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Storace: "Sono l’unico candidato di destra Meloni? Ma se non ha preso neanche il 4%"


(G.p)Continua, senza sosta e senza tregua, la campagna elettorale di Francesco Storace, segretario nazionale de la Destra ed aspirante sindaco della città eterna. Il collega Daniele De Mario, dalle colonne de il Tempo, storico quotidiano romano, intervista Francesco Storace, unico candidato della destra alle prossime amministrative romane.Intervista che vi proponiamo per intero.


Ormai lo invitano a candidarsi a sindaco di Roma anche persone che si professano staliniste. Merito del buon governo nel quinquennio di presidenza della Regione Lazio. Il paradosso di Francesco Storace, che scrutando il panorama degli aspiranti primo cittadino, ammette: «L’unico che ha militato nella destra sono io».

Storace, come va?

«Sono contento di come stanno andando le cose».


Contento del cupio dissolvi del centrodestra?

«La colpa è di chi sta sbagliando tutto, cioè il centrodestra».


Ce l’ha più con Silvio Berlusconi o Giorgia Meloni?

«Il primo responsabile è Berlusconi. La Meloni ormai pratica la cultura dell’obbedienza. Non mi vogliono e poi chiedono unità, ma come fanno?».


La Meloni dice che lei si è candidato quattro volte e ha sempre perso. Lo fa solo per ottenere una poltrona.

«Avesse detto che lo faccio per un seggio da parlamentare la capirei... Stiamo parlando del Consiglio comunale. E poi, scusi, che pretende di nominarmi lei? Siamo davanti a un modo isterico di fare politica. Quanto alle sconfitte, nel 2013 dopo Fiorito e Polverini non avrebbe vinto neppure Gesù Bambino. E la Meloni l’anno dopo, nel 2014, ha perso le europee non raggiungendo il quorum, il 4%».



Perché la leader di Fratelli d’Italia la attacca?

«Per insicurezza, basta guardare il suo rapporto con Salvini. La Meloni ha sbagliato tutto. È uscita dal Pdl chiedendo le primarie e ora non le vuole fare. Ha posto la questione morale e si trova un candidato a processo».


Perché Bertolaso non le piace?

«Perché è di sinistra, non è un dettaglio. Tra tutti i candidati l’unico ad aver militato nella destra sono io. Vorrei capire perché non vado bene».


Cosa avrebbe fatto al posto del Cav?

«Sarei saltato sulla mia candidatura. Bertolaso parla delle Olimpiadi e dimostra ancora di avere qualche problema con le gare. Cita Giuliani? Ho detto le stesse cose giorni prima. Io comunque vado avanti, stanno nascendo comitati in tutta Roma».


La Meloni dice che i pezzi di FdI che la sostengono è gente di Alemanno.

«Io ho fatto opposizione cinque anni ad Alemanno. Lei invece con chi stava? Se nel 2008 Gianni non avesse vinto Giorgia non avrebbe fatto il ministro. E se nel 2013 fosse rimasto in Campidoglio, FdI avrebbe continuato ad avere assessori e uomini nelle municipalizzate. Come fa a fare finta di non conoscerlo? Non si può sempre rinnegare tutto».





Nel 2008 disse: «Se vinco prendo una ruspa e mi butto contro il primo campo nomadi che incontro». In tanti anni non è stato fatto nulla.

«Ma mica ho governato io. E oggi la ruspa la evoca Salvini... Se vinco in sei mesi risolvo il problema».





Pronto il programma?


«È una cosa seria, c’è tempo. Alcune cose però possiamo dirle. Sulle municipalizzate spazziamo via i Cda: gli amministratori devono avere un rapporto diretto col sindaco. Bisogna ricucire il rapporto con i dipendenti: i 300 euro di salario accessorio vanno difesi perché servono a riempire il frigo. Il debito non può essere un alibi: ci sono migliaia di romani che hanno vinto un concorso nel 2010 e devono essere assunti. I dipendenti comunali non sono troppi: in pianta organica il buco è di ottomila unità. Stesa cosa vale per i vigili: sono sotto organico, bisogna sbloccare il concorso».





Altre proposte?

«Illuminazione in tutta la città per garantire la sicurezza, altro che la spending review di Monti. E poi Roma deve diventare una città Regione con poteri legislativi. Giachetti e Morassut hanno perso un’occasione: potevano porre il tema nella riforma Boschi. Roma deve andarsi a prendere tutti i poteri che può dalla Regione, anche forzando la mano».

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