martedì 7 giugno 2016

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La grande sconfitta del Salvinismo, morto prima di nascere


di Giuseppe Parente

La Lega Nord per l'indipendenza della Padania e Noi con Salvini, sua costola centro meridionale non sfondano. I sondaggi che negli ultimi mesi, li accreditavano intorno al 15% sono solo un triste ricordo. Infatti, gran parte del voto di protesta, è finito diretto al Movimento 5 Stelle.
L'eccessivo presenzialismo del felpato Salvini, capace di indossare felpe con il nome di ogni città in cui è stato presente, accompagnato da un attivismo assillante sui social network, non ha scalfito gli italiani chiamati al voto in oltre 1300 comuni dal Piemonte alla Sicilia. Specialmente quelli delle grandi città, piazza di prova fondamentale per qualsiasi movimento politico. Se questi sono i risultati, senza ombra di dubbio, possiamo dire che il salvinismo è morto prima di nascere e che il modello vincente del Front National di Marine Le Pen è davvero un miraggio.
Analizziamo, con la massima attenzione, i voti conquistati dal Carroccio a guida Matteo Salvini. Iniziamo dal Nord del paese, storica roccaforte del voto padano. A Milano, città di Matteo Salvini, la Lega si ferma all'11,76% ed è il secondo partito della coalizione dietro Forza Italia che ottiene un lusinghiero 20,22%. Alle scorse comunali, quelle del 2011, la Lega conquistò il 9,6% per cui non siamo di fronte ad un significativo aumento di voti. 
A Torino, memori ancora del mal governo regionale di Roberto Cota, i torinesi hanno assegnato al Carroccio solo il 5,79% dei consensi, con un dato inferiore dell'1% rispetto al 2011. 
Emblematico è il caso della rossa Bologna, città dove in prima persona, con parecchie iniziative politiche si è speso Matteo Salvini. Candidata a sindaco per la coalizione di centro destra era la leghista Lucia Bergonzoni che ha conquistato il 22,2% che rappresenta un buon risultato, ma al ballottaggio deve recuperare 30 mila voti di differenza con il sindaco uscente Virgino Merola, espressione del Partito Democratico. La lista della Lega è andata piuttosto male, conquistando appena il 10,5% dei consensi, un dato inferiore dello 0,2% rispetto al 2011.
L'esperimento romano ha confermato il flop del progetto politico di Noi Con Salvini, costola centro meridionale della Lega Nord, nata per allargare gli orizzonti geografici e politici del Carroccio. 
La Lega Noi con Salvini, cosi si presentava sulla scheda elettorale ai cittadini romani ha conquistato 31 mila voti, pari al 2,71% delle preferenze ed è la nona lista dell'assemblea capitolina.
A Latina, Noi con Salvini, che correva in alleanza con alcune liste civiche di centro destra, conquista un discreto risultato, con poco più del 4% mentre in Campania non presenta liste a Benevento, Napoli e Salerno, mentre a Caserta e Battipaglia corre da sola. 
Nella capitale di Terra di lavoro, conquista poco più del 2% dei consensi, mentre a Battipaglia i consensi ricevuti dal corpo elettorale sono da prefisso telefonico, nonostante l'impegno profuso dai militanti del partito e dal leader Salvini che è stato protagonista di un comizio in piazza.
 Su scala nazionale La Lega a guida Salvini, a stento supera il 6% mentre su scala locale urla al successo quando supera il 10% pure dove ha imposto alla coalizione i propri candidati a sindaco. I risultati delle regionali dello scorso anno, sull'onda degli scandali di rimborsopoli, per cui la Lega conquistò il 20% in Liguria, il 16% in Veneto ed il 17% in Umbria, sono un triste ricordo. 
Il modello tanto decantato del Fronte nazionale di Marine Le Pen, che ha costruito il suo successo politico partendo dalle consultazioni locali, comune dopo comune, costringendo socialisti e destra gollista ad innaturali alleanze anti Front National sembra oggi molto distante.
Infatti, Salvini, già dalla tarda notte di domenica, pensa ad una grande convention di tutte le forze politiche e sociali che vogliono mandare a casa il premier Renzi.  Un appuntamento non di piazza, come lo fu Bologna, ma di costruzione. 







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