masse un senso di impotenza, un senso di acquiescenza assoluta"; "abbiamo accennato al terrorismo indiscriminato e questo concetto implica, ovviamente, la possibilità di uccidere e di fare uccidere vecchi, donne, bambini. Azioni del genere sono state sinora considerate alla stregua di crimini universalmente esecrati ed esecrabili e, soprattutto, inutili, esiziali ai fini vittoriosi di un conflitto. I canoni della guerra rivoluzionaria sovvertono però questi principi morali ed umanitari. Queste forme di intimidazione sono assolutamente necessarie per i l conseguimento di un determinato obiettivo". 

LA FORBICE SOCIALE TRA I MILITANTI

L'analisi socio-politica consente di affermare che l'immagine dell'area di estrema destra, gravitante ai margini dell'eversione, è quella di una fascia di giovani e giovanissimi appartenenti a vari strati sociali (essenzialmente borghesia medio-alta e sottoproletariato), che disprezza il binomio "ordine-legalità" e che, per il rifiuto di un'epoca, di un sistema e di una mentalità, è più vicina ai "cani sciolti" del "movimento", che al "doppio-petto" almirantiano. Si tratta di un'area il cui referente culturale o, nella maggioranza dei casi, sottoculturale è costituito da un confuso "iper-moralismo" guerriero in cui affiorano superficialmente, accanto a EVOLA, CODREANU e POUND. E' la gioventù dei "Campi Hobbit"', che sogna "un repulisti generale" senza tuttavia proporre istanze socio-politiche che vadano al di là di una gretta, contraddittoria e vacua finalità di "ordine intransigente". E' in sostanza, un micro-cosmo giovanile che da non pochi osservatori è stato definito una "polveriera", incapace di esprimere una strategia politica che superi il momento, vissuto in chiave estetizzante/dannunziana, della punizione del nemico (individuo/popolo): una "massa di manovra" scomposta, facilmente manipolabile e strumentalizzabile da forze in grado di canalizzarne l'aggressività in senso destabilizzante. Per contro l'area dell'estrema destra che ha scelto la "lotta armata", nell'oscurità catacombale della "clandestinità", ha al suo attivo (se così si può dire) l'"incultura" della disperazione e cioè la violenza cinica, ossessionata e folle, per la quale l'arma, strumento di morte, viene guardata come "status symbol" e come mito, e la cui utilizzazione assume un significato liberatorio di catarsi. 
Ne consegue che il profilo dei terroristi neri, la cui operatività è imperniata su azioni criminali, spesso gratuite e sempre sanguinarie, può essere meglio formulato prendendo le mosse dall'analisi psicopatologica dell'area in argomento . Gli elementi di natura storico-culturale (o pseudo-culturale), fin qui schematicamente delineati, potrebbero indurre a ritenere che - in effetti - l'estrema destra eversiva non sia in grado di elaborare un'organica strategia di lotta contro le istituzioni democratiche. 
Al fine di non incorrere in pericolosi errori di valutazione circa la potenzialità offensiva e destabilizzante dell'estremismo neofascista è necessario, quindi, operare un'attenta analisi differenziale tra le motivazioni e la prassi dei gruppi organizzati dell'eversione "nera" e la strategia di chi tali gruppi potrebbe aver strumentalizzato, manipolato e diretto al fine di sovvertire i fondamenti della democrazia in Italia. Ci si riferisce a coloro che, avendo interesse a provocare nell'opinione pubblica italiana diffusi sentimenti di terrore e di incertezza, propedeutici a una "spontanea" e generalizzata richiesta di "legge e ordine" (e quindi a una svolta autoritaria dell'assetto istituzionale del Paese), potrebbero aver indirizzato coscientemente l'aggressività dell'estremismo nero verso azioni di particolare impatto sociale (e criminale). 

LE PROVE MANCANTI SULLE CENTRALI OCCULTE

Non sono disponibili, a tutt'oggi, prove determinanti dell'esistenza di "centrali occulte" (Italiane o straniere) che dirigano e coordinino, mediante un'accorta cadenza di azioni/stragi/attentati, le attività del neofascismo nazionale. Non possono tuttavia non ritenersi degni di atten ta considerazione gli indizi , i sospetti e le ipotesi, ventilati negli ultimi anni da inquirenti, parti politiche e Magistratura. Vanno, infatti , attentamente valutate le prese di posizione di personaggi che, dopo aver ricoperto cariche di elevata responsabilità nell'apparato statuale, hanno compiuto una aperta scelta di campo in senso neofascista, avallando, in tal modo, l'insorgere di gravi dubbi circa la correttezza delle attività svolte durante il servizio e sulle possibili coperture fornite all'eversione neofascista. Parimenti occorre, nell'indagine su possibili coinvolgimenti di occulti centri di potere nelle attività criminali del terrorismo nero, tenere debito conto dei sospetti, avanzati da consistenti settori della Magistratura e dagli Apparati di Sicurezza, sui contatti intercorsi tra estremisti neri ed esponenti della Loggia P2 di Lici o GELLI. 
In proposito già dagli anni 70/75 la Magistratura che indagava su episodi quali il "golpe BORGHESE" del dicembre '70, "la Rosa dei Venti", il delitto OCC0RSIO, accertò, grazie anche all'impegno dell'Ispettorato Generale per l'azione contro i l terrorismo, l'esistenza di contatti tra elementi della Massoneria e dell'allora "Raggruppamento GELLI" con personaggi coinvolti in attività eversive. Scopo di tali contatti sarebbe stato quello di "stimolare", attraverso finanziamenti e appoggi, la messa in opera di attentati intesi a creare un clima di destabilizzazione nel Paese e una conseguente svolta autoritaria. Anche nell'ambito delle indagini sulla strage dell'Italicus, il sospetto di un coinvolgimento della P2 venne avanzato dai giudici di BOLOGNA che, nella sentenza di rinvio a giudizio degli imputati, affermavano che,pur in carenza di materiale istruttorio di rilevanza probatoria circa le suddette connivenze, la Loggia di Licio GELLI costituiva "un arsenale di pericolosi strumenti di eversione politica e morale". 
Negli ultimi tempi, da più parti, è stato, infine, avanzato il sospetto che centri di "direzione del terrorismo" a livello internazionale, avendo di mira la destabilizzazione dell'Italia, possano avere spregiudicatamente strumentalizzato le formazioni eversive - di destra e di sinistra - operanti nel Paese, per raggiungere i propri fini attraverso quella che è stata icasticamente definita la "guerra surrogata". 
Quali che siano, in futuro, gli sviluppi dell'intensa attività indagatoria ed informativa posta in essere dagli organismi di tutela della sicurezza democratica in direzione delle attività e delle coperture del terrorismo neofascista, è certo il fatto che sono proprio le caratteristiche della rozza cultura neofascista e della sua inconsistente filosofia politica, a rendere le violente e disorganizzate microformazioni "nere", particolarmente idonee a essere, consapevolmente o inconsapevolmente, protagoniste di azioni criminali volte all'abbattimento della democrazia in Italia . (1 - continua) 

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