lunedì 30 luglio 2018

Aprilia, l'autopsia stabilirà perché è morto il marocchino inseguito: incidente o pestaggio?

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Tanto tuonò che piovve. Alla fine, dopo tante polemiche sul "tiro a bersaglio" sugli immigrati, c'è scappato il morto, anche se sarà solo l'autopsia a stabilire se a uccidere un marocchino sia stato il pestaggio subito o le ferite riportate nell'incidente stradale che ha concluso la caccia all'uomo scatenata nella notte tra sabato e domenica ad Aprilia, vicino a Latina. Un marocchino di 43 anni, creduto un ladro - e nella sua auto sono effettivamente trovati degli arnesi da scasso - è inseguito da tre cittadini intorno all'1.40. La vettura su cui viaggia con un complice sbanda, finisce contro un muretto. Il conducente fugge. Lui esce, barcolla, è già ferito, ma è aggredito a calci e pugni da due inseguitori  Morirà poco dopo. Per il momento i due aggressori sono stati denunciati a piede libero. Per loro l'accusa è di omicidio preterintenzionale.
Alcuni cittadini presidiano una strada chiusa che si immette su un'arteria importante. Non è propriamente una 'ronda', in relazione a furti avvenuti in passato, vista la presenza sul posto anche di alcuni bambini.  Quando nella strada entra un'auto con targa straniera, il conducente si avvede subito del gruppo di persone, fa una brusca inversione e fugge sgommando a tutta velocità. Tre persone si mettono all'inseguimento che si conclude una decina di minuti dopo, sulla via Nettunense, che l'auto straniera imbocca contromano.
La corsa finisce rovinosamente addosso a un muretto, in prossimità di un agglomerato di case. Il conducente dell'auto riesce a fuggire, mentre l'altro, probabilmente ferito, scende faticosamente dalla vettura ed è aggredito: allo straniero sono stati sicuramente inferti dei colpi, ma è molto probabile che abbia riportato serie lesioni in seguito all'incidente. Quel che è certo è che la macchina straniera non è stata speronata e fatta finire fuori strada dagli inseguitori.
Gli indizi a carico dei due uomini di Aprilia, entrambi quarantenni e incensurati, sono emersi dalla visione delle registrazioni delle telecamere e poi da alcune testimonianze che "non hanno potuto negare l'evidenza dei fatti".

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