martedì 24 novembre 2015

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Novi: Giuli, la destra che non esiste e il paradosso della sinistra

di Emiddio Novi
La ‪#‎destra‬ in Italia non è mai esistita, comunica ‪#‎AlessandroGiuli‬ dalle pagine del ‪#‎ilSole24Ore‬. Ne prende atto dal bunker tradizionalista dove si è coltivato il mito incapacitante, autoreferenziale e politicamente disertore. Al sicuro nel bunker della metapolitica, della metastorica e della metafisica. La destra tradizionalista è in attesa che il kali yuga, il tempo oscuro si esaurisca tra poco meno di 400mila anni. E nel frattempo? Loro sono oltre. E quando escono dal torpore paralizzante prendono atto che i tradizionalisti sono corpo mistico, aristocrazia platonica, soviet spartano più elettrificazione spirituale. ‪#‎JulisEvola‬, un loro maestro del pensiero, non diserto' dal suo tempo. Lo visse e ne fu contaminato. Giuli nella analisi sofisticata e approssimativa parte da una misera sciocchezza :". ..è almeno dal 1945 che l'Italia non conosce una destra paragonabile a quella d'oltreconfine". Il ‪#‎MSI‬ nacque socialfascista, la Dc ospitò schfiltosa la base di massa del fascismo e per 50 anni tentò, senza riuscirci di traghettarlo a sinistra. Ereditò dal fascismo anche l'Iri, il suo management, la forza trasformatrice dello Stato imprenditore, il senso lo Stato della Banca d'Italia di proprietà pubblica, delle burocrazie, dei tecnocrati, persino della magistratura. La scuola gentiliana, la cultura nazionalpatriottica, lo spirito di sacrificio di un Paese che in 20 anni edificò città , bonificò paludi e periferie urbane, costruì uno Stato sociale moderno e generoso, nazionalizzò e responsabilizzò le masse, partecipò a due guerre, una ottocentesca e colonizzatrice in Etiopia e una ideologica in Spagna. Preparò il terreno in cui potrà mettere radici il miracolo italiano degli anni Cinquanta.
Quando Alessandro Giuli sostiene che dal 1945 l'Italia non conosce una destra paragonabile a quelle d'oltreconfine prende atto che il fascismo fu un capitolo della destra italiana che non ha nulla in comune con i Cavour, i consorti toscani, i Depretis, i Giolitti. Semmai presenta più affinità con le politiche economiche e sociali del Regno delle due Sicilie dove un sano colbertismo poneva le basi per lo Stato imprenditore, per l'emissione del denaro esercitato dallo Stato e non dai privati, con il Welfare che faceva muovere i primi passi alla sanità pubblica. E poi con la destra storica hegeliana e statalista dei fratelli Spaventa. E del resto perché meravigliarsi se nel 2000 un uomo di sinistra come Claudio Rinaldi scriveva:" se si esamina l'avvio della campagna elettorale per le elezioni del 2001, infatti, si scopre che a dire qualcosa di sinistra , paradossalmente non è solo e non tanto lo stato maggiore dell'Ulivo, quanto il capo della destra", che nel suo programma metteva al primo punto del suo programma l'Italia dei poveri. E proseguiva Rinaldi: "La propaganda del Cavaliere, insomma, non annuncia nulla che assomigli al liberismo selvaggio di cui la destra è solitamente paladina, nulla che evochi lo spettro di un attacco allo Stato sociale; al contrario propone valori, obiettivi nei quali anche le masse popolari possono riconoscersi". Berlusconi liberista? Berlusconi conservatore di scuola anglosassone? Sciocchezze di girotondini e magistrati di sinistra. Berlusconi si muoveva nel solco della tradizione della destra italiana. Che fu vicina a quella dei Bismark e Disraeli, del socialismo della cattedra che dalle università insegnava che si può essere socialisti senza essere di sinistra. Anzi, se si è socialisti non si può essere di sinistra perché il progressismo condivide la filosofia liberale e del primato assoluto dell'individuo e delle sue libertà. L'esito finale del comunismo invera valori, norme di condotta che enfatizzano la libertà dell'individuo garantita da una entità neutra, che si costituisce in Stato soltanto nella prima fase del percorso storico verso la società comunista. Il liberismo turbofinanziario alla fine, dopo aver piallato il ceto medio e trasformata la proprietà in condivisione , realizza lo stesso modello di società del comunismo. Noam Chomsky qualche anno fa, indignando i suoi amici, affermò che: "Marx non è stato un filosofo socialista: in tutta la sua opera ci sono forse cinque sei frasi che si riferiscono al socialismo e penso che abbia introdotto alcuni concetti interessanti, concetti che ogni persona ragionevole dovrebbe conoscere e utilizzare, nozioni come classe e rapporti di produzione". E allora può essere di destra un liberista, un mercatista, un assertore del denaro che non conosce frontiere? Può un assertore della privatizzazione integrale che realizza il sogno comunista dirsi uomo di destra. E il liberalismo libertario di cui è intrisa la sinistra può definirsi di destra? È' possibile omologare la comunità alla società consumista in cui ci si emancipa trasgredendo, godendo, non avendo limiti? Le pulsioni desideranti sono al servizio della macchina economica, che con l'arma del debito rende schiavo l'uomo desiderante. La destra è contro tutto questo scempio generato dal liberal liberismo. E c'è chi si ostina e ritenerla liberale, mercatista, conservatrice.
Fonte: Facebook

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