lunedì 19 settembre 2016

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Salvini: "Lega pronta ad andare da sola"

(G.p) A Pontida, in occasione del tradizionale raduno del Carroccio,il felpato Matteo Salvini, leader della Lega Nord per l'indipendenza della Padania attacca l'Europa e sfida gli alleati del centro destra dichiarando:"asta compromessi al ribasso, non saremo mai più schiavi di Berlusconi" come ci racconta il collega Antonio Rapisarda, con un interessante articolo pubblicato su Il Tempo, storico quotidiano romano.

Mille e otto giorni da segretario della Lega Nord e un pensiero rivolto ai «nemici» interni e agli alleati, vecchi e nuovi: «Se qualcuno pensa che il futuro della Lega sia quello di un partito servo di qualcun altro, di Berlusconi o Forza Italia si sbaglia». È stata la Pontida dell’orgoglio quella di Matteo Salvini che dal palco del «pratone» ha rilanciato la sua segreteria e, di conseguenza, il ruolo del Carroccio rispetto a chi, dentro e fuori il partito, intende a suo avviso riportare indietro le lancette e con questo il profilo del movimento sotto l’agenda del Cavaliere. Lo scenario dell’appuntamento è quello classico: bandiere regionali, Sole delle Alpi in bella vista, stand filo-Putin ma anche shop con i prodotti tipici del Sud (tra cui l’amatricianata solidale per le vittime del terremoto), magliette degli anti-Bergoglio andate a ruba, polemiche dei militanti con Gad Lerner e del segretario con il Tg1. Obiettivo grosso nel discorso di chiusura del leader è stato il ruolo da assegnare alla Lega nella costruzione dell’alternativa di governo. La stessa replica secca alla «newco» di Stefano Parisi, per quanto indiretta, è sintomo del fatto che il segretario lega il suo mandato a un preciso «modello» di coalizione, tutt’altro che il modello Milano andato in scena alle Amministrative: «Se stai con Fini e Casini non stai con noi - ha spiegato ai tanti militanti accorsi -. Se volete fare patti con questa gente scegliete un altro segretario, io non ho problemi: faccio l’eurodeputato, il consigliere comunale e il soldato». Insomma, a vent’anni dalla dichiarazione di indipendenza della Padania, rimasta per lo più un totem per gli irriducibili, il leader non dimentica di certo il passato - anche se, stoccata ai predecessori, «qualche problema ce lo siamo creato in casa noi» - ma di certo non intende prendere lezioni da chi in Lega contesta la sua linea populista e «nazionale»: «Io accordi al ribasso non ne faccio. Non voglio il 4% per avere venti parlamentari di cui non me ne faccio niente. Voglio cambiare il Paese, ma come lo voglio cambiare io, non cerco poltrone». Ecco dunque la replica di Salvini, attesa dopo un’estate di conflitto a bassa intensità tanto all’interno del Carroccio (con le pressioni governiste di Maroni da una parte e il richiamo alla «purezza» delle origini di Bossi dall’altra) quanto con Forza Italia e il nuovo corollario anti-populista di Stefano Parisi. «Non so voi, ma io non sto sacrificando giorni e notti per partecipare. Io sono qui per vincere, voglio che la Lega vada a comandare – ha rilanciando parafrasando il tormentone estivo del rapper Fabio Rovazzi -, con la ruspa in tangenziale...». Il senso di questo passaggio polemico si collega a quanto affermato poco prima di lui dal fondatore del Carroccio Umberto Bossi che ha esplicitato la sua critica al segretario definendo il partito «un po’ in confusione, né carne né pesce» dal punto di vista del posizionamento geografico. Per Bossi la Lega «non sarà mai un partito nazionale», ma deve continuare a perseguire quello «per cui è nata, la secessione della Padania», e con ciò concentrarsi contro il «nemico Italia» invece che contro il «nemico Ue». Se la replica del successore è stata ironica e garbata - «Mi fanno schifo i rottamatori, sarò sempre grato a Bossi per quello che mi ha insegnato. Certo, la sesta volta che mi dice che non capisco un cazzo... Va bene. Che cosa faccio? Lo abbraccio perché non riesco a dire niente a Bossi» - è in quel «vado avanti per la mia strada» che si snocciola la contro-agenda che Salvini intende presentare ai possibili alleati. Dopo il «no» alla riforma costituzionale di Renzi - tema peraltro della tre giorni leghista - il leader ha annunciato che «cambieremo la Costituzione». Come? «L’obiettivo è un presidente della Repubblica eletto dai cittadini, che abbia potere di governare e scegliere i ministri». Una riforma «in senso federale, con una sola camera con il proporzionale, referendum sui trattati internazionali, vincolo di mandato e giudici eletti dal popolo». Mentre, fuori dai confini, «prima ci liberiamo dall’Europa dei massoni e delle banche, poi ognuno decide come fare». Ed è in questo senso che l’alleanza con gli eurocritici è determinante: «Sono orgoglioso - ha detto - di aver fatto accordi con Marine Le Pen, gli austriaci ma anche con Putin. Il vero nemico è a Bruxelles». Con questa piattaforma Salvini ha risposto anche, e forse soprattutto, a chi pensa che la Lega abbia perso la golden share nella coalizione dopo i risultati altalenanti delle Amministrative. Per Salvini, evidentemente, non è così: «Io voglio una Lega forte. Che cosa farà il resto del centrodestra lo deciderà lui. Se ha coraggio viene dietro a noi, altrimenti la Lega è pronta a fare da sé».

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