lunedì 2 marzo 2015

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Camerati e rugbisti uniti nel ricordo di Maurizio "Roccia" Magro

In quel casino degli anni '70 poteva capitare che uno molto buono, molto mite, un pezzo di pane come si dice a Roma, però alto e con due spalle così, finisse per diventare l'icona del picchiatore, anche perché ogni volta che c'era un ragazzone grosso in piazza denunciavano lui. Si salvò da cose peggiori – le inchieste più aggressive, la latitanza – perché giocava a rugby e a un certo punto lo chiamarono in America, che allora era ancora un'avventura e non l'ordinarietà dei viaggi tutto compreso. Poi tornò e si spostò a Rovigo, sempre col rugby, e quando non ci fu più un ingaggio riapparve a Roma, ai campi dell'Acqua Acetosa, un po' sorvegliante un po' amico di tutti, e tutti gli davano una mano per affetto. «Ciao Roccia, come va?». «Eddài, non chiamarmi Roccia». Lo ripeteva ogni volta, nel tentativo inutile di levarsi di dosso il soprannome dei vent'anni. E' morto ieri a Roma, si chiamava Maurizio Magro.

Così Flavia Perina ricorda "Roccia", il picchiatore per antonomasia nella Roma degli anni '70. A rileggere l'archivio storico dell'Unità Maurizio Magro era uno degli attivisti più noti: e infatti il suo nome ritorna in numerosi episodi di aggressioni davanti alle scuole di Roma Nord, nei dossier sulla violenza neofascista, nel maxi-processo della Balduina, scaturito dall'omicidio di Walter Rossi, che vede alla sbarra 27 camerati, accusati di numerosi episodi di scontri e pestaggi. Il fior fior dell'attivismo di strada con molti che poi saranno protagonisti a vario titolo degli anni di piombo: da Mancia ai fratelli Bragaglia, da Aronica a Insabato, da Scarano a Orlandini, All'escalation successiva "Roccia" effettivamente si sottrae e infatti dalla fine del 1977 scompaiono le sue tracce nella implacabile memoria del quotidiano comunista. E quindi sì, ci viene più facile credere che gli sia stata attribuita - come sostiene la sua amica del tempo che fu - qualche cattiveria che non ha commesso, ma proprio buono come il pane, beh, "Roccia" non lo era. Almeno a prendere per buona la testimonianza di un ex pischello della Fgci, che la stessa Perina lealmente riporta:
 Pace all'anima sua ma era così buono e mite Roccia che ancora me lo ricordo tentare di sfondare con un'accetta la porta del circolo Fgci di Piazza Verdi (di cui ero segretario) difeso da quattro diciassettenni (tra cui il sottoscritto). Ogni tanto lo incontravo a Piazza della Balduina e non potevo fare a meno di ricordare quando stavo per essere "accettato" da lui.... Ma, si sa, erano anni strani. 
 Un ritratto più realistico ma altrettanto affettuoso lo offre Antonio Pannullo, che racconta sul Secolo d'Italia i funerali e tutta la sua storia: 
Ha ragione Claudio Barbaro, storico attivista della sezione Balduina del Movimento Sociale Italiano, che ha scritto un bellissimo articolo sul Tempo sulla prematura scomparsa di Maurizio Magro, militante famosissimo negli anni Settanta a Roma: oggi la martoriata destra romana è ancora più sola. Ma Maurizione è riuscito ancora una volta a riunire tutti i vecchi attivisti degli anni di piombo nella chiesta Pio X di piazza della Balduina dove, in centinaia, sono accorsi a dargli l’estremo saluto. C’erano praticamente tutti i missini di Roma Nord dove Maurizio viveva e faceva politica. Ma non solo. C’erano i suoi tanti amici, fratelli, rugbysti dellaLazio Rugby 1927: ex giocatori, giocatori, dirigenti, tutti insieme per salutare quel formidabile pilone che ha giocato per anni in serie A approdando anche alla Nazionale. Queste erano le due passioni di quella persona eccezionale che era Maurizio Magro, un colosso alto due metri e con dei muscoli da far paura: il rugby e la politica. Quest’ultima, dalla parte “difficile”, in quegli anni Settanta in cui chi la pensava come lui era emarginato, perseguitato, colpito dall’intolleranza delle sinistre estreme e ignorato dalle istituzioni, tutte, naturalmente, antifasciste. Ma Maurizio non si tirò mai indietro, né in campo né per strada. Come ha scritto qualcuno, giocare con lui era rassicurante. E aggiungerei che anche fare attivismo con lui era rassicurante. In campo come per strada, lui era il pilone che sosteneva, spingeva, resisteva, e alla fine aveva sempre una parola buona o affettuosamente ironica per tutti. Maurizio era un solitario a cui piaceva stare con gli amici: sembra un controsenso, ma non è così. Amava la compagnia, amava battersi per il suo ideale, non era un chiacchierone, alle parole preferiva i fatti. La sua zona era la Balduina, dove sempre storicamente ha abitato, e frequentava quella famosissima sezione del Msi incastonata su via della Medaglie d’Oro, più vuole assaltata, incendiata, assediata, perquisita dalla polizia, i cui iscritti sono stati arrestati più volte dopo i tantissimi disordini che si verificavano. E oggi proprio la Balduina gli ha dato il suo estremo e commosso saluto a questo figlio di Roma.





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