martedì 15 agosto 2017

Settembre di fuoco, duello sulla Fiamma

La Fondazione Alleanza Nazionale proprietaria del simbolo si riunirà, a settembre, dopo la pausa estiva. Sarà alta la tensione tra chi non vuole cancellare il glorioso logo della fiamma tricolore e chi propone di toglierlo come ci racconta con un interessante articolo il collega Manuel Fondato pubblicato da Il Tempo, storico quotidiano romano.
Articolo che riportiamo per intero.

In politica i partiti contemporanei, ormai personali e non più ideologici, hanno cicli di vita sempre più brevi rispetto ai loro antenati di "massa" e sono uniti in questa caducità dai propri brand, la cui longevità, a differenza di un prodotto di consumo, non sempre è sinonimo di affidabilità e tradizione, anzi ci sono tradizioni che iniziano a divenire anacronistiche rispetto ai tempi o indesiderate.
Cosi i simboli vengono prima sostituiti e poi rottamati.
In principio furono falce e martello, prima ancora della svolta della Bolognina del 1989 di Occhetto. Craxi li mise in soffitta sostituendoli con il celeberrimo garofano rosso, simbiotico con il Partito Socialista durante i suoi anni.
Con la nascita del Pds i simboli dei lavoratori furono collocati ai piedi della quercia e poi abbandonati definitivamente assieme al P di partito, anch'esso divenuto imbarazzante e impronunciabile.
La fiamma tricolore del Movimento Sociale Italiano ha seguito una sorte analoga: lasciata in basso nel logo prima di Alleanza Nazionale e poi di Fratelli d'Italia.
Ora si ragione, se sia meglio farla sparire del tutto, anche in vista dell'alleanza con la Lega impegnata, allo stesso modo, in un restyling per ribellarsi dei retaggi del passato, eliminando la parola nord, troppo localista e bossiana.
I tempi in cui i padri politici di Salvini, Meloni, Bossi e Fini si affrontavano a colpi di :"mai con i fascisti al governo" e mai nemmeno un caffè con Bossi" sono preistoria e pagine ingiallite di giornale, buone solamente per incartare le uova. L'altare del nuovismo pretende dei sacrifici, anche a costo di ammazzare simboli che durano da 70 anni.
I vecchi colonnelli del Movimento Sociale e poi di Alleanza Nazionale, ora in Forza Italia non si dolgono più di tanto, per la rimozione della fiamma, un simbolo carico di gloria, ma che per loro appartiene ad una storia ormai irripetibile.
Già nell'inverno del 2013 alcuni di loro furono protagonisti di un'infuocata assemblea in cui si fronteggiarono due correnti: da un lato gli alemanniani, forti anche dell'appoggio di Fini, dall'altro i meloniani. Prevalsero questi ultimi che ottennero la custodia del simbolo anche grazie al sostegno di Gasparri e Matteoli che oggi non sembrano affatto interessati alla questione.
Facciano come vogliono le parole del vice presidente del Senato Maurizio Gasparri che con An fu ministro per le comunicazioni, l'esperienza gloriosa del Msi si è conclusa con l'epilogo di Fini e si riflette in maniera ingloriosa anche sulla storia di An, che comunque ricorderò sempre con orgoglio.
Come ricorderò sempre la Fiamma del Msi, che con ben altro fulgore ha fatto parte della storia della politica italiana. Fratelli d'Italia l'ha utilizzata tramite una corretta decisione della assemblea della Fondazione An, la questione non mi appassiona e non ho titolo per parlarne.
Parole simile di Altero Matteoli, parlamentare missino e ministro per l'ambiente con Alleanza Nazionale: " è tanto che la Meloni ha voglia di levare la fiamma, una decisione soprattutto sua ma che spetta a Fratelli d'Italia dove è incorso, da quello che so un dibattito sul tema. Noi avevamo autorizzato la Fondazione ad utilizzarla per un certo periodo, loro poi hanno continuato a tenerla. Io comunque non sono tra quelli che i simboli facciano la differenza, quella la fanno i programmi, le idee. Francamente non riesco né a innamorarmi né ad arrabbiarmi se la levano.
La prossima assemblea della Fondazione An, che da statuto, deve tenersi ogni 2 anni, quindi entro quello corrente dovrà riunirsi, potrebbe nuovamente trasformarsi in un campo di battaglia se non si troverà una condivisione preventiva. Per ora la base tace, complice anche il periodo estivo che sortisce l'effetto di narcotizzare il dibattito politico, ma a settembre potrebbero emergere malumori e mal di pancia in qualche militante ancora duro e puro.

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