Verona, 24 maggio 1981: Ludwig brucia rifugio di barboni. Muore studente bene - <b>FascinAzione</b>

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domenica 24 maggio 2020

Verona, 24 maggio 1981: Ludwig brucia rifugio di barboni. Muore studente bene

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Alle 4 di notte del 24 maggio 1981 un commando incendia un fortino austriaco abbandonato nei pressi dei giardini di San Giorgio, in pieno centro di Verona. All'interno della costruzione dormono tre vagabondi e, mentre i primi due riescono a uscire e a sopravvivere, il terzo, Luca Martinotti, muore per la gravità delle ustioni. Così uno dei tanti siti di informazione che ricostruiscono le vicende di Ludwig, la banda di terroristi magico-religiosi attiva dalla fine degli anni 70 a metà degli anni 80 in una del tutto originale battaglia purificatrice . Un delitto importante, perché segna un passaggio di fase nella vicenda del gruppo. Nell'ordine infatti erano stati uccisi, con un ritmo blando (uno all'anno) singoli "reietti", espressione di "gruppi umani" da "epurare": un nomade (bruciato nella sua auto a Verona il 25 agosto 1977), un cameriere omosessuale (accoltellato a Padova il 19 dicembre 1978), un tossicodipendente (accoltellato a Venezia il 12 dicembre 1979) una prostituta ("accettata" il 20 dicembre 1980 a Vicenza). Il fortino abbandonato sul Lungadige è un ritrovo di "tossici". E' stato anche sgomberato pochi giorni prima. Ludwig lo incendia nel quadro di questa logica di "pulizia sociale" ma la vittima, si scoprirà poi, era un rampollo della buona borghesia, non un barbone, come ci racconta la cronaca della Stampa ((errore in cui sono incorso anche io in "Fascisteria")


Atroce omicidio di uno studente di Moncalieri. E' morto tra le fiamme mentre, con altri tre ragazzi, dormiva in una casamatta in Lungadige San Giorgio, in pieno centro cittadino. Qualcuno, l'altro ieri notte, ha cosparso l'interno della costruzione con benzina e vi ha dato fuoco. Luca Martinotti, 19 anni, allievo del collegio -Filippina di Paderno del Grappa, è stato completamente avvolto dall'incendio, mentre Vittorio Salierno, 23 anni, di Verona, l'unico rimasto illeso, ha dato l'allarme svegliando il parroco di una vicina chiesa. Un altro giovane, Aurelio Angeli, 18 anni, di Lucca, ha riportato gravissime ustioni, e un terzo, Fabrizio Ancona, 23 anni, di Raldon (Verona), riuscirà, probabilmente, a salvarsi. La polizia ha trovato i resti di una tanica di plastica, forse da due litri, che conteneva il combustibile: l'unica traccia di un delitto che per ora non ha spiegazioni. La casamatta era un ritrovo «tradizionale» di tossicodipendenti, barboni e alcolizzati. Come ci è finito Luca Martinotti, studente della Moncalieri-bene, iscritto ad uno dei collegi più esclusivi dell'Alta Italia? Il giovane ogni quindici giorni tornava a casa per il week-end. L'altro ieri, invece, è stato in giro con il suo compagno, Aurelio Angeli, fino a tardi. Forse hanno incontrato Fabrizio Ancona e hanno poi deciso di passare la notte nella piccola costruzione. Più tardi al trio s'è aggiunto il Salierno, un alcolizzato che spesso cerca rifugio in Lungadice San Giorgio per dormire. Proprio quest'ultimo, verso le quattro, è stato svegliato dalle disperate grida degli altri tre, trasformati in torce umane. I genitori di Luca Martinotti, Giancarlo, titolare di un'industria di condizionatori d'aria, e Maria Teresa Serafino, sono partiti ieri mattina, dopo aver ricevuto una telefonata che annunciava un incidente 


Pochi giorni dopo , una lettera a firma Ludwig arrivò alla redazione de La Repubblica, in cui era scritto: “Ludwig – La nostra fede è nazismo, la nostra giustizia è morte, la nostra democrazia è sterminio”, e nelle righe successive era rivendicato il rogo della torretta di San Giorgio. La rivendicazione sancisce la chiusura del primo ciclo. Quello che resterà opera di ignoti. Seguirà la breve stagione degli attacchi ai preti (due morti a monte Berico, uno a trento tra luglio 1982 e febbraio 1983) e poi la campagna contro i "santuari" del "divertimento di massa". Quattro attentati in dieci mesi: il cinema porno a Milano, il sexi club ad Amsterdam, le discoteche di Monaco di Baviera e di Castiglione dello Stiviere dove la cuttura di Abel e Furlan segna la fine della corsa. 




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