sabato 12 maggio 2018

Incursione di Casapound al comizio di Ruotolo, tutti assolti

L'undici febbraio 2013 un gruppo di militanti di Casa Pound fece irruzione, "armato" di megafoni e di uno striscione riportante le seguenti parole Ruotolo maleducato al comizio elettorale del giornalista Sandro Ruotolo, candidato governatore della Regione Lazio per la lista Rivoluzione Civile, guidata dall'ex pubblico ministero antimafia Antonio Ingroia.

Con quello striscione i militanti della tartaruga frecciata volevano stigmatizzare il comportamento avuto, nei giorni precedenti, dal candidato di Rivoluzione Civile che alcuni giorni prima, si era rifiutato di stringere la mano a Simone Di Stefano, candidato presidente di Regione, in solidarietà a Nichi Vendola che dai candidati di Casa Pound sarebbe stato insultato ed offeso per la sua omosessualità.
Gli otto militanti viterbesi di Casa Pound per il blitz al comizio di Sandro Ruotolo erano finiti sotto processo in quanto accusati di turbativa di una riunione di propaganda elettorale.
Nella giornata di venerdì è avvenuta l'assoluzione perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.
Alla fine hanno prevalso le ragioni della difesa, che definendo l'episodio come una "goliardica manifestazione" aveva chiesto il proscioglimento ex articolo 129 degli 8 militanti di Casa Pound, in quanto il reato di cui erano imputati sarebbe stato impossibile da contestare.
Per la procura erano erano colpevoli di “turbativa di una riunione di propaganda”: “Ma secondo la normativa speciale in materia di propaganda elettorale, il reato in questione vale solo per le elezioni a camera e senato, precisa l'avvocato difensore Domenico Gorziglia, mentre il decreto non fa riferimento alle elezioni regionali”.
E siccome non ci sono dubbi che si trattasse proprio di “un comizio elettorale per le regionali” la giudice Silvia Mattei, che si era riservata, ieri ha posto fine alla vicenda chiudendo il processo con l’assoluzione di tutti gli imputati “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”.

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