lunedì 17 luglio 2017

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Il ritorno della Destra tra Fiano e le spiagge fasciste

di Fabrizio Fratus
Fonte Il Talebano


Domenica 16 luglio, a Omnibus si è parlato di argomenti strettamente attuali come il fascismo; il conduttore Frediano Finucci (decisamente molto capace e sempre sopra le parti) ha condotto un dibattito per certi versi surreale ma molto interessante per altri. Tra gli ospiti, oltre al nostro Vincenzo Sofo lo storico Gian Enrico Rusconi, l’inviata della Rai Eva Giovannini, la professoressa Sofia Ventura.
L’impostazione è nota, da una parte chi, in un modo o nell’altro, cavalca la tesi voluta dal sistema dominante: i populisti non sono altro che neonazionalisti portatori di idee fasciste; in opposizione ecco solitario il populista passatista un po’ rozzo.

Spesso capita, in tv come nei dibattiti, di sentirsi definire populista o fascista, ove l’accezione negativa dei due termini li rende sostanzialmente equipollenti. Ovviamente non è solo una forzatura ma una volontà specifica per denigrare e delegittimare colui che ha posizioni differenti dall’opinione dominante. Vincenzo Sofo, ieri, è stato decisamente capace di presentare in modo chiaro e autorevole la posizione del laboratorio di idee del Talebano, è stato in grado di mettere in difficoltà gli altri ospiti che, con buona approssimazione si sono espressi all’unisono (tranne per un paio di uscite della Giovannini).

Nulla di nuovo, ma solo la constatazione che coloro che rappresentano l’ufficialità della cultura oggi non hanno capacità di analisi fuori dallo schema prestabilito. Solite analisi, idee e interpretazioni: nulla di nuovo, ripeto. La storia annovera “fatti” e interpretazioni, legittime se si articolano in un disegno organico di quanto accaduto nel passato. Ma su argomenti che vanno tra il 1914 e il 1948 è praticamente difficile potere presentare varianti dell’interpretazione ripetuta dai libri ed è talmente vero che solo nel 2002 nei libri di testo italiani si è cominciato a palare del dramma delle foibe dopo una “dirompente” azione militante di giovani milanesi.

Vincenzo Sofo ha spiegato ai due professori la differenza tra Nazione e Patria, ha fatto riferimento al pensiero tradizionale della “destra politica” che lotta da sempre per un’Europa dei popoli e non delle nazioni, ha presentato una posizione interpretativa differente su cosa siano il populismo, la Destra e la Sinistra. Ha spiegato come, a 30 anni, la questione “fascismo” non lo riguardi se non come fatto storico. Ha spiegato la Lega di Salvini in modo eccellente, non è caduto nelle provocazioni e al termine ha chiuso facendo presente quanto di più vero sta succedendo: "Viene imposta una discussione anacronistica sul fascismo per offuscare problemi reali e attuali come la progressiva scomparsa del lavoro e la crisi di un modello economico che sta impoverendo sempre più la popolazione".

Ma un ultimo commento va certamente agli altri tre invitati: la professoressa Sofia Ventura che a un certo punto, non essendo d’accordo con Vincenzo Sofo su nazione e patria attira l’attenzione del conduttore Frediano Finucci cercando di fare togliere la parola al giovane Talebano, il peggio è che nel finale chiude spiegando che la nazione è una costruzione e quindi dando ragione al “nostro”. Arriviamo al professore Gian Enrico Rusconi che spiega come l’uso delle parole di Sofo sia (in pratica) quanto successo in passato con l’arrivo del fascismo, cioè, a suo dire, una manipolazione del senso delle parole utilizzate per “costruire” differenti verità. Il riferimento è sempre alla distinzione fatta dal talebano sulla nazione e patria. Ma anche qui c’è l’errore grossolano del professore: la Nazione è un concetto moderno e nasce con lo Stato(nazionale) e il suo confine varia in forza della potenza diplomatica o militare (Vincenzo Sofo fa bene a richiamare alla cartina pubblicata dal Corriere della Sera dove si vede chiaramente come i confini sono fittizi e variano nell’arco della storia), mentre la Patria è un concetto completamente differente perché fa riferimento ai padri che lasciano ai figli la terra in cui hanno vissuto: la Patria è un concetto ideale e superiore alla Nazione, poiché i confini sono delineati dal senso di comunità e appartenenza e l’esempio fatto da Sofo è importante: lui, calabrese, ha usi e costumi, lingua e cibo differente da quelli dello stato nazione Italia; la nazione ingloba con la forza e impone un modello e l’Italia ne è un esempio. L’unità è stata imposta con la guerra, la lingua italiana con la scuola, usi e feste con le leggi. Chi è patriota ha un attaccamento alla sua terra e agli usi e costumi che gli ha tramandato la famiglia nei secoli. I patrioti, proprio per questo motivo, non possono assolutamente accettare lo ius soli, mentre un nazionalista lo può anche fare: essere cittadino di uno stato è un atto burocratico, essere figlio di una storia millenaria è una discendenza verificabile tramite genealogia.

Terminiamo ora con la bella Eva Giovannini (perché la bellezza va sempre apprezzata) che si scalda e prende le distanze in modo assoluto dopo che il bravo conduttore le ha fatto presente di come lei su alcuni punti sia in linea con Vincenzo Sofo… Non sia mai! Eccola allora proporre un intervento in antitesi rientrante nel suo recinto interpretativo: ci sono i bravi (globalizzatori, mondialisti, democratici etc. etc.) e ci sono i cattivi (populisti, patrioti e fascisti). L’attacco della Giovannini è ancora rivolto al concetto di patria in relazione all’attaccamento alla terra e al sangue facendo riferimento che i genetisti hanno spiegato come il sangue non ha sostanzialmente differenze tra i diversi popoli, come non lo hanno il DNA (aggiungiamo noi) ma – perché c’è sempre un ma – se la giornalista di Rai 3 ci dice questo perché non ci parla anche della memoria del DNA e ci spiega cosa è la mitopoiesi?

Il lavoro da produrre è complicato e lungo, grazie a ragazzi come Vincenzo Sofo molto è stato fatto e senza cadere nei tranelli del sistema noi de Il Talebano siamo fieri di essere portatori di Tradizione e innovazione nel pensiero e nell’azione.

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