domenica 7 dicembre 2014

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Mafia Capitale, Pozzessere si scusa con Alemanno e La Russa: chiacchiere tra amici al distributore

Con una lettera a Dagospia, Paolo Pozzessere, l'ex direttore commerciale arrestato per lo scandalo Fimeccanica, chiede scusa agli ex ministri Alemanno e La Russa per i pettegolezzi feroci espressi in una conversazione con Massimo Carminati, intercettata dalle cimici dei Ros alla pompa di benzina di corso Francia, ritrovo della Mafia Capitale e rilanciata ieri dai quotidiani: 




Caro Roberto,
 Aspettavo la tua ripresa degli articoli di oggi per iniziare a dire la mia sperando che avrai la usuale cortesia di pubblicarla.
 Prima di tutto chiedo scusa per le chiacchiere da bar, meglio benzinaio?, che evidentemente ho rivolto ad Alemanno e La Russa, sono appunto chiacchiere di terza mano dette tra conoscenti mentre mi lavano la macchina.
 Carminati lo conosco da fine anni 70 vivendo io allora, ed anche oggi, a Roma nord.[ma all'epoca Carminati abitava all'Eur e  risulta in genere che i giri di 'fascisteria' fossero abbastanza stanziali] 
Prima di quel giorno non lo vedevo da almeno 20 anni e lui stesso mi disse che aveva saputo che ero in Finmeccanica dai giornali che riportavano il mio arresto nel 2012. Il nostro incontro è stato del tutto casuale e Carminati mi ha di base manifestato solidarietà per l'arresto e per quello che la mia famiglia aveva dovuto sopportare sotto la gogna mediatica di allora.
Delle attività "criminali" di Carminati avevo letto dall'Espresso ed ero davvero molto stupito di vederlo tranquillo. Meno stupito rimasi nel constatare la sua conoscenza di Finmeccanica considerando le sue amicizie, Cola, che io ad esempio non ho mai conosciuto così come tutti quelli dell'indagine in atto oggi.
Scusa, conosco bene anche Brugia ma perché il suo defunto fratello Raoul era il mio migliore amico.
Nella vita non ho mai rinnegato nulla ma in questa storia non c'entro davvero nulla.
PS - Mi dimenticavo di dire che la giornalista della 7 si chiama Flavia Filippi, mia amica e conoscente come me di Carminati. Flavia mi aveva chiesto di poter avere informazioni circa quel progetto, nuvola di Fuksas da Massimo. Io mi limitai a chiedergli se lui avesse voluto parlare con lei. Mi sembra che mi disse che con i giornalisti non ci voleva parlare [questa invece è vera...].
Ciao
Paolo Pozzessere

Ma vediamo di cosa si è scusato l'ex manager pubblico, nel vivace racconto di Carlo Bonini:
Pozzessere comincia da qui. Dalla nuvola dell’archistar Massimiliano Fuksas in costruzione all’Eur. Che sembra il motivo per il quale cerca Massimo e per il quale — dice lui — è stato sollecitato a sondarlo da «un’amica, una giornalista de La7» curiosa di capire cosa ne sappia “il Cecato” di quel cantiere infinito: 55mila metri quadri sulla Cristoforo Colombo destinati a ospitare il Nuovo Centro Congressi. Un appalto affidato nel 2007 per 272 milioni di euro e lievitato a 413.
Carminati non è entusiasta della richiesta: «E che dovrei sape’? E poi, che io parlo co’ i giornalisti». Poi, bofonchia: «La nuvola, la nuvola... I soldi non l’ha cacciati il Comune, ma il Tesoro». L’altro allora chiede se non possa dare una mano Riccardo Mancini, che di Eur spa è stato l’ad. Carminati lo vuole tenere fuori: «Noooo. E comunque, lì hanno fatto carte false per la gara... C’erano talmente tanti impicci». La trascrizione della conversazione è interrotta da un “omissis”. Quando riprende la discussione dei due è su Finmeccanica.
Pozzessere è carico di disprezzo per Alessandro Pansa (in quel momento, ad): «Un ragioniere». «È un contabile. E a Finmeccanica non puoi mettere un contabile», conviene Carminati. Pozzessere insiste: «M’hanno detto che fa finta di non conoscere Lorenzo Cola». Carminati odia Cola. È stato la sua interfaccia in Finmeccanica. Fino a quando, arrestato per i fondi neri, non si è “buttato pentito”.
Lo definisce «un cesso», «un nazista ribattuto». E aggiunge: «Cola era l’antagonista di Borgogni (Lorenzo, ex capo delle relazioni istituzionali, ndr). Si soffiavano le commesse. Soltanto che Borgogni è più paraculo di Cola. E quindi le aziende che facevano capo a Cola le hanno sdraiate e invece quelle che facevano capo a Borgogni col cazzo che le hanno toccate».
Il rumore dell’autolavaggio disturba la cimice. Quando l’ascolto riprende, i due discutono di Alemanno, sconfitto alle comunali. Carminati è severo. «Ha raccolto quello che ha seminato. Non ha fatto un cazzo. E si è circondato di una banda di cialtroni». Pozzessere osserva: «Io e te non semo comunisti, ma va detto che a destra non ci sono manager». Carminati evoca la Destra forchettona: «Non c’è cultura. Quando arrivano lì fanno “Guarda... ‘Anvedi”. Come quelli che c’hanno una fame atavica ».
Pozzessere lo eccita: «E non parliamo di quello che ha combinato il figlio (Manfredi, ndr)». Carminati si fa feroce. «Che famiglia... È un mezzo scemo. Sta co’ Casa Pound e ha fatto danni mica solo a Porto Ercole dove se va l’ammazzano » (il riferimento è a una sanguinosa rissa in discoteca cui Manfredi ha partecipato, ndr). «Ha fatto danni a Ponte Milvio». Pozzessere lo interrompe: «Lui e l’amici suoi pischelli. Tutti pompati e pippati».
La conversazione vira su Ignazio La Russa. «Un giorno — dice Pozzessere — stavo nell’ufficio di Ignazio, quando era ministro della Difesa». Carminati lo interrompe: «Sì, che lui doveva anda’ all’Interno per pareggia’ i conti di Ligresti. Che poi lui è stato sempre socio della figlia. Fa il capo bene, lui. Me lo ricordo quando da ragazzino andavo a Milano. L’Msi erano lui e il padre.
Gli rompevano il cazzo e dicevano che era mafioso perché era amico di Ligresti. E lui: “È Ligresti che viene da me. No io da lui”. Però Ignazio deve sta’ attento alla “sorca”. È malato. E s’attacca pure... una cosa terribile. È sempre stato così».
Pozzessere ricorda di quando si tirava dietro la modella colombiana Debbie Castaneda negli incontri con La Russa. «Sai gli appalti... Ti avrebbe firmato qualunque cosa». E Pozzessere: «Me la portavo apposta».
Nel congedarsi i due fanno riferimento all’Aisi, il nostro Servizio segreto interno. Carminati — che, come documentano le carte dell’inchiesta, gode delle informazioni di almeno quattro poliziotti, due carabinieri e di un “mago” degli strumenti di intercettazione, che presenta come “Federico” e che immagina “dei Servizi” — chiede a Pozzessere notizie di un uomo il cui nome risulta “incomprensibile” a chi trascrive l’ascolto: «È sempre “chiuso” all’Aisi?».
 Pozzessere glielo conferma e quindi parla di Nicolò Pollari, ex direttore dell’Aise travolto dal caso Abu Omar. I due convengono che «è stato l’unico vero capo dei Servizi». «L’hanno massacrato proprio per quello», ride Carminati. Che quindi, riferendosi al caso Abu Omar, chiosa: «Qui stanno in piedi tutti quelli che hanno lanciato la freccia. Qui c’entra Prodi, c’entra Berlusconi, c’entrano tutti».
Una sola cosa: non mi pare la conversazione di due che non si vedono da 35 anni ...

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