venerdì 7 agosto 2015

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Dopo i pugni, lo schiaffo dei giudici all’Ugl

Acque agitate in casa Unione Generale del Lavoro, principale sindaco di centro destra, erede della Confederazione  Italiana Sindacati Italiani lavoratori.
 Dopo la rissa ed i pugni che sono volati tra sindacalisti in quel di Montesilvano in occasione del congresso nazionale per eleggere il nuovo segretario nazionale dopo l'uscita dell'irpino Centrella,(ruolo conteso tra Paolo Capone e Salvatore Muscarella) arrivano metaforicamente parlando gli "schiaffi". A darli è il giudice di Roma, terza sezione civile, che ha accolto totalmente l'istanza che chiedeva la sospensione della proclamazione di Capone a segretario generale del sindaco e a tutti gli atti conseguenti, compresa la nomina dei componenti della segretaria.
La bufera, in  casa Ugl, ce la racconta, il collega Filippo Calleri, nell'edizione on line del quotidiano il Tempo che riportiamo nella sua interezza.



Dopo i pugni, lo schiaffo dei giudici all’Ugl
Il tribunale di Roma annulla la seconda elezione dell’attuale segretario La parabola del sindacato di centrodestra tra risse, Digos e soldi da gestire




Dopo i pugni che i sindacalisti Ugl si sono dati a Montesilvano per legittimare l’elezione del segretario dopo l’uscita dell’ex, Mario Centrella, (ruolo conteso tra Paolo Capone e Salvatore Muscarella) arrivano gli schiaffi. Questa volta a darli è il giudice di Roma. Il Tribunale, Sezione Terza Civile, ha infatti accolto totalmente l’istanza che chiedeva la sospensione della seconda autoproclamazione di Capone a Segretario Generale e tutti gli atti conseguenti, tra cui la nomina dei componenti della Segretaria,
Si tratta dell’ennesimo capitolo della querelle che turba l’ex Cisnal, sindacato nel quale si sono riconosciuti negli anni i lavoratori del centrodestra. Una storia iniziata il 28 ottobre del 2013 quando il Consiglio nazionale che doveva sancire il dopo Centrella si era trasformato in un gigantesco ring. La riunione si era tenuta in un albergo di Montesilvano, in provincia di Pescara. A sfidare Capone, ai tempi segretario nazionale del settore Sanità del sindacato, era Salvatore Muscarella, alla guida di Ugl Comunicazioni. Capone, secondo Muscarella, si era autoproclamato segretario senza rispettare le procedure sui voti necessari alla regolare nomina. Fu un congresso rissa e per portare la situazione alla normalità, fu richiesto l’intervento della Digos e dei Carabinieri. Intervenne anche il giudice che annullò l’elezione e ne richiese un nuovo svolgimento. E anche lì la situazione generò scontri verbali e anche fisici, con tanto di nervosismo e svenimenti. L’ex dominus dell’Ugl, Renata Polverini, entrò negli uffici di Danilo Scipio, responsabile del dipartimento sicurezza Ugl, ed ebbe un violento scambio con tanto di schiaffi, svenimento e ambulanza per l’ospedale. Risultato Capone fu nuovamente rieletto. Ma anche questa volta la sua autoproclamazione contestata. Così ieri è arrivato il secondo verdetto. Muscarella, che aveva sostenuto l’illegittimità della condotta dell’avversario ora gongola: Abbiamo da sempre sostenuto l’illegittimità anche di tale seconda auto-proclamazione nonché di tutte le arbitrarie espulsioni e decadenze, adottate con prepotenza e in totale spregio dello statuto e della prima ordinanza del Tribunale di Roma, che già aveva sospeso l’elezione di Capone, al solo scopo di sovvertire gli organismi democraticamente eletti a favore di Capone e dei suoi sodali». Ora si riparte dal via. Con nuove elezioni probabilmente e con l’ennesima contrapposizinoe che oltre a motivi ideologici cela una battaglia per il tesoro dell’Ugl. Che anche se non certificato, è consistente e composto oltre che da liquidi anche da immobili e sedi sparse in tutta Italia. Si parte dall’incasso legato alle trattenute sindacali dalla buste paga dei lavoratori iscritti. Secondo le stime ogni anno, solo per questa voce, entrano nelle casse della Confederazione tra i 10 e i 12 milioni di euro. E non è tutto. Sì, perché all’Ugl nazionale viene versato solo il 30% delle quote individuali. Il restante 70 resta presso le singole articolazioni territoriali. Ciò significa che, a spanne, il giro d’affari per l’intero sindacato vale tra i 30 e i 36 milioni di euro. Nel tesoro dell’Ugl ci sono però anche altre voci. Nel fatturato consolidato va ricompreso anche quello delle altre articolazioni del sindacato come il patronato. Quello dell’Ugl si chiama Enas e ricava, dalle entrate per i servizi tributari resi ai cittadini, circa 5 milioni di euro all’anno. Da questi si devono detrarre le spese di gestione e di funzionamento ma una parte arriva anche nelle casse Ugl. Senza contare gli immobili dei quali non c’è nemmeno una stima.

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