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23 maggio 1905: nasce Ledesma Ramos. Fondò il fascismo spagnolo

“Non è stato semplice giungere alla decisione di scrivere un volume su Ramiro Ledesma Ramos e sul suo pensiero politico dal momento che - tanto per essere sinceri fino in fondo - ci era (e continua ad essere) francamente "antipatico". Se, in molti casi, per chi si appresta a scrivere su qualche protagonista della storia si pone il problema di un "innamoramento" nei confronti del personaggio studiato, a causa della lunga frequentazione cui la lettura e la scrittura costringono, sì che ne può risentire quella obiettività che non deve mancare ad uno storico; per Ledesma il problema si poneva in termini esattamente opposti. Mano a mano che approfondivamo la conoscenza della sua biografia e dei suoi scritti, diventava sempre più evidente che si aveva a che fare con un uomo che della violenza fredda e calcolata aveva fatto il suo principale assunto: per lui la politica era prima di tutto eliminare gli avversari; più che "fare la rivoluzione" (che indicava come suo obiettivo prioritario) o costruire un regime alternativo a quelli liberali e socialisti, gli premeva scatenare nella Spagna una decisa serie di atti violenti, in quanto riteneva che, solo attraverso l'uso della forza e l'organizzazione di gruppi che di essa facessero il loro primario metodo di lotta, sarebbe stato possibile dare vita a quello Stato nuovo che avrebbe dovuto rinverdire le glorie ed i successi politici ed economici dei secoli passati...”

Così Luciano Casali, docente di Storia Contemporanea a Bologna, introduce il suo volume "Società di massa, giovani, rivoluzione. Il fascismo di Ramiro Ledesma Ramos" dedicato al fondatore delle Jons, il leader del sindacalismo nazionale spagnolo caduto nei primi mesi della guerra civile, vittima delle purghe repubblicane contro i prigionieri. 
Il Fascismo spagnolo, come soggetto distinto e separato dal franchismo e dal suo regime bigotto e reazionario, non è stato adeguatamente indagato, né è stato preso in esame il contributo che dalla penisola iberica è venuto per una definizione del pensiero politico fascista. A Ramiro Ledesma Ramos, allievo di Ortega y Gasset, si devono le prime considerazioni sulla possibilità di radicare e sviluppare in Spagna un partito di tipo fascista collegandolo agli esempi italiano e tedesco. Si tratta di un'ipotesi che - fortemente caratterizzata dall'uso di una violenza a tutto campo che 'demolisca' ogni avversario - pone il proprio fondamento nello sviluppo della società di massa, in un forte radicamento fra i giovani e in una rivoluzione che sovverta tanto le basi tradizionali dei rapporti economici e sociali quanto la democrazia pluralista. Quella di Ledesma Ramos e del suo partito, le JONS (Giunte d'offensiva nazional-sindacale) è una esperienza che si brucia nel rapido volgere di pochi anni, fra il 1931 e il 1935, così come si brucia la sua vita nel 1936, ad appena 31 anni di età. Le sue riflessioni e i suoi scritti sono stati frettolosamente classificati fra le proposte, presto sconfitte, di un 'fascismo di sinistra' e quindi non considerati, mentre costituiscono un contributo importante per comprendere alcune delle motivazioni che determinarono la larga diffusione del Fascismo nell'Europa degli anni Trenta. 
Nella primavera del 1931 Ledesma abbandona la promettente carriera universitaria e fonda la Conquista dell'Estado. Il programma del movimento presentando chiari riferimenti agli scritti di Mussolini. Proclama la priorità degli interessi della comunità nazionale nei confronti dell'individualismo, l'irredentismo spagnolo, la gerarchizzazione della società in nome della supremazia degli intellettuali e la sindacalizzazione dell'economia.
Ledesma centra tutto sulla propaganda, annunciando con volantini ed altoparlanti l'uscita dei diversi numeri de La Conquista de l'Estado. Il volantinaggio era un fenomeno completamente inedito e rivoluzionario per l'epoca. Ledesma è l'inventore dei simboli, degli slogan, dei miti e dei riti del fascismo spagnolo: è il primo a comprendere l'importanza fondamentale della propaganda e della formazione di miti nella acquisizione e nel mantenimento del consenso delle masse. Crede in una rivoluzione condotta da una ristretta élite altamente preparata che guidi le masse alla rivoluzione.[1]
Trasforma il movimento in vero e proprio gruppo politico le Juntas de Ofensiva Nacional-Sindicalista (JONS), che si unirono a JCAH di Onésimo Redondo Ortega, fondatore di Libertad, con cui condivideva le aspirazioni imperiali e la totalitarizzazione dello Stato sulle basi di una rivoluzione della società in ottica di creare uno Stato del Lavoro, fondato sul corporativismo, la socializzazione delle imprese e dei mezzi di produzione.
Il 13 febbraio 1934 le Jons si fondono con la Falange spagnola di José Antonio Primo de Rivera, figlio dell'ex dittatore Miguel Primo de Rivera. Ledesma sottovaluta l'influenza di Rivera, non facendo i conti con la sua forte personalità ed il folto gruppo di sostenitori del padre, che gli permetteranno di prevalere nella leadership e di dare una forte prevalenza falangista al movimento, che rispetto al fascismo italiano, dà sempre più importanza alle radici cattoliche della nazione. Lo scontro di personalità culmina il 14 gennaio 1935, con l'uscita di Ledesma dal movimento, che fonda un nuovo giornale La patria libre, dalle cui pagine attacca fortemente Rivera e la Falange, colpevole secondo lui di aver tradito gli ideali della rivoluzione sociale.
Nella sua analisi il fascismo è frutto della paura dei ceti medi di fronte alla società di massa e alla crisi del dopoguerra. Per uscire da tale crisi auspica una società in cui viga il monopartitismo elitario, l'azione diretta tramite la violenza organizzata, la separazione tra Stato e Chiesa, e in cui gli operai siano fautori della rivoluzione. La sua figura venne ridimensionata, falsata e mitizzata dalla propaganda franchista. È quindi difficile ricostruire le fasi della sua vita dopo la vittoria elettorale del Fronte Popolare, la sconfitta della Falange, il passaggio alla insurrezione nazionalista.
Arrestato casualmente dai repubblicani nel 1936 dopo il colpo di Stato nazionalista, non venne riconosciuto subito. Morì fucilato nel cimitero di Aravaca il 29 ottobre 1936, insieme allo scrittore Ramiro de Maeztu. Si narra che, prelevato per essere fucilato, volle darsi una morte ai suoi occhi più onorevole gettandosi sul fucile della guardia che lo accompagnava.
Lo studio della figura di Ledesma e la ripresa del dibattito ideologico sulla storia della falange si sviluppò negli anni cinquanta ad opera de Circulos doctrinales Josè Antonio, cui presero parte molti giovani intenzionati a rilanciare il fascismo autentico delle origini a loro parere tradito da Francisco Franco.

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