venerdì 6 gennaio 2017

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Torna lo sceriffo di Santoro. Vigilerà sulla nipote assessore

(G.p) Il collega Simone Di Meo, autore di diversi libri sulla criminalità organizzata partenopea come Faida di Camorra, l'Impero della Camorra, Napoli in Cronaca nera, di cui consiglio una attenta lettura, dalle colonne de Il Giornale, con un interessante articolo, che pubblichiamo per intero, ci descrive il ritorno nell'agone politico di Sandro Ruotolo, nominato presidente del fantomatico comitato per la legalità.
Un comitato, di cui non credo ci sia alcun bisogno, per il semplice fatto che il sindaco Luigi De Magistris considera la terza città d'Italia più sicura di Bruxelles, come credo che alla luce di questa affermazione, non ci sia bisogno manco dell'assessore alla legalità.





La nuova vita del «Baffo Inquisitore» più famoso della tv è a Napoli, dove tutto è iniziato un bel po' di decenni fa.
Sandro Ruotolo, ormai «orfano» delle fiction e degli show manettari di Michele Santoro, si accasa a Palazzo San Giacomo per occupare la poltrona di presidente del fantomatico «Comitato per la legalità» voluto dall'amico sindaco Luigi de Magistris. Lo stesso che il giornalista Rai ha intervistato per anni, spesso in esclusiva, ai tempi delle Grandi Inchieste (flop) di Catanzaro, quando Giggino inseguiva logge massoniche e Servizi segreti deviati in combutta con mafia e politica.
Grazie alle ospitate ad «Annozero», LdM è riuscito a fare il grande salto in politica e a costruirsi una imponente rete di consenso sul territorio che lo ha proiettato prima a Bruxelles come europarlamentare di Idv e poi all'ombra del Vesuvio per indossare la fascia tricolore, riconfermata nel giugno scorso peraltro.
Una svolta nella carriera che Ruotolo aveva pure provato a imitare candidandosi alle Politiche del 2013 con «Rivoluzione Civile» di Antonio Ingroia e de Magistris, appunto. Il risultato delle urne era stato però impietoso. A Napoli, il movimento dei due ex pm d'assalto raccolse la miseria del 3,7 per cento alla Camera e del 3,1 al Senato, nonostante una arrembante campagna elettorale tutta giocata sull'antifascismo e sulla lotta alle mafie. Non era andata meglio al cronista l'avventura per diventare governatore della Regione Lazio, sempre per «Rivoluzione Civile» e sempre nel 2013: Ruotolo raccattò poco più del 2 per cento. Non riuscì nemmeno a entrare in Consiglio regionale.

Stavolta, nessun confronto nelle urne ma una nomina che arriva direttamente dal secondo piano di Palazzo San Giacomo. Non è ancora chiaro a che cosa servirà questo «Comitato per la legalità» né quali poteri potrà eventualmente esercitare né in quali settori andrà a scavare (appalti, servizi?). Come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, dovrebbero farne parte tra gli altri anche lo sceneggiatore Maurizio Braucci (molto vicino a Roberto Saviano, con cui il sindaco è ai ferri corti da qualche tempo), l'avvocato Claudio Botti, lo storico della criminalità organizzata Isaia Sales e il giornalista del Mattino Gigi Di Fiore. Non è detto nemmeno che tutti i componenti della commissione decidano di accettare l'offerta di collaborazione considerati i trascorsi assai poco felici di chi, proprio nella legalità, era stato chiamato a impegnarsi in Municipio. Negli anni del primo mandato, Giggino aveva avuto in squadra un magistrato antimafia (l'assessore Giuseppe Narducci), un generale dei carabinieri (il comandante della polizia municipale Luigi Sementa), un ex prefetto (il commissario anticorruzione Achille Serra), e li ha persi senza grandi rimpianti. Tutti cacciati o dimissionari per divergenze con l'ex toga e col suo «cerchio magico». Oggi, il sindaco li sostituisce con esponenti della società civile e intellettuali che non hanno certo alcuna esperienza operativa sul campo nel contrasto alle mille forme della criminalità organizzata e non presenti in città.

Oltre a Giggino, in Comune Sandro Ruotolo avrà modo di trovare anche un'altra faccia assai familiare che, caso fortuito, è proprio super-assessore alla Legalità: la nipote Alessandra Clemente. «Pupilla» del primo cittadino e si dice sua erede designata alla guida dell'amministrazione comunale al termine dell'attuale seconda consiliatura. Insieme zio e nipote saliranno in cattedra per insegnare ai napoletani come osservare la legge.

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