Ricordando Jean Raspail e il Campo dei Santi. La recensione di Marco Ciriello - <b>FascinAzione</b>

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domenica 14 giugno 2020

Ricordando Jean Raspail e il Campo dei Santi. La recensione di Marco Ciriello

E' andato avanti nella mattinata di sabato 13 giugno, Jean Raspail, esploratore e scrittore francese di grande successo che molto ha fatto discutere per le sue posizioni politicamente scorrette. Raspail, nato nel 1925 nel piccolo comune di Chemillé-sur-Dême, aveva 95 anni ed è morto a Parigi nell'ospedale Henry-Dunant.
Cattolico e monarchico, Raspail ha fatto parte del comitato d’onore del Circolo nazionale Giovanna d’Arco, affiliato al Front National.

Il suo capolavoro fu il Campo di Santi, pubblicato in Italia dalle edizioni di Ar di Franco Freda, nel quale aveva previsto la catastrofe dell'immigrazione, mandando su tutte le furie i fans del partito dell'accoglienza senza se e senza ma e del politicamente corretto.
Vogliamo ricordare la figura dello scrittore Jean Raspail con una recensione de Il Campo dei Santi scritta dal collega Marco Ciriello e pubblicato da Il Mattino, storico quotidiano partenopeo  


Marco Ciriello legge il Campo dei Santi



Non è Céline, manca di ritmo e musica, non è Nietzsche, manca delle praterie dei suoi pensieri, è “Il campo dei santi” edito da Ar di Franco Freda, e per questo va letto, senza paura, anzi, utilizzando la paura – eventuale – che genera: per riflettere. Il libro, scritto da Jean Raspail nel 1973 e tradotto l’anno dopo negli Stati Uniti, fu portato nell’80 a Ronald Reagan che ne rimase impressionato e lo fece girare al Pentagono, c’era la previsione di un presunto assedio all’Europa, ovvero l’emigrazione di oggi, raccontata con una voce fuori dal politicamente corretto e con un eccesso d’enfasi. Quello che rimane è il dato, l’esploratore Raspail – che aveva guidato un mucchio di spedizioni – intuì anni prima lo spostamento dei popoli dal sud al nord del mondo (immaginando che si muovano dall’India) e ne fece un romanzo, farcendolo con le sue paure di uomo bianco europeo e soprattutto di cultura cattolica. Oggi il libro è un riferimento per Steve Bannon, l’ideologo di Donald Trump, e appare come un prequel di “Sottomissione” di Houellebecq.

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