sabato 22 ottobre 2016

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In memoria di Alberto Mariantoni nel quinto anniversario della sua scomparsa



Sono trascorsi cinque anni dalla morte di Alberto Berardino Mariantoni,giornalista e politologo di rango internazionale da sempre vicino a quella che per semplicità viene definita destra radicale. A leggere il suo curriculum vitae personale emerge la figura di un abile giornalista ed di un esperto di politica internazionale, con una rete di collaborazioni a prestigiose testate italiane come Avvenire Le Figaro Diaro de Lisboa, Der Spiegel, Gazzetta Ticines. Era un esperto di politica estera e di relazioni internazionale con particolare riferimento al mondo arabo ed ai paesi dell'Africa centrale ed occidentale. Nel suo attivo ci sono decine e decine di reportages in zona di guerra. Fu autore di oltre 300 interviste ai protagonisti politici ed istituzionali dei paesi del terzo mondo. Leggendaria fu l'intervista ad Arafat.
Ha scritto: «Gli occhi bendati sul Golfo» (Jaca Book, Milano 1991); «Le non-dit du conflit israélo-arabe» (Pygmalion, Paris, 1992); «Le storture del male assoluto» (Herald Editore, Roma, 2011); con AA.VV., «Una Patria, una Nazione, un Popolo» (Herald Editore, Roma 2011); con AA.VV., «Nuova Oggettività – Popolo, Partecipazione, Destino» (Heliopolis Edizioni, Pesaro, 2011). Dal 1994 al 2004, è stato Presidente della Camera di Commercio Italo-Palestinese. Nel 2009-2010 ha collaborato, come docente, con lo I.E.M.A.S.V.O - Istituto 'Enrico Mattei' di Alti Studi sul Vicino e Medio Oriente di Roma.



Luigi Cortese, nostro storico collaboratore del sito e corrispondente dal Piemonte ci traccia un suo personale ricordo di Alberto B Mariantoni nel quinquennale della sua scomparsa.


Lo ricordo come uomo, generoso, tollerante, sempre disponibile e mai “in cattedra”, sebbene si sarebbe potuto atteggiare a “professore” più di tanti altri che fanno sfoggio di conoscenze puramente libresche.

Mariantoni era un “interventista della cultura”, nel più aureo filone dei grandi Italiani che, del loro sapere, non han fatto una base per guadagnare onori e prebende vivendo sempre da “struzzi”, ma lo hanno costantemente messo a disposizione di una “battaglia” sentita come improrogabile: quella per la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità politica, economica, culturale e militare di tutti i popoli del mondo.
“A mio giudizio, abbiamo quella illudente e fuorviante percezione della nostra esistenza, in quanto continuiamo testardamente ed inconsapevolmente a volere assolutamente “leggere” o interpretare la realtà che ci contorna, attraverso le lenti deformanti e snaturanti della “visione ideologica” della vita e della storia”.

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