giovedì 3 novembre 2016

L'indignazione degli antifascisti per la corona del Comune al Campo 10

Scatta la solita indignazione per un gesto che si fa ormai da 20 anni. Brilla, come al solito, per ipocrisia, la Repubblica. Che soffre decisamente di amnesie, come ricorda l'alter Ugo, il blog personale di Ugo Maria tassinari, in un gustoso articolo

Il Primo novembre, il Comune di Milano con atto formale ha deposto una corona di fiori al Campo 10 del Cimitero Maggiore collocata a fianco delle insegne della Rsi. Per gli smemorati, al Campo 10, dove nel corso degli anni successivi alla guerra sono stati riuniti i resti di alcune centinaia di caduti della Repubblica sociale italiana, per la precisione 921, sono sepolti nove volontari italiani nelle SS (24esima e 29esima divisione Granadier), oltre centocinquanta delle Brigate nere, piu di cento della Legione Ettore Muti e oltre quaranta della Decima Mas.
Tra loro anche tre militi della Legione Muti (Renato Griffanti, Lamberto Dalla Valle e Santo Ragno, tutti e tre con il grado di sergente) che parteciparono (come da atti e sentenze della Corte d'Assise Speciale di Milano), all'alba del 10 agosto del 1944, alla fucilazione in piazzale Loreto dei quindici patrioti antifascisti oggi ricordati con un monumento”. E' quanto si legge in una nota del Comitato Lombardo antifascista. “Al Campo 10 – si prosegue – sono state anche tumulate alcune delle figure che hanno fatto la storia del ventennio fascista e della Rsi: Alessandro Pavolini l'ultimo segretario nazionale del Partito fascista repubblicano, oltre che comandante generale delle Brigate Nere, i gerarchi Francesco Maria Barracu e Carlo Borsani, Francesco Colombo il capo della Ettore Muti, che operò come 'polizia fascista' nella caserma di via Rovello (poi sede del Piccolo Teatro), dove furono allestite camere di tortura e una “cella della morte”.
Oltre a loro, Armando Tela uno dei luogotenenti della “banda Koch”, partecipe diretto di torture e sevizie nella sede di “Villa Triste” di via Paolo uccello (Villa Fossati), dove si fece uso di corde per appendere i prigionieri, di tenaglie per strappare unghie, daghe di ferro da arroventare e mettere sotto i piedi dei partigiani. Rimane lo sconcerto per questo atto dell'Amministrazione comunale e la richiesta di una spiegazione. Si spera da parte di qualche consigliere comunale”.




0 commenti:

Posta un commento