martedì 27 settembre 2016

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Evola era libertario, altro che reazionario. Ma la destra lo sa?


(G.p)Il collega Riccardo Paradisi, con un articolo pubblicato sul quotidiano Il Dubbio ha aperto un dibattito su Julius Evola, fascista libertario, padre nobile di una certa area politica ed anti proibizionista ante litteram. 
La collega Lisa Turri, dalle colonne virtuali de Il Secolo d'Italia, quotidiano della fondazione Alleanza Nazionale si domanda, cercando di dare una risposta, se sia giusto confinare l'opera di Julius Evola agli scritti del dopoguerra come per esempio Gli uomini e le rovine oppure Orientamenti, preziose dighe contro la modernità, oppure ricordare Evola ed il suo pensiero nella sua complessità?


Ma è giusto confinare l’opera di Julius Evola agli scritti del dopoguerra? Cioè limitarsi ad apprezzare l’autore de Gli uomini e le rovine e di Orientamenti che fornivano suggerimenti per fare “diga” contro la modernità? O peggio ricordare gli strali contro lo sport dello sci o contro le minigonne? E’ lecito in definitiva fare di Evola solo un paladino della Tradizione fiaccata dalle forze telluriche della sovversione?

A riaprire un dibattito antico a destra è stato Riccardo Paradisi con un articolo sul quotidianoIl Dubbio dal titolo eloquente, Julius Evola, il fascista libertario, nel quale il filosofo amante del dadaismo e delle spericolate ascese dell’ “individuio assoluto” viene dipinto come un antiproibizionista ante-litteram. “Insomma Evola – scrive Paradisi – la bête noire della cultura italiana, il liberticida per antonomasia, va oltre qualsiasi formulazione anarchica o “antagonista” quando parla di libertà: perché l’obiettivo della sua polemica non è solo lo Stato etico ma anche «La società che si mette a fare il pedagogo con la frusta, e proprio la dove essa, con la democrazia, proclama che il singolo è ormai giunto a ogni responsabilità e maturità». Lo sguardo di Evola è scevro di ogni moralismo e ipocrisia: egli non crede che ogni singolo sia ormai giunto a responsabilità e maturità, tutt’altro (in questo Evola resta un pensatore radicalmente aristocratico) – ma nessuno per lui ha il diritto, tanto meno lo Stato o la società, di condizionare o inibire le scelte di chicchessia, di conculcare le libertà individuali”.Paradisi ricorda ancora che se il primo Evola era spregiudicato e “disobbediente” anche l’ultimo Evola, quello di Cavalcare la tigre, indica all’uomo “diffrenziato” la strada di una libertà superiore, disciolta dai vincoli del moloch statuale, la via di un anarca aristocratico e distaccato, assai poco compatibile con l’ideologia conservatrice racchiusa dalla triade Dio-Patria-Famiglia.

Certo non è neanche possibile prendere solo una parte della produzione di un autore e isolarla da tutto il resto. Allo stesso tempo l’articolo di Paradisi ha il merito di aprire uno spazio di riflessione importante sulla complessità di un autore che spesso è poco letto e poco approfondito anche da quell’area politica che lo considera un “padre nobile” cui fare riferimento.

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