24 maggio 1999:4 morti nel rogo della stazione di Salerno - <b>FascinAzione</b>

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domenica 24 maggio 2020

24 maggio 1999:4 morti nel rogo della stazione di Salerno

Sono proprio quattro ragazzi salernitani le vittime della più grave tragedia che funesta il tifo calcistico in Italia, dopo l’Heysel.
Morti carbonizzati, all’alba di lunedì 24 maggio 1999, nel rogo del vagone che li riporta in città dopo la sconfitta di Piacenza, che ha deciso la retrocessione in serie B. Nella mente di qualcuno c’è forse
un orrido piano: incendiare tutto il treno a pochi metri dalla stazione di Salerno, per emulare gli ultras laziali, autori di un simile gesto una settimana prima, a Firenze. Alla stazione di Piacenza c’è ressa. La polizia riesce a dirottare duecento esagitati su un treno verso sud, gli altri restano sui marciapiedi, guardati a vista dagli agenti. È allestito un convoglio speciale con undici vagoni. Salgono tutti senza biglietto e molti viaggiano in corridoio, scortati solo da una dozzina di poliziotti. Dagli zaini spuntano pietre, razzi, qualche spinello. L’età media è sui diciott’anni. A Bologna vengono aggiunte altre cinque carrozze per evitare il sovraffollamento, ma la ciurma ormai è scatenata e semina il terrore. Pietre contro i treni in transito, stazioni (Firenze e Prato) devastate dai teppisti. A ogni fermata scattano i controlli della Polfer, ma si va avanti così per tutta la notte. All’alba si contano i danni. Ancora scaramucce a Napoli Campi Flegrei, e quindi a Torre Annunziata. Poi l’arrivo a Nocera
Inferiore, poco prima delle sette. Qui succede di tutto, con il ferimento di due donne ferme in auto a un passaggio a livello. Volano
pietre, bottiglie e anche qualche sciacquone dei wc, divelti dalle toilette. I poliziotti tentano di far scendere i più facinorosi per identificarli, ma ogni tentativo di stanarli è impossibile. Dopo un’ora di nuovo tutti a bordo, si entra nel tunnel della morte. Dalla quinta carrozza si sprigiona una fiamma. Il fumo acre avvolge il convoglio, c’è chi tira il freno d’emergenza. Il macchinista capisce il dramma e riesce a portare il treno fuori dalla galleria. Ma per Simone Vitale, ventun anni, giocatore della Rari Nantes Salerno (A2 di pallanuoto), scomparso dopo aver messo in salvo due ragazzi, V. L., quindici anni, Giuseppe Diodato, ventitré anni, e C. A., sedici anni, è già tardi; sono morti soffocati dal fumo. Scatta l’allarme lungo tutta la linea, le fiamme sono alte cinque metri: le lingue di fuoco avvolgono i millecinquecento ragazzi che fuggono, arrancando tra i binari. Scatta la caccia ai responsabili: l’accusa è di omicidio. L’inchiesta si risolve in una decina di giorni. Una maglietta nera, una Nike, trovata dagli inquirenti a casa sua, tradisce Raffaele Grillo, l’incendiario che girava come un forsennato per la carrozza numero cinque. Lo incastrano alcuni testimoni oculari, come «Alfa», uno dei nove feriti nel vagone della morte. Sono quattro gli arrestati: Grillo, Massimo Iannone e due minorenni.
Le indagini partono da una videocassetta della polizia. Utilissima la deposizione di S.N., un giovane che era nel quinto vagone, con altri ragazzi feriti. Dichiara di aver visto «personalmente un ragazzo appiccare il fuoco prima nel bagno e poi nella cabina al centro del vagone del treno»; fornisce un identikit: «un tipo biondino, con i capelli rasati e la maglietta nera». In una dichiarazione spontanea racconta una storia particolare: recatosi in ospedale a trovare il testimone Alfa (che accusa i quattro) si ritrova con lui su tutti i passaggi avvenuti in quei drammatici momenti. I due però riferiscono ai giudici versioni contrapposte. S.N. ha visto solo due ragazzi appiccare il fuoco, Raffaele Grillo e Giuseppe Diodato, una delle quattro vittime. «Alfa» dice di conoscere personalmente tre dei quattro arrestati (e dell’ultimo, V.N., descrive un particolare: quattro o cinque nei in faccia) e di averli visti nel corridoio della carrozza: reggevano pezzi di spugna e altro materiale infiammabile mentre Raffaele si aggirava con una matassa di carte e un accendino. Il bagno incendiato è quello della carrozza successiva alla sua: non ha visto direttamente appiccare il fuoco, ma ha percepito distintamente la presenza del gruppo.
Grillo dà ogni colpa a Diodato, riferendo che erano presenti anche i due minorenni morti, vale a dire tre delle quattro vittime. Iannone, da parte sua, dice di essere rimasto da Nocera Inferiore a Salerno nel quarto vagone e di essersi reso conto delle fiamme affacciandosi dal finestrino. Dichiarazioni smentite dai due minorenni.
V.N. ha riferito di trovarsi nella terza carrozza: «Tra il mio vagone e quello incendiato ce n’era un altro». La risposta del governo alla tragedia è l’abolizione dei treni speciali. Anche se la Procura
contesta l’omicidio volontario ai due maggiorenni (con la richiesta di diciassette anni per Grillo e di sedici per Iannone) la condanna definitiva sarà solo a dieci anni, per disastro ferroviario e omicidio
colposo plurimo. La ricostruzione della tragedia nella sentenza riconosce la responsabilità di almeno una delle vittime.

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