lunedì 13 giugno 2016

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Resa dei conti nella Lega romana dopo il flop


(G.p)La Lega Nord per l'indipendenza della Padania e Noi con Salvini, sua costola centro meridionale a Roma non sfondano, nonostante i sondaggi che negli ultimi mesi, li accreditavano intorno al 15%, percentuale davvero fantastica per un movimento politico che per la prima volta, nella città eterna.
Ma come spesso capita i sondaggi non corrispondo alla realtà. Noi Con Salvini, a Roma, conquista solo il 2,7 % di preferenze, per cui deve sperare in una vittoria di Virginia Raggi, candidati del movimento Cinque stelle per conquistare un eletto in consiglio comunale. Della resa dei conti, in casa Noi con Salvini, ci parla, con un interessante articolo, il collega Antonio Rapisarda, dalle colonne de il Tempo, storico quotidiano romano.


Ai leghisti, a Roma, a questo punto non resta che sperare in Virginia Raggi. Se al ballottaggio dovesse spuntarla il Pd Giachetti ci sarebbe la certezza, infatti, di non ottenere nemmeno un seggio in Campidoglio. E a quel punto si tratterebbe di una prima prova decisamente deludente per i «leghisti de noantri». In casa Noi con Salvini è il momento delle valutazioni e della riflessione. Matteo Salvini aveva chiesto almeno il 3%, come soglia psicologica e politica. In città, invece, la sua lista si è fermata al 2,7%. Anche per questo in casa l’umore dei dirigenti a urne chiuse non è alto: «Non è stato un flop - spiegano dalla war room - ma il risultato all’interno del Gra non è quello che ci aspettavamo». Per capire l’entità del risultato di NcS occorre quindi confrontare il precedente: stavolta si è conquistato un solo punto in più in termini percentuali di quanto l’allora Lega Nord aveva ottenuto nella Capitale alle Europee con Mario Borghezio e CasaPound. Parliamo di una stagione fa, insomma, quando le apparizioni del leader del Carroccio a Roma erano pioneristiche e non esisteva alcuna struttura territoriale né era stata fatta una vera campagna elettorale. Per questo motivo - davanti allo scenario peggiore, ossia la certificazione del mancato sfondamento nella città eterna - hanno una ragione in più adesso per «tifare» 5 Stelle al ballottaggio: la possibilità di piazzare la prima bandierina all’Assemblea capitolina. Andando ai numeri concreti esistono, però, alcune isole felici. I picchi maggiori dei salviniani si sono avuti nelle liste al II Municipio con il 4,51%, al VI con 4,27% e al V con 3,68%. In quest’ultimo è stato raggiunto anche il miglior risultato in percentuale tra i leghisti, con il candidato presidente Fabio Sabbatani Schiuma che ha conquistato il 20,17%.

Il bottino finale dell’esordio? Secondo i calcoli interni di Ncs sarebbero quattro consiglieri municipali: Schiuma, Signorini, Enrico Cavallari e Andrea Vittori e, nell’eventualità che la spunti la grillina Raggi e non emergano altri colpi di scena dalle sezioni contestate, il primo seggio «conquistato» in Consiglio. Proprio qui è arrivata una sorpresa. A essere eletto sarebbe il semisconosciuto Antonio D’Apolito, di professione dentista ed espressione della società civile (sostenuto da Riva Destra, dai comitati di quartiere e dal comitato donne di NcS), che ha superato la quotata ex presidente della Camera e leghista della prima ora Irene Pivetti. Davanti a questo risultato inaspettato i rumor per giorni hanno raccontato di una certa delusione da parte di quest’ultima. Interpellata da Il Tempo Pivetti smentisce le voci: «È irrilevante il fatto della mia posizione. Mi ha fatto piacere, invece, che sia stato riconosciuto il lavoro svolto da tutta la squadra così come di D’Apolito nello specifico».
Se di delusione si vuole proprio parlare, spiega Pivetti, è per il risultato complessivo: «Pensavamo a una percentuale diversa. Abbiamo ottenuto il voto identitario, ci è mancato quello di opinione». Secondo la big - in controtendenza con chi accusa la Lega di cavalcare le istanze populiste - ciò è stato dovuto da una strategia che non ha dato i frutti sperati: «Abbiamo mantenuto profilo e toni troppo bassi. La campagna della Lega a Roma doveva essere più aggressiva». Se Pivetti addebita il mancato boom a scelte di natura politica, c’è chi - nel gruppo dirigente - punta il dito sull’alto livello di litigiosità interna a NcS. «La sensazione? Ci si è resi conto che il partito va costruito, strutturato, pensato – confessano -. Ma non è di certo questo il clima adatto». Esempio indicativo è ciò che è avvenuto nella roccaforte del XIII municipio con le due candidature separate di Enrico Cavallari, quella ufficiale proposta da NcS, e Daniele Giannini, fuoriuscito in polemica con il partito: divisione che non ha permesso alla coalizione di arrivare al ballottaggio.

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