martedì 3 gennaio 2017

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Paolo Di Canio si pente del saluto romano in campo nel derby del 2005


«Camerata Paolo, dov’era finito?». «Per favore, preferirei non scherzare. Non cominciamo così, la prego». Il passato torna sempre. Erano quasi quindici anni che Paolo Di Canio non parlava di politica. E ha trascorso gli ultimi quattro mesi in un silenzio assoluto. Da quando una fotografia postata sull’account Facebook di Sky Sport ha mostrato sul suo braccio destro un tatuaggio con la scritta «Dux».
 Con un'intervista con Marco Immarisio del Corriere della Sera, Paolo Di Canio, il "guerriero" tanto amato dagli ultras di tutt'Italia per la sua passionalità e generosità sportiva, ha consumato la sua personale abiura,  «Era ancora estate - ricorda il campione - indossavo una polo. C’è da girare un video promozionale. Se fossi stato in giacca e cravatta non sarebbe successo. Così va la vita». La tempesta scatenata dai social network lo travolge. A fare la differenza, come già in analoghe occasioni, la discesa in campo di alcuni esponenti della comunità ebraica, che ricordano quello che era noto da molto tempo. L’apprezzato conduttore della trasmissione sul calcio inglese che porta il suo nome è la stessa persona che quando giocava nella Lazio faceva il saluto romano, che si definiva fascista, che frequentava Paolo Signorelli, il "professore" della destra radicale romana che non è stato piegatom da nove anni di carcerazione preventiva. Dopo due giorni di fuoco incrociato, Sky Sport sospende la trasmissione e lo stesso Di Canio. L’appuntamento con l'inviato del Corrierone è nel suo negozio di vestiti al centro di Terni, la città della moglie. Di Canio - spiega Immarisio - ci tiene a presentarsi come uomo tutto d’un pezzo. Ma l’ultima bufera di una vita pubblica turbolenta gli ha fatto male. «Non me l’aspettavo. Sono un’altra persona. Non ho fatto nulla, almeno questa volta. A causa di qualcosa ormai lontano nel tempo ho perso un lavoro che facevo con entusiasmo.  Il saluto romano sotto la curva Nord in occasione del derby di 12 anni fa è la cosa di cui mi più mi pento nella mia carriera. Quello è un ambito sportivo, è stupido fare un gesto politico che magari può essere condiviso da alcuni spettatori e amareggiarne molti altri. Non avrei mai dovuto farlo. Lo sport deve restare fuori da certe cose. Le persone cambiano e anche io sono cambiato da tanto tempo». Stavolta non ci sono equivoci: la presa di distanza è netta e inequivocabile. ora Sky potrà richiamarlo in servizio...

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