lunedì 7 novembre 2016

Un gladio fascista nel cimitero di Seregno. Il sindaco: è offensivo, va rimosso


(G.p)Nel cimitero di Seregno, comune della provincia di Monza e Brianza, c'è una lapide dedicata ai caduti della Repubblica Sociale Italiana con tanto di gladio e preghiera del legionario scolpita in bronzo. Tanto basta per scatenare, a scoppio ritardato, visto che la lapide è stata inaugurata un anno fa, una polemica politica sostenuta dalla locale sezione dei partigiani e del sindaco che ha chiesto la rimozione del gladio, come ci racconta, con un interessante articolo, che riportiamo per intero, Il Corriere della Sera edizione di Milano.





Un gladio (foto). E la preghiera del legionario scolpita nel bronzo: «Salva l’Italia del Duce, nel Duce, sempre e nell’ora di nostra bella morte». Cancellato da una mano misteriosa in estate, il simbolo fascista è rispuntato sulla lapide dedicata ai caduti della Repubblica Sociale Italiana, inaugurata un anno fa nella cappella dei caduti di tutte le guerre del cimitero di Seregno. Ora, a ridosso del 4 novembre, minaccia di suscitare un nuovo vespaio. Anche perché, se prima l’antica spada a doppio taglio dei legionari romani era solo disegnata sul marmo, ora campeggia al centro di una piastra di bronzo, circondata da dieci baionette e corredata di riferimenti letterari che rimandano al Ventennio.
 Norberto Bergna, curatore del monumento, studioso del Ventennio e autore di un libro nel quale racconta le storie di 200 repubblichini morti in Brianza tra il 1943 e il 1945, getta acqua sul fuoco: «Abbiamo ricollocato il gladio. Ma non vogliamo offendere nessuno. L’intento è solo quello di ricordare i 18 caduti di Seregno che militarono nella Rsi». L’iniziativa ha reso ancora più crudo lo sdegno di Roberto Galliani, presidente del comitato antifascista per la difesa delle istituzioni repubblicane: «Siamo di fronte a un’iniziativa vergognosa e ignobile. Condanniamo non il ricordo dei morti, ma l’intento di apologia del fascismo». I partigiani sono offesi e il sindaco Edoardo Mazza, che in passato non si era mostrato contrario alla lapide commemorativa, ora è intenzionato a chiedere la rimozione del gladio: «Sono favorevole a ricordare i defunti. Ma, come sindaco e come rappresentante delle istituzioni democratiche, non posso accettare un simbolo che richiama apertamente al fascismo». Da un anno la lapide divide. Prima le proteste in Consiglio comunale. Poi un sit-in di protesta di Anpi, Aned, Cgil, Cisl e Uil. Infine, una battaglia in consiglio comunale. Con Pd e Cinquestelle che hanno chiesto la rimozione del monumento. Seguì un atto vandalico e infine, l’estate scorsa, l’improvvisa scomparsa del gladio, eraso dal marmo con l’uso di un flessibile. A irritare gli antifascisti è anche la dedicazione, che recita: «Caddero vittime della violenza nel nome di una patria straziata. I combattenti della Repubblica Sociale Italiana». «Se è legittimo – ha aggiunto Mazza –il desiderio di pregare per ragazzi morti e per un’ideologia sbagliata non lo è offendere chi ha combattuto per la nostra libertà».

2 commenti:

  1. Questi antifascisti sono veramente patetici.

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    1. Sono ossessionati dal passato ... ma state sereni i morti sono tutti uguali .. siete ridicoli!

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