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venerdì 4 gennaio 2019

Luciano Schifone: l'Italia e la questione della sovranità nazionale

 L' avvocato Luciano Schifone, storico esponente della destra partenopea,  più volte consigliere regionale della Campania con il Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale prima, con Alleanza Nazionale poi, Parlamentare Europeo, è l'autore di un interessante articolo sulla Sovranità Nazionale pubblicato sul numero di giovedì 3 gennaio de Il Roma, storico quotidiano partenopeo, che riportiamo per intero.


il Global Compact for migration, promosso e preparato dall’ ONU, è stato firmato nei giorni scorsi a Marrakesh da 150 paesi, con la clamorosa assenza degli Stati Uniti e di altri venti Stati, compresa l’ Italia che ha rinviato la decisione.
La possibilità che questo accordo potesse in qualche modo obbligare gli Stati contraenti ad adottare politiche per equiparare lo status di migranti con quello di rifugiato, quindi con conseguente riduzione del libero esercizio della Sovranità dello Stato Italiano, ha repentinamente acceso lo scontro fra le posizioni più ‘sovraniste’ e quelle di orientamento internazionalista.
È la ulteriore dimostrazione che da qualche tempo il dibattito politico anche in Italia è sempre più dominato dalla questione della “sovranità nazionale”.
Sovranismo e populismo sono i termini esaltati o vituperati che dominano una dialettica che, mentre sul piano politico si mostra sempre più radicale ed animata, fino ad arrivare anche a scontri di schieramenti precostituiti, sul piano culturale mostra invece una carenza di approfondimento e di elaborazione concettuale sul tema della “sovranità” che si evidenzia palesemente anche tra le forze politiche che si richiamano, anche se da tempi recenti, a valori nazionali.
Sarebbe dunque opportuno richiamare il mondo “sovranista” alla necessità di definire il concetto di “sovranità” per capirne con l’origine e la derivazione anche la legittimazione, che nei tempi moderni rende attuale ed anzi indispensabile il suo pieno esercizio.
Si può partire, come fa Gennaro Malgieri recentemente, dall’ insegnamento di Joseph De Maistre, che ripone nel diritto naturale il fondamento della autorità statale, ma va poi seguita la evoluzione della concezione dello Stato, a cominciare dal suo ispiratore Jean Bodin, per giungere alla visione liberale di un Kelsen o a quella totalizzante di Carl Schmitt o allo stesso De Benoist, per contestualizzare il rapporto interdipendente fra popolo e nazione e Stato e nazione.
Tutto ciò è fondamentale per rispondere ai drammatici problemi che si pongono nel mondo di oggi per le conseguenze della globalizzazione e dello strapotere della finanza internazionale :
due elementi che sono diventati i fattori primari della “erosione della sovranità” nazionale.
Lo strapotere del capitalismo coniugato con la rivoluzione tecnologica, che ha praticamente abbattuto le distanze, accentuando con la facilità della circolazione del denaro anche quella delle merci e delle persone, ha favorito la formazione e la abnorme espansione della grande finanza internazionale, che é anonima e disgiunta dalla economia della produzione reale. Cosi come abbatte ogni confine e non tollera sovranità nazionali, che ovviamente sono di impaccio e di ostacolo alla sua azione che ha bisogno di masse omogenee di consumatori.
Del resto l’affermarsi repentino ed irrefrenabile di partiti e movimenti populisti e sovranisti,
pur nella estrema caoticità e confusione di programmi e di linee politiche, appare chiaramente come la reazione più istintiva di popoli e nazioni rispetto ai danni della mondializzazione.
Infatti la crisi finanziaria della bolla speculativa del 2008 ha fatto scoprire in maniera brusca e cruda gli effetti e le conseguenze di una mondializzazione dell’economia che, erodendo la sovranità degli Stati, ha determinato delocalizzazioni di produzione e quindi desertificazione industriale con crisi economica e disoccupazione e, contemporaneamente, invasione migratoria dal terzo mondo e multiculturalismo non integrato e con un tasso esplosivo di incompatibilità.
Inizialmente in Francia, con il FN, poi in Austria e nei paesi dell’Est, poi esplosa con l’elezione di Trump negli Usa, è evidente la reazione istintiva del popolo che reclama la riaffermazione della sovranità nazionale a tutela del lavoro e delle proprie condizioni di vita, minacciate dall‘esterno per l’invasione di prodotti esteri e dall’interno per l’arroganza di una immigrazione selvaggia non integrata.
Anche in Italia il fenomeno della richiesta di tutela sovrana si è manifestata e si è concretizzata con mille contraddizioni nel governo cosiddetto “giallo-verde’. Ma questa situazione proprio per la scarsa elaborazione culturale pone spinosi problemi, che si affacceranno prima o poi prepotentemente.
Il primo è relativo alla convivenza all’ interno del Governo fra una anima tradizionalista nazionale e quella anarco-cosmopolita.
L’altro problema attiene alla componente apparentemente più ‘sovranista’, che dovrà sciogliere la questione federalista rispetto alla questione della sovranità nazionale, che per definizione non tollera erosione dall’esterno ma neanche dall’interno. Dunque se sarà apparentemente facile prendere le distanze da Bruxelles, un po’ piu complicato sarà respingere i tentativi autonomistici delle regioni del Nord, sempre più pressanti, e che però contraddicono la necessità della maggiore autoritàe capacità dello Stato sovrano di imporre soluzioni strutturali di interesse nazionale che superano i particolarismi e localismi, come sta accadendo per le grandi infrastrutture, dalla tav al valico o alle condotte energetiche.
La sovranità dello Stato deriva della Nazione che non può non essere che Una ed Indivisibile, da essa possono derivare deleghe in termini di sussidiarietà come ci suggerisce anche de Benoist, ma il valore dell' unità nazionale rimane l’ 'ubi consistam' della Sovranità.

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