sabato 4 giugno 2016

CasaPound, c’è l’inchiesta sulla «marcetta nera» di Bolzano



La decisione di CasaPound di raggiungere in gruppo il Municipio (una ventina di persone tra militanti e simpatizzanti) in occasione della prima riunione del nuovo consiglio comunale sarà vagliata sotto il profilo penale dalla Procura della Repubblica. All’indomani delle polemiche politiche (innescate dalla comparazione delle immagini del gruppo di CasaPound con le foto della marcia fascista del 1921 ripresa nello stesso punto di via Portici) l’ufficio politico della Questura ha inviato una segnalazione alla Procura per una valutazione dell’episodio. 
Il procuratore aggiunto Markus Mayr ha aperto un fascicolo per presunta violazione dell’articolo 18 del testo unico di pubblica sicurezza che detta disposizioni in materia di riunioni pubbliche e assembramenti in luoghi pubblici. L’articolo dispone che i promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico debbano dare avviso dell’iniziativa al Questore almeno tre giorni prima dell’evento. Lo stesso articolo prevede per i contravventori pene piuttosto severe anche se a titolo di contravvenzione e cioè sino a sei mesi di arresto con un’ammenda da 103 a 413 euro. Il fascicolo è stato affidato al sostituto procuratore Daniela Pol che dovrà valutare se per i fatti in questione si possa effettivamente parlare di riunione promossa preventivamente (con omesso avviso al Questore).

In un comunicato stampa il consigliere di CasaPound sostiene infatti di essersi recato a piedi in Municipio assieme agli altri due consiglieri eletti partendo dalla sede del movimento in via Cesare Battisti e di aver incontrato, strada facendo «amici, elettori e militanti» che avrebbero deciso spontaneamente di accompagnare i consiglieri eletti in Municipio.Delle circa 20 persone, una aveva una bandiera tricolore portata in consiglio (nella tribuna del pubblico). Il procedimento avviato dalla Procura non fa riferimento alla legge Mancino che persegue la diffusione di idee basate sull’odio razziale e sulla discriminazione per motivi etnici, nazionali o religiosi. In base agli accertamenti della Digos (foto o testimonianze) non risulta che il passaggio dei consiglieri di CasaPound in via Portici sia stato accompagnato da saluti romani o slogan fascisti. Sulla vicenda ieri sera ha preso posizione, in termini ironici, anche Giorgio Holzmann che si chiede quali profili di reato possano essere ravvisati «se un gruppo di cittadini decide di andare in Municipio». «Non ho notizia di vetrine sfondate, di poliziotti picchiati, di auto incendiate - scrive Holzmann - forse perchè queste azioni sono esclusiva dei centri sociali tanti cari ad una certa sinistra che se li coccola e ben si guarda di chiedere provvedimenti contro di loro. Stanno rasentando il ridicolo»
Fonte Alto Adige

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