21 aprile 753 ac. Gli auguri di Tisci per i suoi Natali: Grazie, Roma - <b>FascinAzione</b>

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martedì 21 aprile 2020

21 aprile 753 ac. Gli auguri di Tisci per i suoi Natali: Grazie, Roma

Cerchiamo di capirci, quando Pitagora moriva a Metaponto dopo aver inventato il termine filosofia, Roma era poco più di un villaggio di pastori e, comunque, grazie. 
Grazie per aver insegnato al mondo che è l'aratro che traccia il solco ma la spada che lo difende, per aver spiegato che tutta la tolleranza è giusta ma se ti ribelli pianto croci su tutta la via Appia, che il mos maiorum è legge e che per trattare con i barbari non serve la Legge ma un pretore peregrino che concili il mio diritto con le tue usanze (perché come mi spiegò il prof.Labruna, il diritto è romano, il resto sono usanze tribali). 
Grazie per il parcere subiectis debellare supebos che ha unito il Mediterraneo ma non prima di aver messo il sale su Cartagine e distrutto il tempio di Gerusalemme, grazie per aver fatto tutto questo secondo regole di giustizia perchè, come disse Sant'Agostino, tutto ciò serviva per preparare il mondo alla venuta di Cristo e, quindi, quelle stragi furono la mano della provvidenza. 
Grazie per aver spiegato al mondo intero che plebe ed aristocrazia devono collaborare come la mente e le braccia per nutrire il corpo e che il conflitto sociale fa male al popolo. 
Scusa se c'è qualcuno che ancora racconta di Roma come di una città di mollaccioni, quasi arcobaleno antelitteram, perdona loro perché non sanno quello che fanno e, soprattutto, perdona i romani di oggi che sono passati dal dominio del mondo al mondo chiuso nel raccordo anulare, del resto tra invasioni barbariche, lanzichenecchi e tant'altro, i romani di oggi non c'hanno proprio niente di Roma, un popolo invasore ti trasformato in un popolo invadente. 
Sono passati 2773 anni dalla fondazione della città eterna, due volte capitale del mondo, perché puoi essere Carlo Magno, Carlo V, uno Czar, Napoleone, Mussolini o Lincoln per dimostrare che sei potente dovrai sempre circondarti di fasci littori e aquile imperiali perché tutte le città passano ma Roma è ancora là, imperitura come tutto ciò che nasce e vive nel Sacro
Antonio Tisci

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