martedì 3 novembre 2015

I quarantenni rilanciano la sfida : tra una settimana "la cosa" di destra

(G.p )Nelle prossime settimane dovrebbe nascere un nuovo movimento politico che ricalchi il pensiero e la storia della disciolta Alleanza Nazionale. Un contenitore al quale dovrebbero aderire i cosiddetti "quarantenni" sconfitti all'ultima assemblea della Fondazione An per pochi voti, consapevoli della necessità ed urgenza di un rinnovamento dell'italica destra ora appiattita su posizioni leghiste e lepeniste.
Il collega Antonio Rapisarda, dalle colonne dello storico quotidiano romano Il Tempo intervista Alessandro Urzì consigliere regionale e provinciale eletto nella lista civica Alto Adige nel cuore, uno dei firmatari della mozione sconfitta all'ultima assemblea della fondazione An con la quale si chiedeva la ricomposizione della diaspora della destra a partire da quella "casa madre".

Tra una settimana «la cosa» di destra


«Di Fini e Alemanno? Non è di nessuno se non degli italiani». Alessandro Urzì, consigliere regionale e provinciale dell’Alto Adige nel cuore, è un “quarantenne”: ossia uno dei firmatari della famosa mozione sconfitta all’assemblea della Fondazione An che chiedeva la ricomposizione della diaspora della destra a partire da quella “casa madre”. Urzì risponde così sulle voci che danno come nascente il nuovo soggetto politico ispirato alla mozione.
Iniziamo dai rumor. Sta nascendo il partito di Fini e Alemanno?
«Non è un partito, ma una associazione che vuole riaggregare, rianimare una comunità fiaccata dalla diaspora seguita all’esaurimento del progetto del Pdl, seguito allo scioglimento di Alleanza nazionale. Riteniamo che esista un largo spazio politico che va colmato. Non vogliamo avere padrini o padroni nel coltivare questo sogno di riscatto».
Che cosa sarà allora «Azione nazionale»?
«Il nome lo comunicheremo lunedì, quindi non faccio anticipazioni, ma non soffermiamoci sulla forma, il nostro progetto è soprattutto sostanza. Siamo un gruppo numeroso di italiani che sentono su di loro il peso della responsabilità di creare le condizioni per cui la destra, ma anche l’intero centrodestra possa esercitare il ruolo protagonista che le spetta».
Il richiamo ad An ci sarà?
«Ci sarà ovviamente in primo luogo nel valore assoluto che ha avuto An, ossia quello di unire anime diverse, traendo da ciascuna di esse il riferimento per una politica nell’esclusivo interesse nazionale. Manca molto oggi tutto questo…»
In polemica con Fratelli d’Italia?
«Non cerchiamo la polemica con nessuno. Anche nella nostra sfida in Fondazione avevamo posto un tema politico: un congresso di fondazione di un nuovo soggetto a cui potessero aderire oltre a Fdi tutte le anime della diaspora. Un congresso, ribadisco, per costruire assieme qualcosa avvertito da tutti come la propria nuova casa di cui ci sentiamo orfani. Ha vinto, di stretta misura (ma solo fra gli iscritti alla Fondazione, l’Italia a cui ci rivolgiamo è un’altra) la linea dettata da FdI di un loro congresso, a cui saremmo stati invitati ad aderire. Se volevamo aderire a FdI lo potevamo fare anche ieri. C’è bisogno, e lo dico con rispetto verso gli amici di Fratelli d’Italia, di un perimetro più ampio, non subordinato alla Lega Nord. Lavoreremo a questo».
Fini e Alemanno non avranno ruoli. È una «rottamazione» a destra?
«Se dobbiamo rottamare qualcuno questo è Renzi. Ma non vogliamo nemmeno che si dica di questo nostro sforzo quello che non è, ossia il partito di altri. Una volta che la sfida viene raccolta da chi non ha rivestito ruoli primari nella politica nazionale riconoscetegli il coraggio: l’impresa è di chi ci crede

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