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lunedì 10 febbraio 2020

CasaPound e Blocco studentesco in tutta Italia ricordano le foibe

“Partigiani titini infami e assassini”: è questo il testo dello striscione apparso in oltre cento città italiane in occasione del Giorno del Ricordo, affiancato dalla 'tartaruga frecciata' simbolo di CasaPound Italia.
“Stiamo assistendo negli ultimi anni - spiega CPI in una nota - a un crescendo di iniziative da parte di associazioni nostalgiche tese ad operare una revisione storica di quanto accaduto nella Venezia Giulia, in Istria e in Dalmazia dopo il 1943, una vera e propria ondata di revisionismo e negazionismo che getta fango sulle decine di migliaia di vittime innocenti dei criminali di guerra titini”.
“Oltre 750 tra foibe e fosse comuni, quasi 10.000 morti e 350.000 esuli istriani, fiumani e dalmati sono il risultato di un grande progetto di pulizia etnica operato da Tito e dai terroristi jugoslavi che già a partire dalla fine degli anni '20 hanno cominciato la loro opera di guerriglia contro la popolazione civile italiana, culminata poi nell'orrore delle foibe tra il 1943 e il 1945, attraverso attentati dinamitardi a scuole e asili, stragi ed esecuzioni sommarie. Tra le decine di episodi - prosegue la nota - ricordiamo l'attentato per mano di Vladimiro Gortan nel tentativo di impedire le elezioni di Pisino; l'attentato alla sede del 'Popolo di Trieste' per mano dei 4 terroristi Ferdo Bidovec, Fran Marusvicv, Zvonimir Miloš e Alojz Valencvicv in cui rimase ucciso Guido Neri; l'incendio al ricreatorio di Prosecco e delle scuole comunali di Sgonico e gli attentati dei terroristi Viktor Bobek, Simon Kos, Ivan Ivancic, Pinko Tomacic e Ivan Vadnal. Tutti questi veri e propri terroristi erano accomunati da un unico disegno criminoso: annettere, con ogni mezzo disponibile e senza pietà neanche per i civili, la Venezia Giulia, l'Istria, Fiume e la Dalmazia, alla Jugoslavia”.





“Seduto al senato c’è lo stesso partigiano che ci ha infoibato“, è quanto si legge stamane davanti centinaia di scuole italiane. Il Blocco Studentesco sferra una dura critica verso quel regime di sinistra che occupa ancora una volta una scena che non gli spetta.
“Il 4 febbraio scorso, nelle aule della Biblioteca del Senato della Repubblica – inizia la nota del movimento – i partigiani d’Italia (o sedicenti tali), hanno tenuto un convegno su ‘fascismo e foibe’ davanti un ristretto uditorio da cui sono stati esclusi, ovviamente, i rappresentanti delle associazioni delle vittime. Un’infamia passata in sordina già dalla scelta della data, che ha anticipato di sei giorni la ricorrenza istituzionale del 10 febbraio. Un’infamia che rappresenta l’ultimo atto dell’occupazione unilaterale della ‘memoria’ in Italia. Ormai, gli assassini e i complici ci parleranno degli assassinati. Il paradosso è servito”.
“Ci troviamo di fronte – continua la nota – alla solita operazione di revisionismo di stampo sovietico, che ogni anno associazioni come l’Anpi perpetrano in tutta Italia con il palese obiettivo di nascondere la realtà dei fatti: ovvero, che ciò che è stato fatto in Istria non è altro che pura e semplice ‘pulizia etnica’ mossa dall’odio verso l’Italiano, non verso il Fascista. Eppure, a quasi 75 anni di distanza, a fare ribrezzo sono proprio loro, gli infoibatori di professione, quei stessi italiani che hanno tentato di nascondere con il velo di ipocrisia i crimini dei loro compagni jugoslavi. Quelli che hanno attaccato i treni di profughi al rientro in Italia (si proprio loro), quelli che per anni hanno celato alle generazioni un eccidio efferato mentre intanto inneggiavano a Tito per le strade per giustificare altra violenza. Dove uccidere qualcuno non è reato, ci sono sempre loro con l’arma in mano”.

2 commenti:


  1. Il 10 febbraio tutti i neofascisti italiani sono in piazza dal lato dello Stato e dell’opinione pubblica ufficiale. Li legittima pienamente la festa del ricordo, istituita nel 2004 dal centrodestra e a dal centrosinistra assieme, con il meritorio voto contrario dei comunisti allora presenti in Parlamento.

    In verità la rivendicazione di una giornata per ricordare le vittime italiane della liberazione antifascista della Jugoslavia era un obiettivo di tutti i neofascisti italiani e del loro partito, il MSI, fin dal 1947. Solo negli anni 2000 però questo obiettivo storico dell’estrema destra potè realizzarsi, grazie a quella sinistra che poi sarebbe diventata il PD e che nel suo decennale processo trasformista scelse anche di riscrivere la storia. Cosa che un esponente di quel partito, Luciano Violante, aveva iniziato a fare nel 1996 quando da presidente della Camera aveva chiesto comprensione per la scelta sbagliata dei “ragazzi di Salò.

    La destra neofascista nel dopoguerra ha sempre usato Trieste, l’Istria, la Dalmazia, che non è mai stata italiana se non per una città, e naturalmente le foibe come contraltare alla Resistenza e alla lotta di liberazione al nazifascismo. Era una sorta di par condicio che la destra rivendicava: ci sono stati i campi nazisti e lo sterminio degli ebrei, ma ci sono state anche le foibe e la persecuzione degli italiani da parte degli slavi comunisti.

    Per tutta la prima Repubblica solo formazioni reazionarie, legate al golpismo degli apparati dello stato, e il MSI sostennero questa rivendicazione, che invece tutto l’arco delle forze costituzionali respingeva, proprio perché non accettava alcuna equiparazione tra la violenza e le stragi del nazifascismo e quanto avvenne tra i popoli liberati nell’immediato dopoguerra.

    Anche eventuali eccessi nella liberazione venivano addebitati alla scia di sangue e terrore che i nazifascisti avevano lasciato in ogni angolo dell’Europa. La memoria del fascismo era viva e sembrava puro e semplice orrore qualsiasi attenuazione delle sue responsabilità su ogni evento di guerra. Altrettanto viva era la memoria del contributo determinante dato dall’Unione Sovietica e dai comunisti alla sconfitta del nazifascismo.

    Queste memorie vive permettevano di superare una storica area grigia nei ricordi ufficiali del nostro paese, quella che nascondeva la violenta oppressione, la pulizia etnica, la negazione dello stesso diritto all’esistenza, per le popolazioni slave dei territori acquisiti dall’Italia nel 1918 e di quelli occupati dai fascisti fino al 1943.

    Le infamie commesse dagli italiani nei confronti degli slavi erano rimosse anche nella prima repubblica e questa rimozione è stata alla base della falsificazione storica e politica successiva. Crollata l’URSS, distrutta la Jugoslavia con la guerra, costruito un nuovo sistema europeo fondato sul liberismo e sulla espansione della NATO ad est, in Italia il nuovo sistema politico, che aveva cancellato il PCI, la DC, il PSI, fece propria la vecchia rivendicazione neofascista. Da un lato Berlusconi sdoganò i fascisti nel centro destra, dall’altro il centrosinistra, nella furia di apparire diverso dal passato comunista, scelse di essere più realista del re.

    Così in Italia con la decisione bipartizan sul giorno del ricordo fu anticipata quella risoluzione del Parlamento UE che ha recentemente equiparato nazismo e comunismo. Siamo stati i primi a riscrivere la storia della guerra in funzione del potere e come in altre anticipazione reazionarie abbiamo fatto scuola. Le foibe sono diventare l’altro peso sulla bilancia di Auschwitz e le celebrazioni degli orrori del nazismo sono state equilibrate da quelle degli orrori del comunismo. Ciò che in Italia negli anni cinquanta chiedeva il gruppo eversivo di Pace e Libertà è diventata l’ideologia della Repubblica.

    Poco importa che storici valenti e documentati abbiano dimostrato che la costruzione sulle foibe e sulle traversie degli italiani sia una montatura e distorsione di fatti che hanno altre ragioni e dimensioni.

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  2. C’è una foto che è il simbolo di questa falsa costruzione, essa mostra soldati che fucilano civili inermi ed è stata a lungo diffusa come prova visiva dello sterminio degli italiani da parte degli slavi comunisti. Ma in realtà quella foto simbolo della festa del ricordo rappresenta un fucilazione di ostaggi slavi inermi da parte delle truppe italiane di occupazione. La realtà non conta quando ha di fronte la sopraffazione della ideologia dominante ed infatti i poveri storici che cercano di raccontarla sono oggetto di ostracismo e minacce violente.

    Del resto la stessa data scelta per il giorno delle foibe è significativa del significato revisionista e revanscista della celebrazione.



    Il 10 febbraio 1947 l’Italia firmò il trattato di pace con coloro che aveva aggredito ai tempi del fascismo. Fu una firma giusta e noi oggi dovremmo celebrarla come il giorno del ritorno del nostro paese nella comunità internazionale, che riconosceva la definitiva cancellazione dell’Italia fascista, per opera degli italiani stessi con la Resistenza. Dovremmo festeggiare da un lato e anche ricordare con dolore tutto ciò che il fascismo ha fatto pagare al paese, compresa la perdita di una parte del territorio nazionale.

    Invece il 10 febbraio la seconda repubblica maledice chi ha avuto un milione di morti per vincere la guerra contro il fascismo e nei fatti rivendica l’italianità di territori che ha perso e che non le spettano più. I fascisti ringraziano ed ora attendono che il 25 aprile sia celebrato con i libri di Pansa. E che disegnare la falce e martello sia reato peggiore che disegnare una svastica.

    Quando le anime belle si chiedono perché in Italia la Costituzione antifascista conti così poco e perché figure reazionarie e inquietanti come Salvini pesino così tanto, pensino anche al 10 febbraio, al giorno del falso ricordo. GIORGIO CREMASCHI

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