venerdì 5 agosto 2016

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In memoria di Sergio Gozzoli nel primo anniversario della sua scomparsa

(G.p)Lo scorso 5 agosto, il dottor Sergio Gozzoli, ispiratore del movimento skinhead in Italia, fondatore ed ideatore della rivista L'Uomo libero, abbandonava la vita terrena, da uomo libero, andando oltre. Uomo coraggioso e leale, che amava la verità sopra ogni altra cosa, lascia in eredità quella concezione del mondo e della vita che sostiene le ragioni di una patria europea che i giovani militanti hanno il dovere morale di indicare ai  compatrioti.
In ricordo di Sergio Gozzoli, in occasione del primo anniversario della sua dipartita, pubblichiamo un suo curriculum vitae ed un sincero e commosso ricordo di Duilo Canu, storico dirigente di Forza Nuova, legato al dottore Gozzoli da amicizia ultraventennale


Il dottor Sergio Gozzoli è andato oltre. Nato a Genova, da famiglia toscana, il 4 novembre del 1930.Trascorse l'infanzia a Buti, paese originario della famiglia, in provincia di Pisa, e Milano, dove il padre lavorava, negli intervalli fra un richiamo e l'altro nella marina militare. Dopo l'otto settembre del 1943, aderì alla Repubblica Sociale Italiana, militando nelle "Fiamme Bianche". A guerra conclusa, aderì al Movimento Sociale Italiano, del quale fu segretario provinciale giovanile a Milano, membro della direzione nazionale giovanile, consigliere comunale nella rossa Sesto San Giovanni, comune della cui sezione fu a lungo segretario.
Dopo una rissa, esplosa nel 1960, a Milano, durante un dibattito al Partito Radicale, fu processato ed incarcerato per sei mesi a San Vittore.
Terminata la sua esperienza politica nelle file del Msi, negli anni successivi continuò il suo impegno politico in Avanguardia nazionale giovanile, di cui fu segretario milanese (lo racconta Stefano Delle Chiaie nell'Aquila e il condor, a proposito del tentativo di Michelini di riaggregare al Msi i movimenti giovanili radicali) poi, cessato l'impegno politico diretto, si mantenne su posizioni nazional-popolari, scrivendo libri e parlando in pubblici dibattiti e conferenze.
Laureato in medicina e chirurgia, visse praticando la libera professione, guadagnando la stima di tanti concittadini di Sesto San Giovanni.
Dal 1976 al 1981 si trasferì in Sud Africa, dove insegnò neurochirurgia all'università. Rientrato in Italia, entrò nella redazione della rivista L'uomo libero.
 Nel 1981 pubblicò il suo primo volume "Le Radici ed il seme". Negli anni successivi pubblicò diversi opuscoli tra cui ricordiamo Sulla pelle dei popoli e alla gioventù d'Europa. Negli anni 80 e nei primi anni 90 Sergio Gozzoli fu protagonista in numerose conferenze, tenute in decine di città d'Italia, e sostenne dibattiti, interviste a giornali, riviste e rete televisive. Nel novembre del 1992, fu ospite del Maurizio Costanzo show. In quell'occasione pose in imbarazzo, Bocca, Vergani e Bossi riscuotendo vasto consenso di pubblico.
La scelta sua e della rivista "L'uomo libero" di farsi interlocutore del nascente movimento skinhead, che alle tesi di quel laboratorio attingeva a piene mani, lo pose al centro di una dura campagna di stampa, che spinse la Digos ad una vasta inchiesta, con telefoni sotto controllo, pedinamenti, microspie, fotografie. Seguì una denuncia ed il processo, preceduto da sei mesi d'obbligo di dimora. Il processo, durò circa un anno. Gozzoli fu assolto, su richiesta del pubblico ministero.
Nel 1995 aderì al Movimento Sociale Fiamma Tricolore, guidato dall'onorevole Pino Rauti, che abbandonò nel 1997. Nel 1999 aderì a Forza Nuova, movimento politico che considerava l'alternativa italiana al vasto sistema di partiti che collaborano, da destra a sinistra, al potere internazionale della grande finanza mondialista. Nel 2001 fu candidato a sindaco di Milano nelle liste di Forza Nuova.

Venticinque Anni Dopo, Ma Andrò Ancora A Trovarlo

di Duilio Canu

Sono passati veramente tanti anni - quasi 25 - da quando con i miei scarponi lucidi, il bomber nero, la testa rasata andavo a trovare il "dottore" nella sua casa di Sesto san Giovanni.
Sotto braccio le bozze del nostro giornaletto "azione Skinhead". Era poco più di una fanzine, la producevamo io e altri camerati miei coetanei.
Tra... una recensione di un disco e la cronaca di qualche concertino avevamo la "presunzione" di scrivere anche di politica, di gridare al mondo come la pensavamo, di dire la nostra sui fatti di cronaca e sulle grandi questioni che in quei primi anni dell'ultimo decennio del secolo scorso sconvolgevano la politica italiana.

Andavo a trovarlo per avere un suo parere, per chiedere una mano nella correzione del nostro zoppicante italiano e sistematicamente lui mi accoglieva con un affetto di cui solo un "nonno" è capace.
Pochi convenevoli, una stretta di mano, due parole sulle ultime novità e poi, infilati gli occhiali, accesa una sigaretta, cominciava a leggere i fogli che gli avevo portato.
Li divorava, io avevo l'impressione che ogni riga fosse per lui una cosa interessante... aspettavo con impazienza che arrivasse ai passaggi che io consideravo più "profondi" per percepire ogni suo cenno... e lui immancabilmente li riconosceva, con la testa annuiva e questo mi dava gran soddisfazione.
Ogni volta uscivo da casa sua con la sensazione di aver passato delle mezze ore con una grande persona. Certo i fogli erano pieni di correzioni - noi ragazzi non eravamo degli scrittori provetti - ma neppure un concetto era stato cambiato e questo per me voleva dire tanto.
Poi venne il tempo della politica più matura - era nata Forza Nuova - e lui era sempre li pronto a dare un contributo.
Conferenze, manifestazioni, denunce, arresti.
Lui, sempre al nostro fianco, senza mai un dubbio, ci ha spronato ad andare avanti, ad essere sempre pronti a scendere sul campo della Giusta battaglia.
Oggi Sergio si è spento nella sua casa in Toscana, tra le braccia della moglie e con il conforto dei sacramenti.
Per l'Italia è stato un onore averlo tra i suoi figli.
Per me un grande privilegio conoscerlo e aver condiviso un pezzo del cammino della mia vita con lui.
Da oggi tornerò spesso da lui a chiedere consiglio, conforto, aiuto. Ci tornerò col pensiero, con le preghiere, ci tornerò perché sono sicuro che lui sarà li, pronto a darmi una mano come ha fatto per tanti, tanti anni.
Che Dio l'abbia in gloria!

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