lunedì 20 novembre 2017

20 novembre 1975: Stefano Delle Chiaie ricorda Francisco Franco

(G.p) Alle 4.20 del 20 novembre di 42 anni fa andava oltre Francisco Franco.
Ad 82 anni d'età usciva di scena l'ultimo dei grandi dittatori del novecento. Con la sua morte la Spagna cessa di essere rifugio ideale per i militanti neofascisti europei, in particolare italiani che potevano tranquillamente svolgere lavoro politico purché non turbasse l'ordine spagnolo. Il vincitore della guerra civile spagnola non seppe costruire un regime capace di sopravvivergli. Decisivo, in questo senso, fu l'attentato terroristico dell'Eta che uccise, nel dicembre 1973, il Delfino, Luis Carrero Blanco.
Della Spagna, del regime franchista, dei rapporti con il Caudillo ci parla Stefano Delle Chiaie nel suo libro l'Aquila ed il Condor edito da Sperling & Kupfer di cui riportiamo fedelmente alcuni passi.


Arrivai in Spagna nell'autunno del 1970 accompagnato da Mario, un militante di Avanguardia Nazionale di Milano che, da quando avevo lasciato la Svizzera, dove ero stato ospite di Amaudruz era rimasto con me. Avevo un passaporto a nome Giovanni Martelli, attrezzista. Non era un documento affidabile, dal momento che indicava capelli biondi e un'altezza di un metro e settanta, cinque centimetri in più della mia statura! Per non parlare della qualifica di attrezzista, che non sapevo a cosa si riferisse, se al circo o a una professione tecnica. Non ebbi comunque problemi a varcare la frontiera e giunsi a Barcellona...
La Spagna era sotto il potere di Franco, un potere "monarchico" senza vincoli dottrinari e intriso di un nazionalismo cattolico e totalitario. Con lui la Spagna ebbe certamente un miglioramento sul piano economico e si lasciò alle spalle il sottosviluppo degli anni che avevano seguito la guerra civile. Tutto era pragmatismo estremo dettato da Franco. Aveva certamente l'adesione della maggioranza dei cittadini ma non esisteva un partito organizzato per sostenerlo. Il Movimento Nazionale era un involucro vuoto e privo di qualsiasi orientamento univoco e coerente. Il regime, si poteva già capire non sarebbe sopravvissuto alla sua morte..
Esisteva, però un ambiente interessante di esiliati. Europei dell'Est, latinoamericani, arabi, croati, tedeschi e tanti altri che rappresentavano una valida arena per confronti e scambi di esperienze. In parte fu il contatto con questa realtà a suggerirmi la realizzazione  di uno spazio politico internazionale...
Tra la fine del 1972 e l'inizio del 1973, prima del secondo colloquio con Peròn a Madrid incontrai l'ammiraglio Luis Carrero Blanco, il numero due del regime franchista. L'ammiraglio che aveva ottimi rapporti con il Comandante Borghese, ci parlò del futuro della Spagna. Non dava per scontato il ritorno della monarchia e non aveva grande simpatia per Juan Carlos.
Carrero Blanco possedeva una grande capacità di analisi politica e aveva preso le distanze dall'Opus Dei, che per un certo tempo aveva avuto influenza su di lui. Decisamente contrario a ogni soluzione liberale, era proiettato verso uno stato nazionale e sociale svincolato dal condizionamento dei due blocchi. Posizione questa, che esporrà nel discorso pronunciato il 9 giugno 1973, quando assumerà la carica di primo ministro. Molti vedevano in lui il successore di Franco. E noi lo speravamo.
Carrero Blanco organizzò un incontro riservato per il Comandante e me con il Caudillo. Il Generalissimo aveva senza dubbio carisma. Discusse con il Comandante della politica italiana spagnola ed europea. Si coglieva in ogni suo giudizio una notevole dose di prudenza. 
Ci autorizzò a svolgere lavoro politico, purché non turbasse l'ordine spagnolo. Poche parole, strette di mano e l'invito, che parve un ordine, a non rendere noto né il nostro incontro né l'autorizzazione concessa per la nostra attività.In caso contrario ci avrebbe categoricamente smentito. Quanto ci aveva detto era sufficiente.

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