sabato 5 marzo 2016

A Roma il centrodestra ha un problema. Anzi tre

(G.p)Mancano poco più di 3 mesi al giorno in cui i cittadini romani saranno chiamati ad eleggere il nuovo sindaco ed i consiglieri comunali. Anarchia, caos, disorganizzazione regnano sovrani in casa centro destra. L'ex premier Berlusconi, da monarca assoluto dell'italico centro destra, ha scelto come candidato sindaco Guido Bertolaso, che gode dell'appoggio anche di Giorgia Meloni e di Fratelli d'Italia. Una scelta, quella di Bertolaso, non particolarmente gradita agli altri alleati di centro destra che hanno deciso di correre da soli, con rispettivi candidati sindaci, che sono già lanciati nell'agone politico. Oggi Alfio Marchini aprirà la sua campagna elettorale, domani toccherà a Francesco Storace, leader de la Destra ed anche la Pivetti, reduce da un buon successo alle primarie, è pronta a scaldare i motori.
Il collega Manuel Fondato, dalle colonne de Il Tempo, storico quotidiano romano, con un interessante articolo, che pubblichiamo per intero, ci evidenzia i 3 grandi problemi di cui è vittima il centro destra ufficiale a trazione Berlusconi Meloni, che rischia con Bertolaso sindaco di non arrivare manco al ballottaggio per via dei troppi competitors nell'area politica del centro destra.



Nel magmatico centrodestra prosegue, ai piani alti, uno stallo che alla base sfugge. Ognuno ha una ragion di partito che, secondo i propri calcoli spesso cervellotici, ha la priorità e c’è la sensazione che Roma sia un altare su cui sacrificare una battaglia per vincere la futura e più importante guerra.

Le elezioni amministrative hanno storicamente un elettorato fluido, disposto anche a «tradire» il proprio partito in nome della ragion di città. Se si candidasse un taumaturgo, i cittadini romani lo voterebbero a prescindere dal colore politico e dall’appartenenza. Non essendoci taumaturghi in vista nessuno ha il nome adatto a fare la tanto sospirata ed invocata sintesi. Berlusconi e Meloni continuano a blindare Guido Bertolaso, Matteo Salvini a disarcionarlo, salvo incoronarlo dopo gazebo «confermativi» e sognando sempre l’alleanza con Marchini. Fratelli d’Italia, invece, continua a porre il veto sul suo nome con un’ostinazione che sembra più personale che politica.

L’ingegnere, si sa, non ama molto la liturgia dei partiti, figurarsi le beghe e oggi aprirà ufficialmente la sua campagna elettorale all’Auditorium di via della Conciliazione. Con lui la sua lista civica, che tre anni fa ottenne un risultato onorevole e il Nuovo Centrodestra. È quello che potrebbe pescare preferenze in tutti gli schieramenti, strizza l’occhio a destra assumendo una posizione decisa sui campi nomadi ma proviene da sinistra e ha anche un bel profilo civico, che in questa tornata sembra essere una panacea.

In rampa di lancio anche Francesco Storace con la sua Destra. L’ex governatore è un animale da campagna elettorale, naviga tra polemiche, dichiarazioni al vetriolo e botta e risposta come Rambo nella giungla vietnamita. Come Totti non vuole staccarsi dal campo e questa candidatura lo sta quasi ringiovanendo dandogli nuova linfa. Non solo non pensa minimamente a ritirarsi: «Questa partita la faccio per vincere. Se si alza l’affluenza e quindi sballano i sondaggi, io vinco le elezioni. Perché è un voto partecipato». Anche lui è pronto a partire ufficialmente domani al teatro Quirino, dove presenterà il programma elettorale e i comitati che lo sosterranno nella corsa al Campidoglio.

Galvanizzata dalla medaglia d’argento alle consultazioni salviniane, ci ha preso gusto anche Irene Pivetti. Da tempo non ha più il broncio di quando sedeva sullo scranno più alto della Camera dei Deputati come il presidente più giovane della storia. Alcuni amori non si sopiscono mai; nonostante anni di lontananza con il Carroccio c’è ancora molto feeling e al segretario non dispiacerebbe «portarla». Lei non è ancora arrivata al punto di organizzare un’apertura di campagna elettorale ma le idee le ha chiare: «Sarebbe bello se il prossimo sindaco fosse donna. Ruspe nei campi rom? Il problema va risolto, sono d’accordo col principio ma non col metodo».

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