lunedì 1 febbraio 2016

Storace: "Mi candido per la Capitale

(G.p)Oltre un migliaio di persone hanno accolto, con scroscianti applausi la candidatura di Francesco Storace, consigliere regionale del Lazio e leader de la Destra alle ipotetiche primarie del centro destra per la scelta del Sindaco di Roma. 
Il collega Luigi Frasca, dalle colonne de Il Tempo, storico quotidiano romano, con un interessante articolo, che pubblichiamo per intero, ci racconta la candidatura ufficiale di Storace a sindaco di Roma  alle ipotetiche primarie del centro destra e le sue idee forze per il rilancio della Capitale dopo l'ultimo disastroso periodo targato Ignazio Marino.



Una sala piena all'inverosimile, nonostante il blocco del traffico e una trentina di scroscianti applausi hanno accolto la candidatura ufficiale di Francesco Storace alle primarie del centrodestra per il Sindaco di Roma. Primarie che, ad oggi, restano un auspicio. Quindi, quasi come in un Monopoli, si va dritti al «via» delle elezioni, senza passare dalle primarie. A meno che Giorgia Meloni non sciolga la riserva e si candidi.«È un dovere dare il proprio sì alla battaglia e candidarsi a sindaco di Roma», ha esordito Storace di fronte a un migliaio di persone radunate all'Auditorium Salesianum alla Pisana, ieri pomeriggio. «Chiedo le primarie - ha proseguito - da oggi partiremo con la raccolta di firme per smuovere l'unica coalizione che può battere la sinistra. Mi candido per dedicarmi esclusivamente alla città: non se ne può più di sindaci che pensano alla politica nazionale. Se sarò sindaco, la mia vita politica si chiuderà col Campidoglio». Giorgia Meloni è un po' convitata di pietra: «Se Giorgia scende in campo, è una candidatura forte e autorevole, di destra e a quel punto, non ha senso uno scontro. E se decidesse di correre anche durante la gravidanza, lavoreremmo il doppio per lei». Ma, Giorgia ancora non decide. E quindi ecco l'identikit del futuro Sindaco, secondo Storace: «Con Marino è fallito il mito del sindaco protogrillino. A Roma serve semplicemente una persona seria. Il prossimo sindaco adotterà una norma tagliamani: chi mette i soldi per le campagne elettorali non potrà poi aggiudicarsi lavori pubblici. Così come darà massima trasparenza alla scelta dei membri delle commissioni di gara sugli appalti e nominerà amministratori unici in ogni azienda o ente di competenza». Niente più carta di credito e niente viaggi, il Sindaco, nella visione di Storace, dovrà «stare a Roma, a contare e riparare le buche. Niente più ristoranti, ma deve andare in periferia, nelle case popolari, in mezzo alla gente. Si occuperà di ripulirla dall'abusivismo che la infesta, commerciale, edilizio, di qualunque tipo. Rilancerà l’offerta culturale con la creazione della Borsa della Moda». Tema dipendenti comunali e salario accessorio: «Il prossimo sindaco farà pace con vigili e dipendenti comunali per riconciliare il Comune con i cittadini. Assumerà direttamente la delega alla sicurezza, si occuperà di dare case e servizi sociali prima agli italiani più poveri; sarà il difensore di quanti si sentono discriminati, ma pretenderà che non si sovverta la nostra cultura». Si delinea, poi, il tema del modello di governo che Storace ha in mente: «La Capitale deve trasformarsi in città regione, dotata di poteri legislativi e il Sindaco non dovrà temere alcun potere dello Stato nella difesa degli interessi della città». Niente deputati e senatori in Giunta: «Chi vorrà proporsi come assessore per aiutare Roma lascerà l'incarico nazionale. Non servono assessori a mezzo servizio». Ed è necessario, secondo Storace, che si avviino iniziative di pacificazione politica, anche interrompendo la litania di Sindaci che parlano del passato e non del futuro. Un punto chiave, poi, è che il Sindaco deve fare il Sindaco, «Solo Roma. Basta sindaci che usano la città come trampolino di lancio per carriere politiche personali». Infine: il programma «al quale stiamo lavorando vedrà la luce dopo un confronto con i cittadini, i comitati di quartiere, le associazioni di categoria, i sindacati per scrivere insieme il programma. Un programma che deve esser fatto di cose concrete e che, soprattutto, non richieda il consenso dei prossimi 10 Sindaci per essere realizzato».

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