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11 giugno 1949, Lodi: nasce Giancarlo Esposti


(...) Sono gli anni di piombo. Il periodo più buio ed oscuro della storia della Repubblica. Di uno Stato che assiste un po’ impotente, un po’ complice alle morti senza senso dei suoi cittadini, dei suoi figli. Come se quella guerra civile fra partigiani e “repubblichini”, fosse destinata a non finire mai.
Risultati immagini per Giancarlo EspostiGiancarlo Esposti cresce respirando quest’aria che sa di morte e polvere da sparo. È nato a Lodi, nel 1949. Suo papà, che lavora in una concessionaria della Fiat, guadagna bene. Adora suo figlio e lo vizia, arrivando addirittura a comprargli una “Porsche”.
È di destra Giancarlo. Destra sociale, ma extraparlamentare. Il Msi di Almirante non lo convince. Per un periodo viene affascinato dalle idee di Stefano Delle Chiaie , leader di Avanguardia Nazionale. Poi passa in Ordine Nuovo, che verrà sciolto per decreto del ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani. È un personaggio al limite, Giancarlo Esposti. È un “fascista” borghese. Che fuma marijuana e porta i Ray Ban a goccia come fossero il suo principale tratto distintivo. La sua carriera da estremista viene inaugurata nel ’67, quando partecipa –insieme a Gianni Nardi- ad una rapina ad una pompa di benzina, che finisce male.
Ha un carisma unico Giancarlo. Una forte personalità ed una vera e propria dote nel maneggiare le armi e creare esplosivi. È quest’ultima “passione” che gli costerà cara. Nel ’69, Giancarlo viene fermato dai carabinieri mentre è alla guida di un furgone pieno zeppo di materiale esplosivo. Ma il 12 dicembre, la bomba a piazza Fontana, è ancora lontana. La guerra a colpi di pistola ed esplosivo ancora non è apertamente scoppiata. Così, Esposti la fa franca convincendo i due militari che è solo un chimico, o qualche cosa di simile.
Nel ’72 finisce in carcere, dove conosce Franco Freda, in attesa di giudizio proprio per la bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Appena uscito di prigione parte per il Portogallo. La scusa ufficiale è quella di fare attività subacquea. In realtà tornerà solo dopo aver ottenuto la tessera del Pide, la polizia politica al servizio del dittatore Antonio de Olivera Salazar.
Dopo il viaggio in Portogallo comincia a militare per un nuovo gruppo eversivo: Ordine Nero. È sempre più esposto Giancarlo. Nomen omen, dicevano i latini.
È strana l’Italia degli “opposti estremismi”, della “strategia della tensione”. Maggio sembra il mese prescelto per le stragi, il mese delle bombe. Peteano, la Questura di Miano e –il 28 maggio del 1974-, Brescia. In Piazza della Loggia (pieno centro della città) si sta tenendo una manifestazione indetta da diverse sigle sindacali e dal Comitato Antifascista cittadino. Sono presenti vari esponenti della sinistra bresciana. Alle 10.12 un’esplosione devastante interrompe il comizio. La bomba uccide 8 persone e ne ferisce altre 102.
Immediatamente gli inquirenti si orientano sulla pista dell’eversione nera. Da subito viene tracciato il profilo del presunto colpevole, con l’aiuto di un testimone. Non ci sono dubbi, è Giancarlo quello che cercano. “L’identikit (a volto sbarbato) del giovane era apparso su tutti i giornali. Era ‘wanted’ e non vivo o morto, ma solo morto. Nell’intenzione dei ‘solerti operatori di giustizia’, era stato prescelto come ‘lo stragista’. Gli ‘operatori’ ignoravano soltanto il fatto che Giancarlo Esposti si era lasciato crescere una folta barba.” (Da Di professione imputato, di Paolo Signorelli).
Pian del Rascino, Rieti, 30 maggio. Sono passati due giorni dalla strage di Brescia. Nei boschi vicino al paesino un gruppo di ragazzi sta campeggiando da un paio di giorni. Hanno solo un paio di tende e parcheggiata li accanto, una Land Rover. Gli uomini della Forestale, avvisati della presenza del gruppo di sconosciuti, decide di effettuare un controllo. Sono le sei di mattina. I ragazzi, fra cui Giancarlo, proprio quel giorno hanno deciso di lasciare le campagne reatine e di arrivare a Roma. Non faranno in tempo. All’alba di quel 30 maggio, sei carabinieri scelti e tre uomini della Guardia Forestale assaltano letteralmente l’accampamento. I giovani cercano di scappare, ne scaturisce un conflitto a fuoco. Giancarlo viene ferito gravemente, ma questo agli agenti non interessa. Pensano di avere per le mani lo stragista di Brescia. Lo immobilizzano, gli legano le mani dietro la schiena, lo fanno inginocchiare e lo freddano con un colpo secco alla testa. È un’esecuzione in piena regola, che non ha alcuna giustificazione. Sempre Paolo Signorelli, Di professione imputato: “Viene ‘cecchinato’ a freddo dal tiratore scelto dei carabinieri, maresciallo Filippi”.
Il colpevole della morte di Giancarlo Esposti non è sconosciuto. Di lui si sa nome, cognome e grado. Ma non è stato mai processato. Legittima difesa, come spesso vengono archiviate le inchieste che coinvolgono uomini delle forze dell’ordine, protagonisti di omicidi di destra.
Dell’uccisione di Giancarlo, a distanza di 39 anni, sembrano essersi dimenticati tutti. Chiusa e sigillata in un cassetto. Probabilmente perché Esposti era ed è considerato un morto “scomodo”. Non il solito bravo ragazzo vittima dell’assurda ed insensata violenza di quegli anni di piombo a mano armata. È stata sempre al limite, la vita di Esposti. Fascista ed estremista. Tanto è bastato per affibbiargli l’etichetta di assassino e stragista. Esposti, un po’ come Pietro Valpreda. “Il Ballerino”, “l’anarchico Individualista” ritenuto colpevole della strage di Piazza Fontana, incastrato da un falso identikit. Bastava questo, in quegli anni senza senso, per decretare la tua condanna a morte. Era sufficiente il sospetto. Se poi eri anche un estremista, di destra per di più, cosa importa se in realtà quella bomba non l’avevi davvero messa tu, in Piazza della Loggia? La verità non sempre va a braccetto con la giustizia. Qualche volta, ci si accontenta del verosimile. E a chi interessa se a morire, in realtà, è un innocente? (...)

Micol Paglia

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