18 luglio 1967: muore Paul Rassinier. il padre del revisionismo di sinistra - <b>FascinAzione</b>

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sabato 18 luglio 2020

18 luglio 1967: muore Paul Rassinier. il padre del revisionismo di sinistra


Paul Rassinier (Bermont, 18 marzo 1906 – Asnières-sur-Seine, 18 luglio 1967) è stato uno scrittore, politico pacifista e anarco-socialista francese. Anti-nazista combattente della resistenza, fu prigioniero nei campi di concentramento di Buchenwald e Mittelbau-Dora. Giornalista ed editore, ha scritto centinaia di articoli su argomenti politici ed economici, ma è ricordato soprattutto per quelli relativi al revisionismo dell'Olocausto di cui è stato uno dei fondatori, nonché esponente di primo piano. 

Rassinier descrisse, nelle sue prime opere, le terribili condizioni a cui erano sottoposti i detenuti nei campi di concentramento tedeschi, in cui vi era un alto tasso di mortalità a causa del maltrattamento, della penuria di cibo, della mancanza di medicinali e di numerose malattie endemiche. Riteneva tuttavia che i racconti degli altri detenuti contenessero delle eccessive, nonché popolari, esagerazioni. 

Cercò quindi di ridimensionare tali racconti, e successivamente di sottoporre a critica il celebre libro di Raul Hilberg Destruction of the European Jews (La distruzione degli Ebrei d'Europa): fu il primo di una lunga serie di attacchi che il movimento revisionista dell'Olocausto dedicò a quest'opera.

Rassinier si scagliò soprattutto contro le testimonianze sulle camere a gas omicide, che reputava incomplete, inesatte e, talvolta, falsificate, aggiungendo inoltre che le autorità naziste non avrebbero mai disposto l'ordine per uno sterminio fisico degli ebrei.

Rassinier fu anche il primo revisionista a stilare un'analisi, seppur approssimativa, sulla cifra degli ebrei morti nei campi di concentramento, ossia 1.600.000 circa.

Egli si occupò in seguito più approfonditamente della tematica delle camere a gas, giungendo alla seguente conclusione: «L'esistenza [delle camere a gas] non può essere considerata come indiscutibilmente stabilita» 

Una nota biobibliografica

di Cesare Saletta

Paul Rassinier naque il 18 marzo 1906 a Bermond, presso Montbéliard . Suo padre, militante socialista al tempo in cui queste parole conservavano ancora un senso, fu mobilitato durante la guerra 1914-18. Le sue attività pacifiste e internazionaliste gli valsero cinque anni di prigione.
Nella famiglia Rassinier la rivoluzione russa e quella tedesca furono salutate con speranza .
Nel '22, a sedici anni, Rassinier, influenzato da Victor Serge, aderisce al Partito comunista; molto presto si schiera all'opposizione; poi, nel '32, viene escluso . Con alcuni militanti operai egli dà vita, allora, alla Fédération Communiste Indépendante de l'Est e pubblica Le Travailleur de Belfort». Prende parte a diversi tentativi di unificazione del movimento rivoluzionario, sia sul piano sindacale con Alfred Rosmer e Pierre Monatte (La Révolution prolétarienne»), sia su quello politico con Boris Souvarine (i Cercles Communistes Démocratiques).
Constatando il disastro del movimento operaio, e dinnanzi alla pratica impossibilità di ricostruire un'organizzazione rivoluzionaria indipendente che sia qualcosa di diverso da una setta, preferisce, dopo il 6 febbraio del '34, difendere le sue idee all'interno del partito socialista (SFIO) . Segretario della federazione di Belfort, appartiene alla tendenza di Marceau Pivert, poi a quella di Paul Faure, e si sforza di diffondere in Franca Contea le posizioni pacifiste di Louis Lecoin. Monachista», sospettato di pacifismo nel '39, è strappato da Paul Faure alla repressione di Daladier.
Invasa la Francia dai tedeschi, la stessa lotta continua . Rassinier sarà, dunque, un resistente della prima ora. Cofondatore del movimento Libération-Nord, organizza la produzione su vasta scala di documenti falsi e fonda il giornale clandestino La Quatrième République» al quale la gollista Radio Londra fece eco.
Arrestato dalla Gestapo nell'ottobre del '43, è torturato per undici giorni (mani schiacciate, mascella fratturata, un rene a pezzi) . Sua moglie e suo figlio di due anni saranno anch'essi arrestati e resteranno in carcere per due mesi.
È deportato a Buchenwald, poi a Dora (diciannove mesi); invalido nella misura del 95 per 100 (misura accresciuta del 10 per 100 in sede di revisione) a seguito delle sofferenze subite come deportato, sopravvive solo grazie ad una disciplina draconiana e alle cure prodigategli dai familiari .
Riprende il suo posto alla testa della federazione SFIO di Belfort e non esita a dichiarare di non avere mai incontrato nella Resistenza la maggior parte degli uomini che ora parlano in suo nome .
Eletto deputato socialista alla seconda Costituente, è battuto il 10 novembre del '46 perché il partito comunista gli ha sbarrato la strada convogliando i propri voti sul candidato radicale .
Si ritira, allora, progressivamente dalla vita politica "attiva" e si dedica alle sue ricerche storiche e teoriche .
A seguito della pubblicazione del Mensonge d'Ulysse viene scatenata contro di lui una campagna nazionale. Nel '51 lo si espelle dalla SFIO e nello stesso anno, per intervento di Guy Mollet e di Daniel Mayer, è respinta una richiesta di riammissione sostenuta da Pivert e da undici federazioni. Delusissimo, si avvicina alle correnti anarchiche e non conformiste e conserverà l'amicizia e la stima tenace di uomini come Marceau Pivert, Lecoin, Louis Louvet, Rosmer, André Prudhommeaux, ecc. , e anche di alcuni militanti socialisti e del Syndicat National des Instituteurs, specie in Franca Contea.
Intrattiene altresì relazioni di lavoro, e anche amichevoli, con alcuni storici e alcuni onest'uomini di estrema destra, o reputati di estrema destra, il che gli viene violentemente rinfacciato: come se la frequentazione di certi uomini che passano per essere di sinistra fosse meno infamante .
Morì il 18 luglio del '67, persuaso che la sua opera avrebbe fatto la sua strada e che l'umanità avrebbe finito col produrre una generazione capace di comprenderla .

Era insignito della medaglia d'argento della Riconoscenza Francese e della Rosetta della Resistenza, decorazioni che non portava mai .

Ha scritto: Passage de la Ligne*, 1948, e Le Mensonge d'Ulysse*, 1950 (raggruppati sotto questo secondo titolo a partire dal '55); Le Discours de la dernière chance, 1953; Le Parlement aux mains des banques, 1955; Candasse ou le huitième péché capital, 1955; Ulysse trahi par les siens*, 1961; L'Equivoque révolutionnaire, 1962; Le Véritable Procès Eichmann ou Les Vainqueurs incorrigibles*, 1962; una serie di articoli in occasione del processo contro i guardiani di Auschwitz*, in Rivarol», 1963-64 (firmati con il nom de plume di Jean-Pierre Bermont); Le Drame des Juifs européens*, 1964; L'Opération Vicaire». Le role de Pie XII devant l'histoire*, 1965; Les Responsables de la Seconde Guerre mondiale*, 1967 (contrassegnati con asterisco i lavori di carattere revisionistico).

Della sua esperienza nel movimento comunista antistaliniano Rassinier ha tracciato un bilancio in un articolo che, apparso ne La Révolution prolétarienne» nel '36, è stato ristampato nelle Annales d'Histoire révisionniste», n . 4, primavera 1988. Le vicende che portarono alla sua espulsione dalla SFIO sono documentate in un nutrito dossier che l'associazione Les Amis de P. R. , valendosi anche delle carte dell'archivio personale di lui, mise insieme ad uso dei delegati al congresso 1983 di quel partito; scopo dichiarato, la riabilitazione postuma del nostro autore, ma l'obiettivo vero era quello di smuovere le acque a proposito del revisionismo in un momento in cui una sentenza di tribunale (Corte d'Appello di Parigi, 26 aprile 1983), pur condannando Robert Faurisson, che aveva ripreso e sviluppato i temi di Rassinier, riconosceva che nessuno poteva accusarlo di falso quando affermava di aver studiato a fondo la questione delle camere a gas: il che era un ammettere la serietà delle sue ricerche. Questo dossier, intitolato Le Retour de Rassinier, contiene anche la riproduzione di lettere di Maurice Dommanget, Marceau Pivert, Jean Paulhan, Raymond Asso, Céline, ecc.

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