lunedì 13 luglio 2015

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Giro di "neri",Trento Casa Pound: cittadini senza casa e contribuiti pubblici al centro sociale Bruno ed altre storie

 Nel week end, causa eccessivo caldo, con temperature che hanno superato i 37 gradi, non ho aggiornato frequentemente  il blog. Ci sono però alcune storie che meritano comunque di essere raccontate e quindi ispirandomi ad un vecchio ma sempre attuale modello giornalistico denominato il "giro di nera" do vita alla terza puntata della rubrica Giro di neri.


TRENTO, CASAPOUND: “CITTADINI SENZA CASA E CONTRIBUTI PUBBLICI AL CS BRUNO”
(tratto da Secolo Trentino)



In questi giorni si sta nuovamente parlando sui quotidiani dell’ingente debito che il centro sociale Bruno ha accumulato nei confronti della Provincia nel corso delle occupazioni abusive precedenti, e in particolare quella dell’ex-dogana. La situazione sarebbe comica se non fosse tragica. Questi ragazzi, dai tempi in cui era sindaco Pacher, hanno ricevuto sistematicamente aiuti di ogni genere dai loro padrini politici del PD“. Lo dichiara in nota Filippo Castaldini, responsabile di CasaPound Trento.
Sempre coccolati e protetti, hanno in ogni occasione – prosegue Castaldini – ottenuto sostegno anche in Provincia, avendo il permesso di occupare uno stabile inizialmente destinato ad alloggi Itea, per famiglie in difficoltà“. Nel 2012 la Provincia intimò a queste stesse famiglie di liberare i locali in previsione dell’abbattimento dell’edificio, a distanza di un anno, però l’edificio è ancora in piedi e gli inquilini sono altri: i ragazzi del centro sociale Bruno.
Ma oggi, che tutto questo non suona più nuovo a nessuno, ci troviamo comunque a chiederci cosa non funzioni nelle dinamiche di stanziamento dei contributi comunali e provinciali. Mentre sempre più Trentini – sottolinea il responsabile di CasaPound Trento – affrontano situazioni di difficoltà economica, costretti a vivere in strada o nel degrado, e mentre molte associazioni e attività meritevoli continuano a scontrarsi con la burocrazia e i mille permessi, le istituzioni devono spiegarci perché i cittadini pagano per i privilegi di gruppo di ragazzi viziati con l’hobby dell’antifascismo“.
CasaPound Trento conclude affermando che si augura che la puntualità con cui le istituzioni hanno fin qui finanziato le attività del Centro Sociale in comodato possa essere messa al servizio di coloro che non hanno una casa, dei padri separati, degli anziani e delle famiglie in difficoltà.
 
 Termoli :revoca cittadinanza onoraria a Mussolini, CasaPound striglia Marinucci
( tratto dal web magazine Primo Piano Molise)
 
 
Il movimento Casa Pound Italia interviene a Termoli in merito alla proposta presentata dal consigliere comunale Paolo Marinucci di revocare la cittadinanza onoraria conferita dalla città adriatica a Benito Mussolini nel 1924.
“In un momento come quello attuale, dove le famiglie termolesi sono colpite dalla crisi economica peggiore della nostra storia, parlare di un argomento storico che poco ha a che fare con il mandato che i cittadini hanno conferito all’attuale amministrazione ha del ridicolo. Crediamo che i cittadini termolesi desiderino piuttosto risposte su tematiche di maggior interesse, come il collasso della sanità regionale, il dissesto del manto stradale o il perdurare della gravissima crisi occupazionale in quello che era il motore economico della Regione”, si legge in una nota di Casa Pound Italia Molise.
“La battaglia per la revoca della cittadinanza onoraria di Benito Mussolini – prosegue la nota – condotta da partiti e movimenti di sinistra a Termoli come in altre città italiane sembra più che altro un modo per ovviare alla carenza d’argomenti politici da parte di una sinistra che pare aver abdicato ad ogni velleità di difesa del sociale. Se il cambiamento che il consigliere Marinucci proponeva durante la sua campagna elettorale per l’elezione a sindaco deve tradursi in questo genere di iniziative di nessuna utilità per la popolazione, sarebbe probabilmente il caso che si facesse da parte”.

Forza Nuova contro la 'Buona Scuola gender': nasce comitato referendario


A pochi giorni dall'approvazione della cosiddetta Buona Scuola del governo Renzi, le polemiche sulla riforma non si placano.
Appena dopo la votazione parlamentare è stato subito scontro sulla norma gender. A dare battaglia al contestatissimo comma 16 del ddl la Lega Nord che ha esposto cartelli in Aula e che è costata l'espulsione al capogruppo Fedriga.
Parole durissime anche da Forza Nuova che parla di "ingresso dell’omofollia gender nelle scuole, malgrado piazza San Giovanni e nonostante la forte opposizione che nel Paese reale, e nelle menti raziocinanti di ogni provenienza e orientamento sessuale, incontrano le manovre delle lobby omosessualiste".
Lo stralcio della norma contestata assicura l'attuazione di tutti i principi riferibili alle pari opportunità promuovendo:"l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93". Dunque, la legge non farebbe riferimento ai due sessi ma a un quadro normativo ben più ampio: alla Convenzione di Istanbul e al Piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere. Nel primo caso la definizione di 'genere' non si riferisce al 'sesso biologico' ma bensì ai ruoli. Dunque, al gender studies, dunque al sesso come costruzione sociale e non più come naturale e biologica. Nel Piano straordinario, invece, si buttano le basi culturali per fare in modo da superare gli stereotipi riguardanti il ruolo sociale.
"Per inciso - spiega Fn - , che si tratti di fortissime pressioni lobbistiche è un dato indiscutibile: non si spiegherebbe altrimenti la tenacia della onnipresente e ossessiva infiltrazione della pseudocultura gay in ogni dove e attraverso ogni anfratto". Dal prossimo lunedì, 13 luglio, Forza Nuova inizierà ad organizzare e strutturare un comitato referendario per l’abrogazione della legge sulla 'buona scuola'.
L'allarme scattò già qualche settimana fa in un istituto veronese gestito da suore:"I genitori sono terrorizzati dal fatto che si possa instillare teorie gender attraverso i corsi di educazione sessuale, per di più in una scuola cattolica" raccontò una mamma. E aggiunse:"c'è chi sostiene che il governo abbia stanziato diversi milioni di euro per questi corsi che mirano a condurre il bambino a decidere il proprio orientamento sessuale nello sviluppo a seconda di come ci si sente, e c'è chi perfino sospetta che le suore vogliano insegnare la masturbazione infantile già ai bambini dell'asilo
 
 

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