lunedì 17 agosto 2015

Ascensore per i fascisti: quel video francese del 2008 sulla nuova "destra identitaria" anticipò i tempi

(umt) Riprendiamo le pubblicazioni, dopo la "chiusura per lutto" con una piacevole sorpresa per i nostri lettori, una nuova collaborazione, la prima (e non sarà l'ultima). 
Con la recensione di un documentario francese di qualche anno fa (ben focalizzato sul nascente fenomeno del 'fascioleghismo) inauguriamo la rubrica "Consigli di lettura", affidata a Matteo Luca Andriola, il giovane studioso e amico grande esperto del nodo fascisteria/ nuova destra/ identitari...

Un viaggio nella ‘fascisteria’ europea. Questo, in estrema sintesi, quello che i giornalisti francesi Stéphane Lepetit e Barbara Conforti ci fanno fare in 53 intensi minuti. E’ il filmato Europe: ascenseur pour les fachos (Capapresse, 2008), un viaggio on the road fra i ‘neri’ d’Europa inizialmente apparso sull’emittente Canal+, che ci tocca da vicino, perché, anche se i due documentaristi parlano delle varie organizzazioni neofasciste sparse in giro per il continente, è sempre l’Italia, in un modo o in un altro, a farla da padrone. Il che è logico, visto il nostro paese, nel dopoguerra, diventerà un modello per gli eredi del ‘Nuovo Ordine’ sconfitto nel 1945: molti partiti neofascisti si ispireranno al Msi. Per i due autori, dalla fine della seconda guerra mondiale mai come oggi le formazioni dell’estrema destra hanno goduto di così buona salute, e la crisi economica e quella di rappresentanza non ha fatto che facilitare il tutto. Girato tra Francia, Italia, Austria, Svezia, Germania e nell’Ungheria di Orbàn, questo interessante documentario – in francese – parte dal presupposto che, con la totale indifferenza dell’opinione pubblica, le estreme destre stanno diventando politicamente accettabili, insomma, un modo diverso per contrastare il sistema, anche supportando o venendo supportati da certi settori della destra populista o conservatrice di governo, condizionandone così temi.
E infatti, partendo da Nizza e analizzando la locale sezione del Bloc Identitaire, non solo scopriamo che la peculiarità di questa “nuova destra” che fa incetta di consensi fra i giovani “non conformi” d’Oltralpe è il regionalismo e l’opposizione all’immigrazione e al meticciato tout court, specie se islamico, ma – dopo una fare “nazionalista rivoluzionaria” all’interno del contenitore Unité Radicale, che aggregava l’area skin, i nazionalbolscevichi di Nouvelle Résistance e altri soggetti simili, sciolto dopo che uno dei suoi militanti, Maxime Brunerie, tentò di assassinare Jacques Chirac nel 2002, una scena da Il giorno dello sciacalloquesta “destra identitaria” ha come modello l’ala più hard della Lega Nord, soprattutto Mario Borghezio. Sarà lui, infatti, durante un convegno di Nissa Rebela (movimento regionalista federato nel Bloc, animato da Philippe Vardòn, ex UR) a dar consigli ai camerati nizzardi: “Bisogna rientrare nelle amministrazioni dei piccoli comuni. Dovete insistere molto sull'aspetto regionalista del movimento. Ci sono delle buone maniere per non essere etichettati come fascisti nostalgici, ma come un nuovo movimento regionale, cattolico, eccetera, ma sotto sotto rimanere gli stessi”, un consiglio attuato (il tentare l'infiltrazione diretta in partiti della destra “di governo”, che soprattutto a livello della base e nei piccoli comuni sembrano sensibili alle argomentazioni nazionaliste e antimmigrazioniste, acquisendo facilmente una platea per le proprie idee, e permetterne ipso facto una facile circolazione e condivisione, che va quindi a rafforzare anche i progetti più radicali, è illustrata con l’intervista ad un giovane identitario che si candida come indipendente nelle liste dell’UMP a Cannes). Tutti contatti che ci fanno comprendere come il ‘localismo’ leghista non implica un isolamento, dato che Borghezio apparirà nel documentario varie volte, specie in Austria, a intesser buoni rapporti con un altro populismo “di governo”, il Freiheitliche Partei Österreichs (FPÖ), un tempo amministrato dal ‘fascista yuppie’ Jörg Haider, in Germania (si parla del NPD) o, a Bruxelles, col leader e il presidente del partito fiammingo di estrema destra, il Vlaams Belang, Filip Dewinter e Frank Vanhecke e molti altri il 21 marzo 2008, al "Congresso contro l'islamizzazione" a Colonia, indetto dal movimento locale di destra Pro Köln, subito dopo disperso dalla polizia – per per ragioni di ordine pubblico, con la polizia che trascina via a forza Borghezio dal palco – e il borgomastro, Fritz Schramma, che definisce i manifestanti dei non benvenuti "facinorosi camuffati da benpensanti, razzisti in abiti civili".
Una Lega, insomma, che non scopre le public relation con Matteo Salvini che ‘s’innamora’ del Front National, ma che è una costante, e che viene vista come modello di amministrazione securitaria da parte di un nazionalpopulismo che non sempre ha i numeri per approdare al governo: la Verona dell’allora leghista Flavio Tosi – prima di diventare l’anti-Salvini – viene descritto come un modello law & order per la dura legislazione contro gli abusivi, i campi rom e i delinquenti, una città militarizzata che ha integrato nella pubblica amministrazione esponenti del Veneto fronte skinhead e di Forza Nuova. Motivo? Per il consigliere Graziano Perini del PdCI è basilare il clima non solo locale, ma nazionale. Il 28 aprile 2008, un terremoto politico sembra scuotere l'Italia quindici giorni dopo la vittoria di Berlusconi alle elezioni parlamentari, evento che portò il Carroccio al governo: Gianni Alemanno, un ex fascista approdato nella destra nazional-conservatrice, Alleanza Nazionale, ex leader del FdG missino e genero di Pino Rauti, è eletto sindaco della capitale. Il nuovo sindaco è acclamato con salve di saluti romani. Nelle immagini non c’è solo Berlusconi che minimizza la dittatura fascista (“Mussolini non ha mai ucciso nessuno – ha giusto mandato qualcuno in vacanza”), o i suoi sostenitori che lo acclamano come nuovo duce, ma, cosa incomprensibile ai giornalisti francesi – visto che da loro la vittoria dell’UMP di Nicolas Sarkozy sembrava aver svuotato nella sua sostanza la destra radicale, poi rinforzatasi con la crisi e la gestione fallimentare del socialista Hollande attorno all’innovatrice Marine Le Pen, fautrice di una dédiabolisation del Front National che vuole rompere con l’impresentabile e vecchio Jean-Marie – ma il fatto che il modello veronese è ripercorso da Alemanno, con l’assunzione del suo suo “consulente personale” Peppe Dimitri, uno dei fondatori di Terza Posizione e dei Nuclei Armati Rivoluzionari, successivamente morto. I funerali – descritti da Nicola Rao ne La fiamma e la celtica e da Ugo Maria Tassinari in Fascisteria – diventano il rito di una comunità che si ritrova, una manifestazione identitaria del neofascismo romano (immagini simili le vedremo a Milano con la morte di Nico Azzi), col sindaco, Alemanno, circondato da braccia tese, che porta in spalla il feretro a pochi passi dal braccio teso al saluto romano di Gabriele Adinolfi, protagonista di spicco degli ‘anni di piombo’ e leader di Terza Posizione, poi espatriato in Francia perché accusato di coinvolgimento per la strage di Bologna. Un sindaco che aprirà la pubblica amministrazione cittadina a ex camerati di Avanguardia Nazionale e, soprattutto, di Terza Posizione, che aveva nella sua corrente – la destra sociale – un sacco di ex militanti di quell’area (si veda l’ex sen. Marcello De Angelis, poi direttore del Secolo d’Italia, precedentemente in carcere e in esilio, incriminato di terrorismo, e animatore con l’ex terrorista di Prima Linea Maurice Bignami de La spina nel fianco, fanzine che cercava di unire “il rosso e il nero”, simile a Orion di Maurizio Murelli) e permettendo alle nuove realtà della fascisteria giovanile di potersi esprimere liberamente: è il caso di CasaPound, realtà che all’epoca del documentario si esprimeva dentro Fiamma Tricolore (che all’epoca includeva, con Base Autonoma, l’Area Non Conforme romana, guidata da Giuliano Castellino, ex forzanovista e noto ultras romanista, Adinolfi, ritratto mentre parla di “mistica fascista” ai giovani militanti, e Gianluca Iannone, ex militante dell’MSI sezione Acca Larentia e voce del gruppo ZetaZeroAlfa) o di Forza Nuova dell’ex leader di TP Roberto Fiore, e che riescono ad esprimersi apertamente e ad esandersi nelle scuole anche grazie ad un’elevata spregiudicatezza mediatica – come ci spiega Ugo Maria Tassinari, giustamente intervistato in quanto esperto – grazie ad una legge fatta dall’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli, della Lega Nord, che nel 2003 depenalizza il reato d’opinione, una legge che senz’altro fece comodo al Carroccio – più volte accusata di reati contro lo Stato, dall'attentato alla sua unità e alla sua Costituzione, alla propaganda sovversiva fino al vilipendio alla bandiera – ma che viene magistralmente usato dai “fascisti del III millennio” ma anche per poter esprimere la loro identità. Lo stesso avviene nell’Ungheria di Orban, che sdogana il Jobbik, che fa campagne contro i rom.
Insomma, sullo sfondo della presunta crisi delle ideologie e della recessione, parte dell’ultradestra cerca di uscire dal ghetto in cui un tempo era relegata. Il domani appartiene a noi, faceva una canzone neofascista. Beh, nel 2008 l’ultradestra – e ancora si parlava poco di Alba dorata – era in ascesa dappertutto, se includiamo nel novero pure populismi come la Lega. Partecipava negli esecutivi di 4 paesi e nelle coalizioni parlamentari in un altro paese, l’Italia. Si trovava anche nel Parlamento europeo a Strasburgo, dove i vari gruppi parlamentari aggregavano direttamente e apertamente gruppi fascisti negazionisti. Insomma, i nuovi fascisti aumentano, e idee fanno un ritorno in giudizio e diventano politicamente accettabili ... In Francia, Italia, Germania, Ungheria o Svezia, Europe: ascenseur pour les fachos è un viaggio sorprendente nel cuore dell'Europa e della sua fascisteria, un incontro con questi nuovi fascisti del 21 ° secolo, le loro speranze, i loro successi, i loro metodi per tornare ad esser protagonisti della politica nazionale.
Insomma, da vedere assolutamente, che si militi in una delle citate organizzazioni, che si sia ‘anti’ o semplicemente dei curiosi o degli studiosi…

Matteo Luca Andriola

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