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Rogo di Primavalle: il museo dei fratelli Mattei rischia lo sfratto dal comune



(G.p) Nella notte del 16 aprile 1973, nel popoloso e popolare quartiere romano di Primavalle, assassini subdoli e vigliacchi appiccarono il fuoco alla porta dell'abitazione di Mario Mattei, di professione netturbino, colpevole di essere il segretario della locale sezione del Movimento Sociale Italiano. I suoi figli, Stefano, di anni 22 e Virgilio di anni 8 morirono bruciati vivi. I responsabili Achille Lollo e Marino Grillo riparano all'estero per sottrarsi alla giustizia mentre Marino Clavo è ancora oggi irreperibile.

Giampaolo Mattei, fratello delle due vittime, promotore dell' Associazione Fratelli Mattei, in occasione del 43esimo anniversario del crimine, ha organizzato una interessante mostra fotografica nella sede dell'associazione, su 19 casi di omicidi ai danni di giovani che non hanno avuto una compiuta verità giudiziaria.

La nobile attività svolta dall' associazione Fratelli Mattei rischia di cessare, a causa di uno sfratto decretato dal comune di Roma, proprietario del locale.

Il collega Manuel Fedato dalle colonne de Il Tempo, storico quotidiano romano, con un interessante articolo, che pubblichiamo per intero, ci annuncia il rischio chiusura per l'associazione Fratelli Mattei ed il tentativo di scongiurare ciò, messo in atto dai senatori Gasparri e Gotor, con una interrogazione parlamentare.



Il 16 aprile 1973 rappresenta la linea di demarcazione tra un prima e un dopo. Si mettevano già le bombe nelle piazze, si sprangavano gli avversari politici, si ammazzavano poliziotti e carabinieri. Ma quella notte, nel quartiere romano di Primavalle, il confine della follia si spostò un po’ più in là, portando la morte direttamente a domicilio per mano di assassini silenziosi e subdoli, che appiccarono il fuoco alla porta dell’abitazione di Mario Mattei, segretario della locale sezione del MSI. I suoi figli, Virgilio e Stefano, quest’ultimo di appena otto anni, morirono. I responsabili Achille Lollo e Marino Grillo fuggirono in Brasile e Nicaragua sottraendosi alla giustizia italiana, il terzo, Marino Clavo è tuttora irreperibile.

Per tenere viva l’attenzione, Giampaolo Mattei, fratello delle due vittime, ha organizzato ieri, in occasione del 43esimo anniversario del crimine, una mostra fotografica nella sede dell’Associazione Fratelli Mattei, che non si è soffermata solamente sul tragico episodio che ha colpito la sua famiglia, ma su 19 casi di omicidi ai danni di giovani e giovanissimi, che non hanno avuto una compiuta verità giudiziaria. Uno sguardo trasversale, senza colore politico, su uno dei periodi più cupi e controversi dell’Italia repubblicana. «Noi vogliamo adoperarci per una memoria razionale e condivisa, soprattutto nelle scuole. Dietro il ricordo non ci devono essere sentimenti di odio o vendetta, ma solo un forte spirito civico», ha spiegato il padrone di casa.

Sull'appassionata attività di Giampaolo pende però la spada di Damocle di uno sfratto decretato dal Comune di Roma, proprietario del locale in via Fabio Conforto, nei pressi di viale Marconi. Fu l’allora sindaco Veltroni ad acquistarlo e a metterlo a disposizione dell’Associazione senza però il contratto d’affitto per regolarizzarne la posizione. Nonostante le reiterate richieste, rivolte negli anni anche ai successori Alemanno e Marino, si è accumulata la morosità che ha portato al provvedimento.

Per scongiurarlo si stanno adoperando, con spirito bipartisan, i senatori Maurizio Gasparri e Miguel Gotor, intervenuti entrambi all’evento. «Partecipai ai funerali dei fratelli Mattei - le parole del vicepresidente del Senato - e reputo importantissime le attività dell’associazione per la memoria storica. Bisogna distinguere tra i vari casi di affittopoli. Ho presentato con Gotor un’interrogazione parlamentare e parlato con il Comune. Speriamo che si possa trovare una mediazione per far proseguire questa esperienza». Analogo il pensiero di Gotor: «Conosco da tempo Giampaolo Mattei e apprezzo molto il suo forte impegno civile. Spero che il dialogo con Tronca scongiuri lo sfratto di un’associazione che assolve pienamente le funzioni per cui è nata».

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