Giacinto Reale: al di là della battaglia di libertà il libro di Salvini è una delusione - <b>FascinAzione</b>

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venerdì 10 maggio 2019

Giacinto Reale: al di là della battaglia di libertà il libro di Salvini è una delusione

Giacinto Reale, storico dirigente del Movimento Sociale Italiano a Bari, autore di interessanti saggi sullo squadrismo tra cui ricordo Racconti squadristi, prezioso collaboratore del blog recensisce il libro di Chiara Giannini Io sono Matteo Salvini intervista allo specchio edito dalla casa editrice Altaforte, esclusa dall' ultimo salone del libro di Torino



MA VOI L’AVETE LETTO ? NON DOVEVO PRENDERLO, perché delle faccende del “Capitano” poco/niente mi interessa. L’HO PRESO, a causa del gran chiasso che si è fatto intorno. SONO PENTITO DI AVERLO PRESO, e non disdegnerei un rimborso dei 17 euretti. Confesso che raramente mi è capitato di leggere un’intervista-cuscinetto come questa, per il semplice motivo che in essa tutto c’è, meno che la “politica” nel senso migliore del termine, che non è la ripetizione di slogan e luoghi comuni ultranoti. C’è, piuttosto, molto gossip: il bambino al quale rubano il pupazzetto di Zorro alle elementari (p.22); l’adolescente che da il suo primo bacio a tal “Francesca” (poco elegantemente poi resa facilmente individuabile: “fa il medico e ha tre bambini”) (p.24); il giovanotto del quale vengono negate –arrampicandosi un po’ sugli specchi- simpatie leoncavalline (p.27); il politico agli inizi che ha per miti Bossi e Baresi (p.34); il Ministro che dorme con due cuscini “perché uno lo devo abbracciare” (p.68). Non manca il piacione-buonista per il quale: “niente è più lontano da quello che penso” di una qualsivoglia ostilità verso le ONG (p.38); “quello del magistrato è il lavoro più difficile del mondo” (p.40); “Trump il presidente lo sa fare” e “di Soros apprezzo la trasparenza” (ma non era il re dei complottasti e manovratori occulti?) (p.47); quello del giornalista è “un mestiere bellissimo” (p.51); il libro e il film preferiti sono “Un uomo” della Fallaci e “Amici miei” di Monicelli. Tutto qua: una sequela di banalità che vogliono accreditare l’immagine dell’uomo comune, che legge 2-3 libri l’anno (forse addirittura al di sotto della media nazionale), e con riferimento alla vita privata. “sente l’esigenza di tutelare uno spazio che è solo mio”....alla faccia di selfie alimentari, foto fatte a letto e altre “finte-scoop” di giornalisti arrembanti. E la politica, direte voi? Qualche parola qua e là, qualche accenno, niente –aldilà degli slogan da campagna elettorale- progetti veri con l’indicazione dei passaggi temporali, niente ancoraggi storici e ideologici. Siamo al fumo di un imbonitore di strada. Banalità buoniste anche in questo caso, che nella realtà dei giorni post stampa hanno ceduto il posto alle offese più sanguinose “Di Maio è persona onesta, seria e corretta...Conte è figura di grande spessore” (p.36) Insomma, alla fine, a un tipo simile non affiderei nemmeno l’amministrazione del mio condominio. Un tavolino al Bar Sport di Olginate di Sotto, per i comizi agli avventori sarebbe sufficiente. PS: tutto ciò non intacca minimamente il mio sdegno per quanto avvenuto al Salone del Libro. Difendo la libertà di Salvini di dire le sue banalità così come anni fa difendevo (con un modesto contributo alla domenica, quando mi venivano in casa a fare distribuzione militante), la libertà di parola dei ragazzi di “Azione Comunista”....ma il fascismo non c’entra, né in un caso, né nell’altro.

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