sabato 9 settembre 2017

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L'omicidio di Ciro Esposito? Non fu una rissa ma una "bravata"

Per i giudici, la verità è semplice: De Santis è uscito dal Ciak Village perché «insofferente» alla presenza dei tanti tifosi napoletani che invasero Tor di Quinto lanciando petardi e fumogeni, «alcuni gioiosamente, altri meno». Poi, sempre secondo il giudice, è De Santis a cercare di ripararsi dietro il cancello, e qui viene colpito con un pugno da Ciro. Dopodiché apre il fuoco con la pistola che già impugnava «perché consapevole dei rischi della sua tragica bravata».

Così il Corriere della sera, diffondendo le motivazioni della sentenza d'appello, spiega perché è stata quasi dimezzata la condanna di Daniele de Santis per l'omicidio di Ciro Esposito. Il Napolista, amareggiato, commenta

“Una «bravata». Tre volte la Corte d’Appello usa il termine nel motivare lo sconto di pena (da 26 a 16 anni)”. Per i giudici quello di De Santis non fu un agguato ma una «scomposta azione dimostrativa. Non si capisce come lo si possa ritenere l’esca. Questa tesi appare frutto di una suggestione successiva ai fatti e prodotto di una elaborazione collettiva». Elaborazione collettiva. Proprio così. Secondo i giudici la versione – frutto di elaborazione collettiva – sarebbe esclusa dalla logica. La stazza di De Santis escluderebbe l’ipotesi. I giudici negano anche la presenza di complici, sarebbero ragazzi in scooter attratti dalla confusione e poi fuggiti. Così riporta il Corriere della Sera in riferimento ai fatti del 3 maggio 2014 giorno della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina all’Olimpico di Roma.

E' sale sulle ferite di quanti hanno amato Ciro Esposito e dei tanti che, pur non conoscendolo, hanno vissuto la tragedia come una perdita personale ma tocca pur dire che fin dalle prime ricostruzioni era evidente che qualcosa non funzionava nella narrazione offerta. Tanto che io mi ero spinto a ragionare su un'ipotesi alternativa (un secondo uomo aveva fatto fuoco al posto di de Santis) errata ma molti dei dubbi espressi trovano conferma nella ricostruzione dei fatti da parte dei giudici . 

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